Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Il tuo blog lavora per te?

il tuo blog lavora per te?

Si scrive, si aggiornano contenuti, si pubblica insomma: ma il tuo blog lavora per te? Qual è la caratteristica che un blog deve avere quando, come autore emergente, decidi di aprirne uno?
In giro leggerai un po’ di tutto: per esempio molti consigliano di pubblicare 3, 4 post al giorno per scalare velocemente la classifica di Google.
Funziona? Immagino di sì, c’è solo il problema che quei post devono per forza di cosa essere di qualità. Davvero sei in grado di sostenere un ritmo del genere, e di pubblicare post di qualità?

Pochi contenuti, ma buoni

Magari tu ci riesci. Sei un fenomeno che davvero sforna roba sublime spendendoci su poco tempo. Oppure hai tempo da spendere nella redazione di ottimi contenuti; di solito però le eccezioni sono rare, giusto?
Probabilmente, sei una persona normale, che non ha a disposizione tutto questo tempo. Sii onesto con te stesso, e con il pubblico che andrai a incontrare. Inutile fare gli sbruffoni. Prima di partire ragiona su quanto puoi davvero offrire.
Se ti rendi conto che non puoi andare oltre un post la settimana… Bene, non c’è niente di male. Sii chiaro, scrivilo nel primo post. Ti presenti e lo dichiari senza remore. Un post alla settimana è comunque un signor impegno perché non devi pubblicare qualunque cosa. Non vai a fare concorrenza ai giornaletti di chiacchiere. Sei un autore emergente, devi per forza conquistare il tuo pubblico.

L’investimento del lettore

Il lettore non è una persona che ama perdere tempo, anche se ancora adesso resiste questa idea, a proposito del Web e di quelli che lo navigano. Costui, o costei, ha il desiderio di scovare dei buoni contenuti. Ha una risorsa importante, come tutti noi, ed è quella del tempo. Dubito che inizierà a seguirti se scoprirà che parli solo di te, del tuo ombelico… Come ho già scritto in passato, il lettore sa bene che vuoi piazzargli qualcosa (le tue storie, e cosa altrimenti), però visto che esiste sul collo quella protuberanza chiamata “testa”, conviene usarla. Vale a dire far lavorare i pochi neuroni ancora presenti nel cervello per stabilire con i lettori una conversazione. A questo serve il Web, o dovrebbe servire!
E se riuscissi a pianificare i contenuti, sarebbe perfetto!

Un blog è (anche) pianificazione

Te lo dice un tipo che non ha mai pianificato molto, e per anni è andato avanti seguendo l’ispirazione. Certo, puoi riuscire comunque a pubblicare. Tuttavia il mio consiglio (frutto di errori scrupolosamente commessi), è di pianificare.
Un post alla settimana. Se prima di iniziare a pubblicare riesci a mettere in cantina 6/10 post, ti garantisci un arco di tempo sufficiente anche per comprendere se sbagli, e per correggere il tiro. Soprattutto, riuscirai a sfornarne di nuovi senza alcun assillo del tipo “Domani devo pubblicare e non so cosa scrivere!”. C’è anche un altro aspetto da considerare.
Sei un autore emergente? Bene: sei un’azienda. Lo so, tu non ti consideri tale, perché guardi ancora certe perniciose trasmissioni televisive (da quanto tempo non leggevi “pernicioso”?) dove l’autore seduto in una poltrona, dice che il libro non è un prodotto. E tu ci credi. Ci crede pure chi lo dice, perché alle sue spalle, c’è un mucchio di gente che fa il lavoro “sporco”. Fa marketing. Piazza il prodotto. Scrive la sinossi, sceglie la copertina, organizza le interviste televisive, radiofoniche, gli incontri con la stampa, i blogger, piazza lo scrittore nelle principali fiere letterarie… E lo scrittore, ingenuo, se ne va in giro a propagandare la bufala de “Il libro non è un prodotto!”.
Siccome sei un’azienda, una delle qualità che devi possedere è aggiornare con puntualità i tuoi contenuti. Non c’è scampo.

La domanda delle 100 pistole

Con quale frequenza pubblichi i tuoi contenuti? Hai pensato mai di modificarla? E se lo hai fatto, con quali esiti?


 

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

16 pensieri riguardo “Il tuo blog lavora per te?

  1. Io aggiorno il mio blog due volte a settimana, al lunedì e al giovedì. I post sono “freschi”, ovvero scritti al momento.
    Lo considero un punto di forza del mio blog, in quanto è nato come una sorta di diario di bordo e quindi dai contenuti fortemente legati alle mie esperienze contingenti. Proprio per questo motivo, pubblico quasi sempre in orario serale.
    Di solito (salvo impegni improvvisi) inizio a redigere il post durante la pausa pranzo e lo revisiono quando torno a casa. è un ritmo che riesco a mantenere e che, ormai, è diventato una routine.
    Non ho mai cambiato questa frequenza ma l’ho fatta slittare di un giorno, perché inizialmente aggiornavo alla domenica e al mercoledì, cosa inutile dal momento che nel weekend non ci sono lettori.
    In dieci mesi di lavoro non mi è mai capitato di saltare un aggiornamento, se non per la decisione di sospendere momentaneamente le pubblicazioni (ad esempio le due settimane centrali di agosto) o diradarle (durante le ferie natalizie ho pubblicato solo un post a settimana). In questo caso, però, ho avvertito i lettori.
    Solo due volte, invece, mi è capitato di dover rinviare al giorno successivo a causa di impegni imprevisti. E se pensi che l’arco di tempo considerato è quasi di un anno, la percentuale è minima.

