Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Scrivere un romanzo: dai respiro alla storia

scrivere un romanzo dai respiro alla storia

Ebbene sì, lavoricchio anche a questo romanzo che vedrà la luce… quando sarà ora, né prima, né dopo. Tuttavia sorgono sempre dei problemi durante la stesura, per questa ragione non serve soltanto rileggere; ma è fondamentale abbandonare per un po’ lo scritto, e rivederlo dopo mesi e mesi. Le scorie si depositano sul fondo e diventa agevole eliminarle. Ma questo è anche il modo per capire gli errori più evidenti, e cercare quindi di porvi rimedio.

Il personaggio detto “Buco nero”

Il problema sorge (nel mio caso) quando il protagonista rischia di essere oscurato da un personaggio. Costui è fondamentale, “apre” il romanzo, innesca tutto. Ma mi sono reso conto che tendeva a concentrare su di sé troppa attenzione, a scapito non solo del protagonista, bensì dell’intera storia. Lo potrei definire il personaggio “Buco nero”, perché come i buchi neri dello spazio, tende a ingoiare tutto, anche gli altri personaggi, sino a renderli insignificanti.
Che fare?
Ho pensato di passare dalla prima alla terza persona, ma non sarebbe stata affatto una soluzione.
Credo di avere individuato sia la cura, che il male; iniziamo dal secondo.

Una storia non è una gazzella

Quando si scrive un romanzo, soprattutto se si è poco esperti, si tende a cadere vittima di un errore. Si è come il felino che, vista la preda, si lancia al suo inseguimento. È fatta! Occorre solo abbatterla con una zampata. Ma c’è una lievissima differenza: una storia non è una gazzella. Devi perciò avere la capacità di tenere lo sguardo aperto, essere sempre pronto a spaziare. Il rischio è di chiudere la storia in un ambiente protetto, in una sorta di campana di vetro. Per quale ragione? Ma perché l’abbiamo trovata! Abbiamo una storia! Finalmente sappiamo cosa vogliamo scrivere! Temo che questo accada quando noi siamo ancora troppo presenti, a scapito della storia.
Smetti di ascoltare te stesso, e ascolta la storia. Perché quello che desideri è di mettere in luce te stesso, oppure certi argomenti che ti stanno a cuore. No, non ci siamo. Sposta l’attenzione dal tuo ombelico alla vita. In breve, balzeranno fuori situazioni capaci di estendere il respiro della storia (altrimenti troppo asfittico). E di regalare ai personaggi già presenti, una profondità e un peso che prima non avevano. Insomma, occorre  frantumare quella campana di vetro, e far prendere aria alla storia. Non si tratta di aumentare le pagine come potrebbe sembrare, bensì di fornire ciccia e carne a scheletri che in caso contrario farebbero ben poca strada.
Ecco perciò l’inserimento di quel certo personaggio, che si porterà dietro quell’altro. Ci sarà poi quell’altro ancora, che potrebbe essere interessante per un possibile sviluppo e una conclusione che al momento, non si vede all’orizzonte. Ma non bisogna avere fretta, giusto?

La domanda delle 100 pistole

Come vinci il pericolo rappresentato dal personaggio “Buco nero”? Ti è mai capitato un personaggio che minaccia di ingoiare tutti gli altri? Quali sono i rischi che hai incontrato nella stesura di una storia?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

6 pensieri riguardo “Scrivere un romanzo: dai respiro alla storia

  1. Quando ho progettato il romanzo che sto scrivendo, avevo pensato ad una storia corale. Poi è comparso il “buco nero” che ha occupato spazio e risorse. Come l’ho risolta? Facendolo diventare protagonista e riorganizzando la trama in modo da valorizzarlo. Questa scelta ha portato con sé diversi strascichi. Ancora adesso sento di dover tagliare dei rami secchi, residui del vecchio romanzo. Però non me ne sono pentita affatto. Innanzi tutto, avere un solo eroe rende le cose più facili. In secondo luogo, lui è veramente un figo e sono sicura che piacerà al lettore.

    Per quel che riguarda il “dare aria alla storia”, io ho fatto l’esatto contrario. Avendo messo inizialmente troppa carne al fuoco, mi sono focalizzata su ciò che mi interessava veramente. Tutto è diventato decisamente più serio e più credibile. C’è anima, là dove prima c’era solo esercizio tecnico.

    1. Sì, capisco. In realtà non c’è mai una cura, ma diverse, possibili soluzioni. Se ci si blocca la soluzione è sempre (a mio parere), prendersi una pausa. Poi, tornare a rivedere la storia e cercare di ritrovare la fonte dalla quale tutto è partito. A questo punto, bisogna individuare la giusta cura. Che può essere “dare aria”, oppure, focalizzarsi.

  2. Al momento sono alle prese con almeno un personaggio “buco nero”. Lo amo un po’ troppo, è il mio mostro di Frankenstein, l’ho creato con frammenti di persone a cui ero affezionata in passato e purtroppo si vede. Sto cercando di “esorcizzarlo” in quanto miscela di persone, e di uniformarlo e integrarlo nella storia come semplice personaggio.

    1. Forse bisognerebbe evitare di scegliere personaggi troppo “vicini” a noi? Certo, si fa presto a dirlo, ma poi da qualche parte bisogna pur prenderli, no? Io il mio personaggio “buco nero” non l’ho preso dalle mie conoscenze, ma era troppo esuberante. Credo di averlo ridimensionato a sufficienza ma… Vedremo!

  3. Succede sì, di avere un personaggio “buco nero”, e per me spesso è uno dei personaggi secondari. Si è più rilassati nel tratteggiarli, e vengono così bene! Il protagonista, invece, porta troppo peso sulle spalle perché l’autore lo crei canticchiando: la storia gira intorno a lui, e se lui non funziona diventa carta straccia. Il sospetto di solito mi viene durante la prima stesura. Se la prima rilettura della revisione mi conferma il sospetto, rimetto le mani al “buco nero” e al protagonista per ripristinare le proporzioni. E’ importante non turbare la gerarchia dei personaggi, se si ha uno scheletro di storia da seguire.

    1. Io invece la gerarchia l’avevo stravolta! Adesso spero di aver rimesso le cose a posto, ma vedremo nei prossimi mesi. Bisogna sempre sorvegliare questi personaggi!

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