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Scrittore si nasce o si diventa?

scrittore si nasce o si diventa?

 

Un quesito lacera la coscienza di milioni e milioni di persone in Italia (sto esagerando?). Vale a dire: scrittore si nasce o si diventa? Ma soprattutto occorrerebbe chiedere e chiedersi: chi te lo fa fare?
Sei proprio sicuro/sicura di volere questo mestieraccio, e non scegliere qualcosa  capace di darti maggiori soddisfazioni, come per esempio aprire un bel B&B in Valcamonica?

Per raccontare storie devi studiare

Che tu lo nasca (scrittore intendo) oppure no, sappi che dovrai rimboccarti le maniche. Se Michelangelo e Leonardo da Vinci sono andati a bottega vuol dire che “nascere” con un dono non esime certo dall’imparare. E imparare vuol dire spesso abbandonare quello che si sa. In genere, si tratta di quanto la scuola ci ha lasciato addosso. Non dico affatto che la scuola sia un male, ci mancherebbe altro. Ma raccontare storie richiede di imparare tecniche nuove. Non basta la penna facile, la parlantina sciolta, l’istruzione, quel titolo di studio di cui vai tanto orgoglioso…

Cosa significa studiare

Studiare significa non soltanto leggere (fin qui ci siamo), ma applicarsi. Imparare a leggere. Capire come si costruisce un incipit, un dialogo, come si introduce un personaggio, o in quale maniera impostare una scena. Non c’è niente di aulico in questo: siccome siamo ciccia piena di colesterolo, dobbiamo parlare alla ciccia piena di colesterolo (che sono appunto i lettori) in modo pratico e concreto.
Mi rendo conto che questo tipo di discorsi non sono di moda, né poetici, e si cerca infatti di proporre storie vuote di personaggi e piene di aria fritta, luoghi comuni, stereotipi. E funziona! Queste storie vendono alla grande! Ma come si sa, che qualcosa funzioni non significa che sia pure di qualità.
Chi scrive dovrebbe comunicare; anzi, scrivere è comunicare. E lo scrittore dovrebbe badare a produrre arte. È per te troppo ambizioso? Immagina allora un alpinista che non voglia scalare il Cervino ma che si accontenti di farsi i primi 800 metri. Lo troveresti sciocco? Esatto…

Scrivere è una sporca faccenda

Come vedi, è una sporca faccenda scrivere. Pensavi che fosse necessario educare, indicare, illustrare. Tratteggiare un mondo lontano dove traghettare il povero popolo (bue, è inutile ribadirlo, vero?); e invece ti tocca spalare. Sporcarti. Mescolarti al popolo invece che guidarlo. Diventare come lui restando però te stesso.
Non so rispondere alla domanda se scrittore si nasce oppure si diventa col tempo, e nemmeno mi interessa saperlo. Non è affatto uno di quegli argomenti capaci di tenermi sveglio la notte. Tuttavia, se non impari ad amare le canaglie, il fango, le erbacce, sei solo un dittatore della parola.

La domanda delle 100 pistole

E allora: si nasce o si diventa scrittore/scrittrice? Cosa fa di una persona uno scrittore? (Troppo facile rispondere: uno che scrive!).


Prima la storia, poi il lettore

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Raccontastorie

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24 pensieri riguardo “Scrittore si nasce o si diventa?

  1. Penso entrambe!
    Si nasce, perché non tutti hanno il desiderio di raccontare storie e non tutti hanno la voglia di mettersi a scrivere e peredere tante giornate e incontri vari… insomma di relegarsi in casa dietro al pc o con la penna in mano.
    Allo stesso tempo, però si impara, un passo alla volta. Più scrivi, più leggi e più impari qualcosa di nuovo, dirò anche che per imparare biogna osservare il mondo e le persone circostanti. Gli imput che riceviamo sono continui e inesauribili. 🙂

    1. C’è da dire che se si nasce scrittori e non si coltiva quel talento, non si studia, non si ha l’umiltà di imparare, non si andrà molto distante. Ma se uno non nasce scrittore, lo può diventare? Non saprei rispondere. Forse si nasce scrittori senza saperlo, e poi all’improvviso si scopre questo talento? Può darsi, ma non sono certo della risposta (ammesso che la mia sia una risposta!).

      1. Già, magari siamo tutti un po’ scrittori, ciò che fa la differenza è la pigrizia.

      2. Se ti piace scrivere, credo che la pigrizia sia una delle prime cose a sparire. La seconda dovrebbe essere la televisione.

  2. Le storie con personaggi piatti o stereotipate, a mio avviso, non funzionino mai. Quando una storia funziona, anche se la struttura non tende al sublime, significa che ha toccato le corde giuste. Ok, magari agli occhi degli esperti la sua costruzione è ingenua. Magari lo stile è di pessimo gusto, ma se molto lettori (anche solo di basso profilo) provano piacere a leggere quella storia, è molto probabile che la stessa, anche se non rientra nell’ Empireo della letteratura aulica, abbia qualcosa di profondo da comunicare, qualcosa per cui vale la pena dedicare il proprio preziosissimo tempo..
    Tu dici: “ Lo scrittore dovrebbe badare a produrre arte”. Sono d’accordo, ma che cosa intendi per arte?

