Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Il blog vincente? Racconta storie

blog vincente

Se scrivo che il blog è gratis non svelo una grossa novità, giusto? Nemmeno se aggiungo che è facile, e sono sufficienti pochi minuti per aprirne uno, e cominciare a pubblicare contenuti, vero?
E se, non contento di annoiarti, continuo imperterrito, e affermo che devi saper scrivere in un italiano corretto, e comprensibile… Il rischio che tu abbandoni la lettura del post aumenta a dismisura.
Si tratta di un insieme di cose che bene o male conosciamo tutti. Se a un certo punto non sai più come tener desta l’attenzione di chi legge, ecco un segreto: fai una domanda.
La mia è: come riconoscere un blog vincente?

L’ABC del blog

Quello che occorre ricordare sempre è che lo scopo del blog è di permettere ai lettori di dire la loro opinione su quello che scrivi. Semplice vero? Vedo una timida manina che si alza tra la folla (sto scherzando: non c’è nessuna folla che legge, qui) e sommessamente mi dice:

Ehi, io sono editore di me stesso! Devo vendere!

Non sei l’unico, sul serio. Alza lo sguardo dal tuo ombelico, e scoprirai che sono migliaia le persone nella tua condizione. Tutti alla ricerca del “Santo Graal” che permetta di vendere un po’, di farsi notare, di racimolare qualche recensione…
Tutte cose degnissime, sul serio. Ci sto provando anche io, cosa credi? Con questo scalcagnato blog sto provando a dimostrare a te, e a chiunque passi da queste parti, che il redattore di queste righe ha un paio di neuroni funzionanti, e abbastanza pimpanti.
Ma se non permetti al lettore di dire la sua, di conversare; se non metti a punto un ambiente comodo dove senza urlare o ridere sguaiatamente, il lettore possa trovarsi bene, difficilmente riuscirai mai a ottenere qualcosa.
Il fine di un blog è creare relazioni, instaurare conversazioni. Questo è l’ABC che spesso si tende a dimenticare, e si carica questo mezzo di attese che poi saranno deluse. Ma non sarà il blog la delusione.
TU sarai la delusione.

Se faccio accento svedese?

No. Sii te stesso, e basta. Davvero sei così orribile da dover nascondere quello che sei?
Lo so che tutti vanno di fretta; so anche che dappertutto ci sono maestri e insegnanti che ti dicono come fare per ottenere certi risultati in pochissimo tempo. Di solito sono espedienti che hanno come fine quello di mettere in ombra quello che sei, per portare in primo piano dell’altro.
Sì, funziona, so pure questo. Ma immagino che un blog vincente sia quello che con onestà racconta storie. Ehi, non sto dicendo che devi pubblicare a pezzi il tuo romanzo. No.
Parlo di un ambiente dove il lettore è contento di entrare perché sa che il suo tempo non sarà sprecato. Innanzitutto troverà un ambiente pensato per lui; un ambiente aperto dove per esempio i commenti si possono fare. E dove i contenuti sono curati, perché si scrive e si pubblica quando c’è qualcosa che vale la pena di essere condiviso. Altrimenti non si pubblica.

La domanda delle 100 pistole  

Il tuo blog racconta storie? Hai costruito un ambiente su misura del lettore? Come hai fatto?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

23 pensieri riguardo “Il blog vincente? Racconta storie

  1. Rigiro la domanda a te: se tu entri nel mio blog ti senti a tuo agio? Ti va di partecipare alle riflessioni che sollecito con i miei post? Se la risposta è sì, primo mi fai contenta, secondo penso di essere sulla buona strada per costruire un blog vincente! 😉

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  2. Dopo il post lunghissimo che ho pubblicato ieri, non posso fare a meno di rispondere sì! 😀 Però noto che, in assenza della domanda di chiusura, il post ha meno commenti del solito. Forse è solo questione di tempo: alcuni articoli sono dei diesel e non ingranano subito, hanno bisogno di carburare un po’. Però penso che un bravo scrittore possa sentirsi ispirato, con la risposta, anche senza che l’autore lo indirizzi.
    Poi magari il mio post era una cazz…ehm… stupidaggine impossibile da commentare. Non escludo questa possibilità 😉

