Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Un brand mantiene le promesse

un brand mantiene le promesse

Gli esperti dicono che un brand è grande quando mantiene le promesse. Se perciò i tuoi contenuti non mantengono le promesse (promesse contenute per esempio in un titolo di un post), sei nei guai. Ma diamo per scontato che le mantieni.

Le devi mantenere se vuoi che il tuo brand acquisti quella forza che in un futuro permetterà alle persone di fidarsi di te.
Delle tue storie.

Ah, certo. I dubbi persistono. Dici che in fondo non è così, perché nel passato…

Alt, basta così. Hai pronunciato la parola che ha rotto l’incantesimo. Perché l’incantesimo si è rotto, e tu sei libero di restare tra le sue macerie e credere che questo, in qualche modo, sarà utile a ricrearlo.
No.

Adesso tutto, o quasi, è cambiato. O crei un brand capace di mantenere le promesse, oppure sei tappezzeria. E la promessa deve essere in grado di accogliere questa semplice domanda:

Che cosa sai che io non so?

Oppure:

Che cosa hai tu che può essere utile anche a me?

Può essere un’informazione, la condivisione di un’esperienza. Un post come questo, certo. Tu forse non te ne rendi conto, ma di fatto se costruisci un brand per i tuoi libri, non fai altro che inoculare nella testa del lettore questo tipo di questioni. E devi sforzarti di non deluderlo. 

Ricordati che hai attirato la sua attenzione: per questo legge i tuoi contenuti. Per questa ragione è sul tuo blog. Il post ha forse un’immagine della testata azzeccata e azzeccato è pure il titolo del post. Da lì in avanti, devi dimostrare di sapere il fatto tuo. La tecnica e i trucchi possono servire: ma poi devi giocarti tutto.

Costruire un brand è un affare serio. Non è la fretta che ti aiuterà, o la furbizia. Bensì l’onestà, e la tua capacità di mostrare i tuoi pregi e difetti.
I tuoi punti di forza e le debolezze.

Adesso mi dirai:

“Tutto questo è bello, giusto, nobile. Ma mi allontana dalla scrittura.”

Al contrario, pone nella giusta luce la tua scrittura.

Scrivere non basta più, né basta il talento. Quando decidi di essere editore di te stesso, ti assumi l’onere di adottare una serie di strategie che 30 anni fa competevano all’editore. Non a chi scriveva. Se però sei anche editore, come dicono a Roma: “Te tocca.”


 

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

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