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Scrivere storie: occorre davvero pianificare?

scrivere storie

Domanda interessante, che mi sono fatto solo di recente, da quando ho cominciato a rileggere qualcosa di un progetto di romanzo che vedrà la luce (forse) nel 2016, ma inoltrato. Diciamo pure verso la fine.

Se per te la parola è importante

Sino a qualche tempo fa, non ho mai pianificato nulla. Il che non significa che non ci voglia. Né questo vuol dire che non ci vuole perché si scrivono racconti, ed è tanto semplice scrivere un racconto. Credo al contrario che la scrittura di un racconto sia una fatica non da poco. Parlare di brevità e bla bla bla significa non sapere di che cosa diavolo si parla. È un’altra faccenda rispetto al romanzo, ma non credo che esista qualcosa di facile se per te la parola è importante. Anche un “semplice” post diventa un processo lungo, fatto di rilettura, riscrittura, eccetera eccetera.
In realtà dovremmo usare semplicemente il termine “storia”, proprio come fa Flannery O’Connor.

“Chiamerò storia un testo narrativo di qualsiasi lunghezza, si tratti di un romanzo o di un’opera più breve, anzi la chiamerò storia ogniqualvolta personaggi e avvenimenti particolari si influenzino a vicenda formando una narrazione con un suo significato”.

Ecco che una tale frase toglie di mezzo un bel po’ di problemi. Parliamo allora di storia, e non perdiamoci più in definizioni di lana caprina. A mio parere, una pianificazione dettagliata per una storia breve non ha molto senso.
Benché sia importante prendere nota da qualche parte del nome dei protagonisti, delle loro qualità fisiche (in modo da evitare che un personaggio guercio all’occhio destro, lo sia a quello sinistro a dodici righe dalla fine), credo che si possa farne a meno. Ma qui in realtà entriamo in un terreno pericoloso, perché ciascuno agisce come meglio crede. Non credo affatto nell’ispirazione, bensì nello studio, nello scavo e nell’ascolto del personaggio. Però mi rendo conto che qualcuno potrebbe preferire avere il pieno controllo, sempre, anche all’interno di una storia breve, di ogni aspetto. E affidarsi perciò alla pianificazione di ogni aspetto. Ma la faccenda cambia quando la storia è più complessa.

Pianificazione? Sì grazie!

Per esempio, per il romanzo che sto scrivendo, fisso anche il luogo dove si svolgono le scene (quartiere di Lavagnola, Savona; Vigevano, Pavia…). In ogni scena elenco i personaggi che sono presenti. Mi sto interrogando se l’uso della linea temporale, può essermi utile. Il protagonista infatti, narra in prima persona una vicenda accaduta anni prima, e lo fa come si può intuire, in prima persona.
Inoltre, al momento i personaggi sono solo 7, mentre in realtà sono destinati almeno a raddoppiare. Non che siano tutti fondamentali, ma occorre creare una scheda che riassuma le qualità fisiche e non solo, di ciascuno. È evidente che una accurata pianificazione di alcuni punti cardine della vicenda, siano indispensabili per non diventare pazzi.
Come dici? Che la pianificazione uccide la magia della scrittura? Lo spero. In tanti pensano che la scrittura abbia a che fare con la magia, le Muse, l’ispirazione, e che affrontarla in maniera precisa, direi tecnica, sia un errore. Sono tutte sciocchezze. Nessuno costruisce una casa lasciandosi ispirare. Un racconto o un romanzo è simile a un edificio. Qualunque idea si allontani da ciò, è destinata al fallimento, oltre a cercare di giustificare una certa approssimazione e superficialità.
E tu, come ti comporti? Stabilisci una sorta di mappa alla quale attenerti, quando scrivi una storia breve, oppure pianifichi tutto nel dettaglio solo con le narrazioni più lunghe?

E buon Natale.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

10 pensieri riguardo “Scrivere storie: occorre davvero pianificare?

  1. Le mie storie brevi (quelle del blog, per intenderci) sono lunghe una pagina e quindi non ha molto senso pianificarle. Per i romanzi, invece, è tutta un’altra partita: non pianificare significa tagliarsi le gambe da soli, imho. Quindi grande pianificazione della trama, prima di iniziare, fino ad avere un elenco di punti ciascuno dei quali non si sviluppi in più di 3-4-5 pagine. E tante schede di contorno, da completare mentre scrivo, per luoghi e personaggi. Io faccio così 🙂
    E buon Natale anche a te.