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    1. I post sono strani. A volte quelli che ti sembrano migliori non ingranano nemmeno se li ficchi in un cannone e li spari. Altri invece sono travolgenti. C’è poi da aggiungere che il tempo a volte è scarso, oppure non vuoi essere troppo invadente o banale (a volte non commento perché non saprei cosa aggiungere, e scrivere “Bravo” o “Brava” mi pare ridicolo).
      Comunque per farti stare tranquilla sono andato a scrivere un commento 😉

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  3. Mi sono abituata a capire la differenza tra i blogger che si parlano addosso, come se si stessero sfogando con un amico, e quelli che sanno di dover offrire un servizio al lettore. Ci sono anche blogger che fanno l’una e l’altra cosa, a seconda dell’inclinazione. C’è anche chi apprezza questa disposizione semi-formale e considera il blogging come una forma di amicizia virtuale. Per me è diverso. Posso provare simpatia e stima per i miei utenti o blogger preferiti, e questo può anche sfociare in una amicizia virtuale, ma prima di tutto per me il lettore rimane un cliente pagante. Mi paga in attenzione, tempo, coinvolgimento, e devo offrire prodotti all’altezza di questa moneta, che beneficino loro per prima cosa, e quindi me di conseguenza.

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    1. Hai detto tutto tu: il lettore paga con il tempo, una moneta preziosissima. Quando a volte mi scappa un refuso nel post, e mi scappa per stanchezza, “solo ragioni anatomiche mi impediscono di prendermi a calci” (Cit.).

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    1. In effetti la sfida con se stessi è un aspetto da affrontare. Prima di tutto perché ci si deve liberare dell’idea che (se per esempio si ha un certo titolo di studio), non ci sia molto da imparare. Quindi il primo avversario da battere siamo noi stessi. La presunzione (errata) di sapere già tutto.

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  4. Ho una pagina statica nel mio blog con miei racconti, ormai stagionati (forse troppo?), ma non propongo miei brani come post settimanale. Non mi piacciono; e difficilmente li leggo sui blog altrui. A parte questo non so se il mio blog sia a misura di lettore, ma ho la speranza che sia a misura di essere umano. Io stessa, nel blog, mi sento più essere umano che autrice. Forse questo non mi avvantaggia, ma è così. 🙂

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    1. Io qualcosa pubblico. In fondo non si tratta di un’imposizione ma di un’offerta: il lettore è libero di darci un’occhiata o ignorare. Spero di incuriosirlo, ma so bene che devo agire con discrezione, senza importunarlo.

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      1. Credo che la possibilità di importunare sia quasi inesistente. In fondo in rete basta passare oltre. Certo se quello è il primo contatto e non piace, può essere che la persona non torni, ma è un rischio sempre presente, fisiologico, direi. Trovo giustissimo proporre la propria scrittura sul blog; perché no? Ma siccome la cosa non attira la mia attenzione come visitatrice, non mi piace farlo sul mio blog. 🙂

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      2. La sezione racconti c’è già da un po’. Intendevo dire che non mi piace proporre i miei scritti come post, rendendoli centrali nel blog. Preferisco che se ne stiano lì, in caso qualcuno si incuriosisca sul mio modo di scrivere; ma non è nemmeno detto che la sezione duri molto. Sono affezionata ai miei racconti, ma quello che scrivevo due anni fa è diverso da quello che scrivo adesso, perciò rischio di farmi rappresentare da qualcosa che mi rappresenta solo per metà. .

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      3. Sì capisco. Anche io ho dei racconti sul blog di 3 anni fa. Mi rappresentano? Un po’. Ma quanto? Non so rispondere, proprio perché cambiamo, leggiamo, invecchiamo e assimiliamo. Ma non penso che li eliminerò perché sono comunque parte di me.

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