Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

In cosa crede uno scrittore

in cosa crede uno scrittore

 

Ci sono alcune idee alle quali uno scrittore deve credere, e se avrà talento arriverà da qualche parte (ma non domandarmi dove: forse nell’area di sosta in autostrada). Non sono quelle che tu immagini; attorno alla scrittura c’è retorica, e poi sospiri e ancora retorica. Tutte cose che ti puoi permettere se hai alle spalle una grossa casa editrice che svolge certe pratiche (il marketing). Se invece scrivi e sei editore di te stesso, ti tocca adottare un modo di pensare un poco differente. Non completamente diverso; ma lontano da determinate idee.

  1. Sei uno scrittore. Lo so che una tale affermazione ti renderà bizzarro agli occhi di tanti; ma se scrivi lo sei comunque. Inoltre, buona parte delle persone alle quali farai una tale dichiarazione, ebbene, sorrideranno, e ti compatiranno. Perché non hai mai pubblicato con una vera casa editrice, oppure (“Misericordia!”) sei editore di te stesso. Non ti curar di essi. Il prestigio della casa editrice che permette di…
    D’accordo, ma parliamo prima del tuo prestigio.
    Il punto che potresti spiegare a costoro è che nel Web il prestigio riguarda chiunque abbia un account su Facebook, per esempio. Se posta cretinate, lui non lo sa ma si sta scavando la fossa. Chi assume, butta un’occhiata alle reti sociali, e se vede certi discorsi, certe immagini, ti scarta alla velocità del lampo. Il prestigio al quale devi dedicare le tue forze è il tuo. Che potrebbe anche essere il viatico per arrivare alla casa editrice. Oppure, potrebbe essere uno dei mattoni per costruire la tua lunga carriera di editore di te stesso.
  2. La tua voce. Se come spero leggi in quantità industriali, ti sarai reso conto che un autore come Dickens, Simenon, Zola o Carver, hanno una voce. La loro. Si inizia seguendo quella del nostro autore preferito, è inevitabile direi. Poi, a forza di scrivere sviluppi la tua voce. Ma non è una faccenda semplice: la scrittura non va matta per la fretta, mi spiace. Almeno agli inizi buona parte di quello che produci merita il cestino. Lo so che nonne, cugini e zie ti faranno i complimenti. Tu butta via senza pietà: se c’è qualcosa di buono tornerà, se invece scordi tutto… era spazzatura, esatto.
  3. C’è il mercato, baby. Là fuori c’è un mercato e devi partecipare seguendo le sue regole. Coi tuoi prodotti, i libri. Dargli le spalle non ti rende superiore, ma irrilevante. È brutto? Premia i peggiori? Può darsi, anzi credo proprio che sia così. Sono certo che i miei racconti siano superiori a tanti libri “vagliati” con cura dalle case editrici. E allora? Non basta esserci. E poi: tu cosa fai per dimostrare che è possibile vincere la sfida con qualcosa di almeno buono? No, battere i piedini o frignare non vale. Magari hai solo una paginetta di Facebook che non fa nemmeno ridere, tanto è irrilevante. A parte la tua presunzione, che cosa hai da offrire ai lettori? Il mercato sarà anche sporco, ma alzare gli occhi al cielo, sospirare non lo cambierà di una virgola.
  4. Il mercato è sbagliato. Ma tu non fai nulla per correggerlo. Lamentarsi non basta. Occorre agire, e dovrai farlo dentro questo mercato. Questa realtà. È fatta di persone, uomini e donne. E tu scrivi per loro, ricordi? Se non ti mescoli a loro non sarai mai altro che un cartellone pubblicitario sul quale gettare un’occhiata, e poi proseguire. Devi scendere dal piedistallo, ed è dura: perché probabilmente credevi di doverci salire e da lì pontificare. “Un’altra realtà è possibile” è il tipico pensiero degli schizofrenici. C’è questa, e questa ci tocca provare a riparare. Se non hai il coraggio di ficcarci le mani, è perché la odi.

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

12 pensieri riguardo “In cosa crede uno scrittore

  1. Altro post di alta qualità, leggendo il quale noto con piacere che non sono l’unica a scindere l’essere scrittori dall’avere pubblicato. Per me uno scrittore è una persona che scrive con un intento artistico letterario. è più una forma mentale, che non un riconoscimento sociale. Ma molti sono in disaccordo, soprattutto (e mi spiace dirlo) coloro che hanno pubblicato. La mia presenza li disturba, mi considerano vanagloriosa! 😀

  2. Leggendoti mi viene sempre più voglia di autopubblicarmi e non considerare le CE. Chissà cosa mi attenderà nel futuro!

    😉

    1. Io ormai non invio più niente a nessuno. Autopubblicazione e basta. Mai dire mai, si capisce; ma credo che il mio modo di vedere (e scrivere) le cose non abbia nelle case editrici un gran seguito. E allora perché aspettare? Meglio agire! 🙂

      1. 😀 capisco perfettamente il tuo punto di vista e lo condivido anche, però in un certo senso vorrei avere un riscontro dalle CE… per capire quanto io valga, ma poi questo ritorno, non potrei riceverlo lo stesso dal self?

        Ora… perché diamine wordpress non mi avvisa più delle notifiche? O.o Scusa l’off-topic

      2. Io credo che il self sia in grado di fornirti delle preziose indicazioni. Sia chiaro: è necessario costruire “prima” (dell’uscita del tuo libro) un seguito di lettori. Farlo dopo, o quando il libro sta per essere pubblicato è un errore. E poi: sei sicura che la casa editrice possa dire se vali o no? Se per esempio rifiuta sempre i tuoi lavori, allora significa che non vali nulla come scrittrice? Oppure che loro non sono in grado di cogliere il tuo valore? Di grandi scrittori che si sono visti rifiutare le loro opere ne abbiamo un bel numero mi pare: Melville, Marcel Proust, eccetera.

  3. Questo post ha un ottimo effetto “alza la cresta” (scrittore lo sei) – “abbassa la cresta” (ma che razza di scrittore sei?). L’umiltà è un valore importante e aiuta a non farsi venire la gastrite. Il mondo può sempre fare a meno dei nostri scritti. Triste ma vero. Noi possiamo fare a meno del mondo? Mica tanto, a giudicare da quanto ci lamentiamo delle difficoltà incontrate per raggiungerlo. 😉

    1. Credo che il segreto (se davvero possiamo chiamarlo così) sia di cercare di divertirsi senza badare troppo a cosa accade attorno. Non siamo bravi quanto Tolstoj? Pazienza. Non vendiamo a carrettate? Pazienza. Facciamo il nostro mestiere al meglio che possiamo, col sorriso sulle labbra. 🙂

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