    1. Io ho trovato una risposta che mi soddisfa, ed è della scrittrice statunitense Flannery O’Connor, che con arte intendeva “qualcosa che sia dotato in sé di valore e di efficacia”. Mi pare una definizione praticamente perfetta, che ha il fine di rendere democratico un concetto che è stato usato per rendere l’arte una faccenda quasi impalpabile, e che si presenta nel mondo grazie alle Muse. Niente di tutto questo.

  3. Nascere scrittori non significa sapere scrivere storie perfette. Per me si nasce scrittori nella misura in cui scrivere ti dà quel benessere che altri passatempi non ti regalano; se scrivere è l’unico pensiero con cui ti svegli al mattino e vai a dormire la sera; se anteponi la scrittura a qualsiasi altro interesse, se la passione ce l’hai dentro. Ma poi “si diventa” scrittori quando, dici bene, si impara dalla lettura, quando l’esperienza serve a capire meglio e di più, quando si riconoscono gli errori e si studia per evitarli e per migliorarsi. Tuttavia, resta il fatto che puoi “diventare” scrittore solo se prima “ci nasci”! 😉

    1. Aggiungerei che uno scrittore non scrive storie perfette, né lo deve fare; persino i grandi a volte in un romanzo sbagliano qualcosa. Ma la storia deve funzionare, questo sì.

  4. Innanzitutto credo che si debba capire chi è uno scrittore. E? qualcuno che scrive qualcosa o è uno che con le sue parole trasmette qualcosa? Non è qualcosa di poco conto. Poi come tutti i mestieri si va a scuola per imparare il mestiere e si deve continuare, perché ogni giorno c’è qualcosa da imparare. Se hai predisposizione, dire talento è un po’ presuntuoso, impari più rapidamente di altri. Questo non significa che automaticamente sei uno scrittore. Diciamo ce ne vuole.
    Purtroppo di libri ce ne sono troppi e di quelli buoni molto meno.
    Io scrivo? Certamente ma per il solo piacere di scrivere, di tenere la mente allenata, di imparare qualcosa di nuovo. Di sicuro non sono uno scrittore.

    1. Io mi accontenterei di essere un bravo artigiano della parola. Ecco, quello sì. Vorrei essere un Dickens, ma poi esco dal sogno e mi rendo conto che sarebbe sciocco continuare a pensarci su troppo. Un artigiano: sembra semplice, ma non lo è affatto. La parola è una faccenda bizzarra e dura.

  5. A 10 anni scrivevo… ma a 10 anni costruivo anche carrucole per tutta casa (e per fortuna adesso non lo faccio più). Penso che a fare un vero scrittore sia, alla fin fine, la voglia di continuare ad esserlo nonostante tutto (per esempio il fatto che, in genere, sgobbi come Dio i primi 7 giorni senza la garanzia di ottenere fedeli o soldi).

    1. Carrucole? Io a 10 anni volevo guidare camion o escavatori.
      Credo che continuerò a scrivere sempre qualcosa, a prescindere, come si dice. La scrittura è una bestiaccia: quando ti morde non ti molla più.

  6. Al momento ti direi che il vero scrittore è quello che non molla. Un giudizio a posteriori, quindi, che come tutti i giudizi a posteriori vale poco. A nove anni ho iniziato a scrivere un romanzetto, battendo sui tasti della macchina da scrivere di mio padre. Ho resistito per quattro o cinque capitoli. Mi piacerebbe rileggerli! Tra i nove e i quaranta-e-passa c’è stato un piccolo black-out, ma può succedere anche ai migliori. 😀

  7. Direi che scrittore si diventa studiando, provando, applicandosi e migliorando storia dopo storia la propria tenacia. Come non dare ragione a Grazia sull’importanza del resistere?
    Poi, come in tutte le cose, può esserci una predisposizione, che nel caso della scrittura trovo davvero minima. Si può nascere ‘portati’ per le materie umanistiche, il che può rendere più facile il processo di lettura anche da bambini e il probabile desiderio di scrivere e creare mondi a propria volta. Ma solo questo ha mai fatto di qualcuno uno scrittore?

    1. C’è da aggiungere il fattore “F.”, vale a dire “Fortuna”. Il talento, lo studio, vanno bene, sono utili o indispensabili. E non parlo dell’editore che incontri sulla spiaggia di Cattolica al quale presti il cellulare e allora… No, mi riferisco a certi incontri che a volte possono cambiare lo sguardo che si ha sulle cose. Se io fossi stato meno presuntuoso avrei scoperto Raymond Carver prima, e magari sarei arrivato a certe conclusioni con qualche anno d’anticipo. Conclusioni che hanno cambiato (spero migliorato), il mio modo di scrivere.

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