Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Lo scrittore è una start-up

lo scrittore è una start-up

Se fatichi a immaginare lo scrittore come una start-up allora non ho alcun dubbio. Sei prigioniero di un mucchio di sogni, mentre è con la realtà che devi velocemente dialogare. E iniziare a porti alcune domande, a meno che tu non voglia restare ai margini. Sarebbe un peccato, perché magari la tua storia merita qualcosa di più, però devi osare. Devi cambiare modo di pensare al tuo ruolo di scrittore.

Pensa come una start-up

Lo so che non è romantico. Lo dici proprio a me? Da un pezzo sto tentando di rendere popolare questo blog e le mie storie, e quando intendo “popolare”, intendo proprio quello.
Poche chiacchiere: o trovi 1000 fans, oppure le tue storie per quanto belle e buone e nobili saranno destinate all’oblio. E per uscire dall’anonimato, non conosco altro metodo che questo: pensare come una start-up.
Come una start-up, il tuo marchio non ha mercato. Non esisti, nessuno ti conosce. Scrivi? Sai che novità… Dire che il Web è pieno di gente che legge non significa niente. È come aprire un ristorante perché “La gente mangia”. Se sei l’unico in città ce la farai, probabilmente, ma ricorda questo. Prima che tu arrivassi la gente non moriva di fame, giusto? Se la qualità della tua ristorazione non è alta, essere l’unico non ti salverà dal fiasco. E presto qualcun altro aprirà un ristorante di fronte al tuo.
La morale?
Tutti sono in grado di indicare dov’è il mercato: pochi sanno scovare il proprio mercato.

Un mercato si costruisce con solidi argomenti

Credo che un buon mezzo per trovare il proprio mercato sia avere dei solidi argomenti. Lo so che una tale affermazione può apparire un poco bislacca. Chi scrive tende ad avere la testa tra le nuvole. Occorre invece scendere e fare i conti con la terra.
Tu scrivi, quindi sei una start-up, e come tutte le start-up devi imparare a posizionarti. Che cosa vuol dire che uno scrittore deve posizionarsi? Buona domanda, sul serio. Ti faccio i complimenti e ti stringo la mano.
Devi “solo” spiegare:

Perché la tua azienda è stata fondata (Quindi: perché scrivi? Come vedi è un interrogativo che ritorna spesso)?

Perché la clientela deve fare spazio alle tue opere invece di scegliere ancora e ancora Stephen King?

Perché la tua clientela (i tuoi lettori) dovrebbe poi parlare bene di te (col passaparola, e consigliare le tue storie ad altre persone)?

Se tutto questo ti pare “troppo” è perché non ti interessa affatto scrivere. Sì, ti piace; ma se non sei disposto a osare, è soltanto bla bla bla. Come dici? Che la faccenda dei solidi argomenti fa acqua? Al contrario.
Le case editrici, le aziende di automobili, non nascono per magia. Non si investono milioni in macchinari e strutture perché è divertente. Lo si fa perché si hanno dei solidi argomenti che spingono le persone a mettere mano al portafogli.

“Ma io scrivo storie!”

Certo. Ma se non offri solidi argomenti sarai l’unico a leggerle.
Il primo passo è tentare di rispondere alle 3 questioni che ho scritto qualche riga fa, in corsivo. Non mi sorprenderei se a parte la prima, le altre due svelassero uno spaventoso vuoto. È normale. Credevi di essere in gara e invece hai scoperto che sei ancora nello spogliatoio. Stai “sognando” di correre la maratona di New York e di essere tra i primi 10, ma devi ancora indossare le scarpe. Proverò a rispondere io, allora…

Trova le risposte

Perché la tua azienda è stata fondata?

La società “Marco Freccero” è stata fondata per celebrare le erbacce (quante volte l’ho scritto? Abbastanza, credo). Vale a dire le persone che tirano a campare. Non è interessata, questa società, a educare, migliorare, indicare al popolo le cose buone da fare. Desidera solo raccontare storie. Il suo motto infatti è: “Prima la storia, poi il lettore”.

