Pubblicato in: costruire un brand, letteratura straniera

Anna Karenina: una riflessione

 

copertina anna karenina

Niente di particolare, è una mia semplice riflessione. Però credo che Anna Karenina sia un buon mezzo per riflettere su cosa sia una storia. O forse su come togliere di mezzo certi elementi e/o argomenti che con la storia non hanno nulla a che vedere, e che rischiano solo di inquinarla, facendoci perdere di vista l’essenziale. Perché quello che l’occhio vede, non è mai l’essenziale, che si nasconde, si cela: ma questo già lo sai, vero?

Anna Karenina: ovvero una storia dell’Ottocento

Primo aspetto banale: è una storia dell’Ottocento, e come tale deve essere letta. Non possiamo semplicemente confrontarla con il nostro tempo, in modo da avere la conferma che siamo più progrediti. Già qui c’è un colossale errore: la Storia (da notare la lettera maiuscola) non è un cammino dalle tenebre alla luce. Non è affatto vero che una generazione (magari questa?) sarà di certo migliore di quella precedente.

Basta guardarsi attorno, osservare quello che accade. In realtà siamo sempre alle prese con alti e bassi. La narrativa è raccontare storie, e come diceva Raymond Carver, uno scrittore deve essere bravo, non utile. E posso azzardare a scrivere che il buon Lev Tolstoj in questo settore aveva pochi concorrenti.

Anna Karenina è una donna debole?

Affrontiamo però l’argomento di questo post con una domanda. Anna Karenina: è una donna debole? Non credo affatto.

All’inizio, ci viene presentata come una donna “realizzata”: sposata, con un figlio, dedita al marito ambizioso. Il suo matrimonio è combinato, come lo erano tutti alla sua epoca. “Dedita al marito” significa anche che lui può procurarle tutte le corna che vuole, mentre lei deve solo attendere che le voglie maschili si plachino. All’inizio la vediamo infatti prodigarsi affinché la sorella non cacci il marito di casa, che l’ha tradita.

È inserita perfettamente nella mentalità del tempo, nella società russa. La donna deve stare al suo posto. L’uomo no; e se la donna per caso sgarra, e immagina per esempio di comportarsi come l’uomo, e regalare a lui un cesto di corna, è perduta.

Quando incontra Vronskij, lei manda all’aria tutto. Possiamo davvero additarla come una donna debole? E perché? Decide di vivere. Come il trapezista elimina la rete che lo protegge, lei sceglie di rinunciare a ogni cosa per Vronskij. Onore, rispettabilità, prestigio: perde ogni cosa per quell’uomo.

Una donna che dichiara guerra a una società basata sull’ipocrisia, dove si accetta e tollera il tradimento, anzi lo incoraggia perché “fa bene”: ebbene a me pare una gran donna. Lei è magnifica.

Chi paga il prezzo?

Qui c’è un debole, ed è il coniglio Vronskij. Quando tocca a lui mettersi in gioco dalla A alla Z, si tira indietro. Chi paga il prezzo più alto è la donna. All’uomo viene richiesto qualcosa di ben inferiore; ma immancabilmente scappa.

Anna si uccide quando comprende che al suo fianco non c’è nessuno. Ha combattuto contro un’intera società, dimostrando coraggio. Quello che non sopporta è la solitudine che si ritrova accanto, mentre credeva di trovarci un uomo. Non il prestigio, l’onore: desiderava “solo” un uomo.

 A me la spada, Io farò giustizia

Un altro aspetto che spesso viene letto in maniera errata, è l’epigrafe con cui Tolstoj apre il romanzo, e che più o meno recita (vado a memoria):

“A me la spada, Io farò giustizia”. 

Molti la leggono come una minaccia inequivocabile di Dio al sesso femminile:

“Donna, riga dritta perché nella migliore delle ipotesi, se farai di testa tua, finirai sotto un treno”.

In realtà è un avvertimento diretto a tutti (uomini e donne), e nello stesso tempo rappresenta una specie di promemoria. Il giudizio finale spetta solo a Dio, gli altri dovrebbero evitare di giudicare. Non sanno tutto. Non conoscono ogni cosa, e la realtà è troppo complessa per essere compresa fidandosi delle apparenze o delle convenzioni.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

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4 pensieri riguardo “Anna Karenina: una riflessione

  1. Splendido articolo!
    Dico una cosa ovvia, i grandi romanzi vanno sempre inseriti nel loro contesto e quindi sì, è una storia dell’ottocento e come tale va letta.
    Poi la grandezza della letteratura fa sì che ci sia qualcosa di eterno tra quelle righe, arriva a te in una maniera che non si sa neanche spiegare, è vero?
    Ciao Marco, a presto!

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    1. Esatto, ma spesso mi accorgo che in giro si commette l’errore di giudicare certe storie attraverso il nostro sguardo, la nostra mentalità. È un errore che ci impedisce, tra l’altro, di cogliere tutta la bellezza che vi è racchiusa.
      Alla prossima!

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