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    1. Complimenti. Non riuscirei a scrivere al momento un post, o meglio: l’ho fatto ma adesso non lo rifarei più, preferisco prendermi il tempo che mi serve. E questo dimostra che quando si stabiliscono delle regole, c’è sempre almeno un esempio che le contraddice, ed è giusto che sia così. Alla fine nella scrittura l’unica regola che vale è che non ci sono regole (a parte quelle grammaticali e di sintassi).

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  2. Quella del “Domani devo pubblicare e non so cosa scrivere!” sono stata io per un lungo periodo di tempo 🙂 da poco ho scoperto la serenità della programmazione e non tornerò indietro. Sono anche quella del singolo articolo alla settimana. In genere però sono articoli “pieni di roba” che richiedono un certo sforzo a me e, credo, anche al lettore. Mi dispiace non poter fare di più, ma non saprei scrivere articoli fuffa nemmeno volendo, quindi, tanto vale…

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    1. Confermo! Il lettore deve impegnarsi 🙂
      Ma è un bene che ogni tanto qualcuno si prenda l’incarico di sviluppare certi temi: se ne ha le capacità è quasi un suo dovere. Anche questo andrà a sua gloria.
      Io sono sceso a 3 post la settimana, e non desidero tornare a 5. Pure io ho cominciato solo di recente a programmare i post: è una pacchia! Programmate, programmate (i post), e i benefici non tarderanno a mostrarsi.

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  3. Ciao Marco, il mio blog ha ripreso respiro soltanto da poco, ma esiste già da un po’. Ho raccontato come sia nato e come per un lungo periodo sia rimasto a riposo per spiegare (e stavolta non più a me stessa) come avere uno spazio in cui parlare di qualcosa non sia un capriccio occasionale, ma un impegno che richiede costanza e determinazione. Sottoscritti in pieno questi due presupposti, ho ridato slancio ed energia al mio blog. Adesso sono per così dire in prova, nel senso che sto materialmente provando a mantenere il ritmo di due post a settimana. Ho molte idee, ma scriverle impiega il tempo che spesso non ho. Credo nel miglioramento: ad maiora et meliora semper!

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    1. Mi rendo conto che è “semplice” dire che occorre pianificare, ma bisogna poi fare i conti con gli impegni quotidiani. Io proverei anche a partire con uno, e poi vedere se si può passare a un paio alla settimana. Credo che sforzarsi per rispettare l’impegno sia rischioso. Io sono passato da 5 post a 3 perché alla fine ero stanco e il blog stesso iniziava a venirmi a noia. Adesso ho recuperato un po’ di slancio e voglia di proseguire.

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  4. Però sarebbe singolare parlare solo del proprio ombelico… no?
    Due settimane fa ho deciso di pubblicare un commento a settimana. Il mio blog non scalerà mai la classifica di Google ma dato che ho contenuti piuttosto ridotti non dovrebbe essere una grave perdita.
    Se tu non avessi idea di come rispondere a questo comme… mi sono appena accorta che sotto ciò che scrivo compariranno due pollici, uno in su e uno in giù e ora sono troppo impegnata ad angosciarmi a causa di quelle due estremità per continuare a scrivere.
    Comunque ho trovato molto interessante il tuo post.

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    1. Grazie innanzitutto!
      Il rischio del blog è quello di essere troppo concentrato sul suo autore, questo è vero. Ma proprio per questo non bisogna dimenticare che il fine di questo strumento è creare conversazione. Non è importante quanti post pubblicare, ma la loro qualità, i contenuti.

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  5. ScriverÈVivere è l’evoluzione di una mia pagina Facebook, perciò ha avuto un’evoluzione un po’ anomala. Sulla pagina postavo più o meno a giorni alterni, ma erano testi molto brevi. Con l’inizio del blog, ho provato dapprima con due post più lunghi a settimana, poi ho ridotto a uno, che ultimamente integro con un giorno dedicato alle citazioni. Non posso scrivere più di così senza penalizzare la mia voglia di farlo, e di conseguenza la qualità dei pezzi. In questo campo ognuno deve capire da solo cosa funziona per lui; adeguarsi a criteri esterni non funziona.

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    1. Adeguarsi a quello che fanno gli altri non funziona quasi mai. È interessante leggere quello che combinano, ma alla lunga quello che importa è creare il vestito adatto a sé, che per forza di cose non potrà mai essere uguale a quello indossato da un altro. E il blog ha questo di bello: permette la confezione di un abito a misura delle proprie caratteristiche.

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