Perché la clientela deve fare spazio alle tue opere invece di scegliere ancora e ancora Stephen King?

I prodotti rilasciati dalla società “Marco Freccero” hanno uno sguardo vero sulla realtà, grazie a uno stile asciutto e curato. Sono storie di vita dove i veri eroi sono uomini e donne che resistono.

Perché la tua clientela (i tuoi lettori) dovrebbe poi parlare bene di te (col passaparola, e consigliare le tue storie ad altre persone)?

La società “Marco Freccero” fa riflettere su una società malata di se stessa, addormentata da una certa cultura che predilige i primi della classe, e disprezza le erbacce. Il cliente dovrebbe consigliare i prodotti di questa società perché “disturbano”.

Esagero? Sbaglio?
Può darsi. È chiaro che tra un anno o due queste risposte mi troveranno scontento: si cambia, si invecchia. Porsi certe domande costringe a fare i conti con la realtà. E i tuoi libri, i miei, li dovrebbero comprare uomini e donne, persone reali quindi, non fatte di aria. Ma di ciccia, e spesso la ciccia, almeno quella migliore, ha la tendenza a fare delle domande. Ti conviene perciò essere pronto a rispondere…

La domanda delle 100 pistole

Cosa ne pensi dell’idea dello scrittore come start-up? Quali sono i solidi argomenti che proponi ai lettori perché col tempo diventino tuoi lettori?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

15 pensieri riguardo “Lo scrittore è una start-up

  1. La ditta individuale Chiara Solerio è stata fondata per annullare la differenza fra ciò che uno è e ciò che uno fa. I clienti possono apprezzare la scelta di trovare la poesia anche nella realtà di tutti i giorni, tramite la scelta di argomenti poco praticati dalle masse. E dovrebbero parlare di me perché la mia scrittura è vera. 🙂

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  2. Intanto decido di essere sincera e di ammettere di avere cercato il significato di start-up. Superata la fase “ammissione di ignoranza” mi piace rispondere alle tue 100 pistole.
    Perché è stata fondata la mia azienda?
    Perché scrivere non rimanga un lusso di cui godere da sola.
    Perché la mia clientela deve scegliere le mie opere?
    Perché faccio sentire il lettore parte integrante e protagonista delle mie storie: provo a dare enfasi a quella nobile arte dell’immedesimazione che io amo tanto nella duplice veste di scrittrice/lettrice. E mi auguro di riuscirci.
    Perché la mia clientela dovrebbe parlare bene di me?
    Perché non mi do arie e vorrei che questo si percepisse; perché parlo e mi confronto con tutti, non amo i piedistalli e perché raccontare mi avvicina alle persone.
    Credo proprio di avere un blog perché passino questi messaggi! 🙂

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  3. Il solitario Newwhitebear nasce da lontano e dura finché dio vorrà. Scrivo perché? Giusto perché scrivo? Non l’ho capito ma mi tiene in allenamento. Scarico tensioni e mi passo il tempo a fantasticare
    Startup? Che bello! Ma funziona?

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  4. Mi sembra un’ottima auto-presentazione! Ho un modo piuttosto inconscio di affrontare la scrittura, e anche se penso che farsi domande simili sia molto utile per la promozione, qualsiasi risposta io tenti di dare, tradirebbe una parte fondamentale del mio brand… e se cerco di fare più luce, non riesco a scrivere con la naturalezza di prima! E’ un problema. Forse dovrei creare un bel muro solido tra scrittura e marketing. Della serie, segreti che devono rimanere dietro le quinte.

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    1. Inconscio? In un altro commento parlavi di “medium” e adesso questo! Molto interessante 🙂
      Non so se sia possibile costruire un muro tra scrittura e marketing: in fondo il secondo lo usi per veicolare la prima. Che poi qualcosa (anche tanto) debba restare sigillato e non essere dato in pasto al pubblico, mi pare quasi doveroso. Ma saprai trovare il giusto equilibrio, prima o poi.

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