Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La parola è un mezzo di trasporto

La parola è un mezzo di trasporto

L’italiano è una lingua che contiene oltre 500.000 lemmi: mica cotica. Poi, per sbaglio, getti lo sguardo alla televisione e ascolti un giornalista che per descrivere il luogo nel quale si trova, non trova niente di meglio da dire che:

“È un posto pazzesco”.

A questo punto la visione dei 4 cavalieri dell’Apocalisse che balzano sulla groppa dei loro destrieri, sguainano le spade e si preparano a mozzar teste, è motivo di speranza e gioia.

Che questo accada, nelle conversazioni casuali, in sala d’aspetto, in fila alle poste, e via discorrendo, ci sta. Eccome.

Però, tu, o giornalista, sei uno che ha studiato più del sottoscritto. Da qualche parte hai (te lo ricordi ancora?) almeno una maturità. E siccome a te e alla tua famiglia non deve mancare niente, e poi un po’ di carta fa sempre comodo, probabilmente possiedi pure una laurea (pure questa: dove diavolo sarà finita?).

A questo aggiungiamo che anche in caso di diretta, c’è un minimo di scaletta. Era così difficile dire che era “Un posto da mozzare il fiato”?

Sì, anche questo non è un capolavoro: ma confezioni un onesto mezzo di trasporto che conduce chi ti ascolta in una dimensione meno banale.

La parola è un mezzo di trasporto. Non deve essere comodo, ma funzionare. Può anche non funzionare alla perfezione, avere dei difetti. Ma serve a raccontare una storia. Certo, c’è una differenza fondamentale tra raccontare a voce, e scrivere.

Buona parte delle persone si lancia nella scrittura perché immagina che sia la stessa faccenda che usare la voce; solo che occorre pestare le dita su una tastiera.

Niente di più sbagliato.

Lascia da parte l’ispirazione. Armati di martello, sega, chiodi, pialla, e lavora duro. Devi costruire un intreccio, dei dialoghi, creare personaggi memorabili, e un’ambientazione.

No, non mi raccontare che tu hai l’urgenza: sbadiglierei, sul serio. Niente di personale, ma è così.

No, non vale nemmeno dire che sei spinto da nobili ideali. Perché a questo punto mi addormenterei.

Questi sono argomenti che gli scrittori maldestri usano per avere una sorta di lasciapassare. Credono che sventolando queste bandiere gli si perdonerà tanto, o addirittura tutto.
In parte succede.

La storia, se c’è, è appena un canovaccio il cui fine è illustrare quanto essi sono bravi, giusti e buoni. E si rivolgono a persone che sono brave, giuste e buone. A questo punto il successo è assicurato. Ribadisco: funziona, e pure alla grande.

Però.
Ficcati bene in testa che ci deve sempre essere una storia, e le buone storie nascono quando taci e ascolti. Il resto sono alibi per giustificare pigrizia, mediocrità, mancanza di idee.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

8 pensieri riguardo “La parola è un mezzo di trasporto

  1. Un refuso all’interno di un quotidiano, cartaceo o online che sia, ormai è accettato quasi come un dato di fatto. Io continuo a ritenerla una cosa imperdonabile, se esce dal privato dell’autore.
    Sia chiaro: tutti noi (io per prima) spesso siamo soggetti a sviste. Però fare in modo di correggerle prima che il testo finisca nelle mani di qualcuno non è soltanto un diritto, ma un vero e proprio dovere, una forma di rispetto sia verso se stessi sia verso chi decide di dedicare del tempo al nostro romanzo/racconto/trafiletto. 🙂

  2. Purtroppo oggigiorno si è riscontrato un impoverimento della lingua italiana.
    Venire a conoscenza poi, che a scuola alcuni professori parlano in dialetto (sia meridionale, che settentrionale non fa differenza) mi fa venire la pelle d’oca.
    A scuola si parla, si scrive e si legge italiano, deve essere un luogo dove si coltiva il proprio linguaggio, che ci accompagnerà per tutta la vita.

    La tv e i vari programmi di approfondimenti giornalistici non aiutano. Usano linguaggi giovanili per catturare più pubblico, ma in questo modo non fanno che ridicolizzare il tema trattato e ridicolizzarsi.

    1. Un impoverimento dovuto a una scarsa attenzione nei confronti della forza della parola. Non ci si rende conto né di questo, né della sua bellezza. Certo, io sono un autodidatta e sono il meno qualificato a parlarne, però sono anche la prova vivente che con un po’ di impegno qualcosa si ottiene…

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