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    1. Quindi non usi un’applicazione particolare? Molti usano per esempio Scrivener (che io trovo eccessivamente complessa); io per adesso preferisco StoryMill che non riceve alcun aggiornamento da almeno 3 anni (ma credo siano di più), ma mi pare abbastanza semplice. Schede dei personaggi, scene, capitoli: tutto in un posto. Prima o poi mi devo decidere a scriverne, anche perché può essere utile un po’ per tutti, anche per quanti non usano un’applicazione del genere.

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      1. No: uso Latex, con un po’ di contorno. Nel mio blog, alla voce “Il mestiere di scrivere”, ci sono 3 post di spiegazione su come mi sono organizzato, se vuoi. Scrivener non mi pare complesso, ma pretende di fare cose che posso fare da me e sulle quali voglio il controllo (ad es: ebook e pdf). La sua pecca più grande, però, rimane il correttore ortografico non all’altezza di un prodotto che si paga, pur se poco. Ho provato anche altre cose (tipo Aeon), ma i miei romanzi hanno scale temporali e complessità ridotte (viaggio tra le 60 e le 80mila parole) e li scrivo in tempi brevi (2-3 mesi) quindi bastano appunti in forma testuale. Se vuoi qualche info in più, contattami pure 🙂

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      2. Ho visto il tuo blog, salvato nei feed RSS. Per ora StoryMill sembra fare il caso mio perché impone un po’ di disciplina, altrimenti mi perderei. Non è perfetto e inoltre, è fermo nello sviluppo. Latex so che è molto potente, ma per ora non è nei miei piani imparare a usarlo. Purtroppo il tempo è quello che è, e devo fare delle scelte.

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  2. Pianificare: come non essere d’accordo.
    Per il romanzo è fondamentale, anche se qualche guizzo accade in corso d’opera. Ma le fondamenta bisogna sempre gettarle.
    Per le storie brevi, se sono brevi davvero, e non è il caso di qualcuno, si può agire in libertà.

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    1. Infatti. Una volta “seguivo l’ispirazione” ma è una follia vera e propria. Alla fine non fai altro che accatastare paragrafi su paragrafi, e basta. Se invece pianifichi, hai la possibilità di vedere cosa stai facendo, e dove stai andando.

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  3. Ho provato entrambe le strade: pianificazione minuziosa (con la scrittura di un vero e proprio storyboard) e scrittura “erratica”. La prima mi ha fatto perdere un sacco di tempo, perché alla fine più che buttare giù la trama ho scritto un racconto breve, una sorta di prima stesura. Certo, alla fine avevo praticamente il romanzo scritto, ma tant’è… È stato sfibrante.
    La scrittura erratica invece mi stimola. È come lasciar fare al personaggio. “Ecco, va’ dove ti pare, fammi vedere che sai fare”. Bisogna però stare attenti a tenerlo per il guinzaglio ogni tanto, sennò vi porta dove vuole.
    Schede, appunti, note sui personaggi: no, davvero, non ce la faccio. Mando a memoria le caratteristiche di un personaggio e se ho dubbi torno indietro. Avrò sempre tempo di correggere in fase di rilettura.
    Usare programmi che non siano il rozzo Word per prendere appunti e tracciare la struttura? Sarebbe un altro ostacolo alla mia fame di tuffarmi subito nella storia.
    Per tirare le somme. Va bene abbozzare la trama, secondo me, ma se si ha una storia in mente l’ideale è mettersi a scrivere. Tutti questi preparativi talvolta sono alibi.
    Dimenticavo, sto parlando sopratutto di romanzi di almeno 300/350 pagine (non chiedetemi il calcolo delle battute o delle parole, sono sempre stato una frana in matematica. Lascio queste cose alla editor).
    Buon “fatto” Natale,
    M

    P.S.: questo blog è la mia guida preferita. Mi mette davanti ai miei difetti.

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    1. Anche io in passato mi lasciavo condurre nella storia senza alcuna pianificazione. Adesso sto provando invece una forma di pianificazione grazie a un’applicazione. Non so come andrà a finire, se e quando finirò il romanzo: ma per adesso mi pare interessante. Butto giù le schede dei personaggi, creo le scene, le piazzo in un capitolo o in un altro… Per adesso sono soddisfatto di questo metodo di lavoro, vedremo in futuro se avrò la costanza di arrivare sino in fondo.

      Io una guida? Ma se mi sono praticamente perso! 🙂

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