Pubblicato in: buona scrittura, editore di se stesso

È davvero utile la parola?

È davvero utile la parola?

Mi sono domandato se è davvero utile la parola, dopo aver terminato di leggere la biografia dello scrittore George Mackay Brown. Scopro che l’amore per le storie gli è stato inoculato dalla sorella più grande, che per tenerlo buono gliene raccontava in grande quantità. Sarà un caso che i lettori siano in realtà lettrici, e che spesso siano le sorelle, o le madri, a insegnare la bellezza della parola ai figli?

Grazie alla poesia

Di certo poi i figli crescono, e fanno le loro scelte, spesso contrarie a quanto hanno imparato. A dimostrazione che l’educazione è sopravvalutata; non è di questo che desidero parlare, però. George Mackay Brown spiega che grazie alle storie raccontate dalla sorella, dove la tragedia era sempre puntuale all’appuntamento, lui imparò 2 cose essenziali. La prima: nel mondo c’era il male.
La seconda: tutte le cose orribili che possono capitare nella vita di ognuno, potevano essere affrontare, e persino rese magnifiche, grazie alla poesia.
Interessante, vero?
Non credo di sbagliare se sostituisco il termine “poesia” con “parola”. In fondo ogni poesia di quello è composta: di parole. La funzione della parola sembra essere non di spiegare, o vincere il male. Bensì affrontarlo. Forse riuscire a piegarlo alla bellezza? Oppure è una follia?

Fatti (almeno) delle domande

Non saprei trovare una spiegazione, una risposta. Chi scrive però dopo un po’ inizia a farsi delle domande su quanto combina. Anche chi passa gli anni alla cassa di un supermercato, oppure alla guida di un furgone che consegna pacchi e pacchetti, prima o poi si chiede: “Bene, a che serve?”. Figuriamoci se scegli il mestieraccio della scrittura: “A che serve?”.
Il pane, il formaggio o l’acqua servono eccome. E si può benissimo vivere senza leggere, e cerchiamo di liberarci dalla leggenda che chi non legge è brutto, sporco e cattivo. Forse non può, oppure non ne ha voglia. Ma che sia peggiore di noi è tutto da dimostrare.
Certi editori (e scrittori), erano delle carogne: perché? Non dovevano essere “migliori” e buoni, visto che frequentavano quotidianamente la parola?

Non cercare le risposte

Come ho già scritto in passato, chi scrive fa parte di quella bizzarra razza che non ha risposte, e forse non è nemmeno interessato a scovarle. Perché cambiano a ogni generazione.
Ma è invece interessato a trovare le domande giuste. O almeno, a dimostrare che quelle che ci facciamo sono sbagliate. E se tutto questo ti sembra poco non so che dire. A me pare tantissimo.

La domanda delle 100 pistole

Siccome un individuo cambia solo quando decide LUI di cambiare, a che serve la parola?


Prima la storia, poi il lettore

Annunci

Autore:

Raccontastorie

Messo il tag:

9 pensieri riguardo “È davvero utile la parola?

  1. Nel mio caso a veicolare pensieri che altrimenti rimarrebbero non detti; ad esprimere un parere anche quando non mi viene chiesto, a condividere un’emozione come terapia contro la timidezza.
    La parola, LE parole sono importanti, ma devono esserlo prima di tutto per noi stessi, poi rendersi comprensibili anche agli occhi di chi sa ascoltarle.

    Mi piace

  2. La parola serve per l’energia che porta con sé, e che crea un ponte fra me e gli altri. La parola scivola nelle ossa, lava la negatività, porta via tutto ciò che non serve più. Mi piace pensare a lei come a una goccia d’acqua che, cadendo sempre nello stesso punto, riesce ad aprire un varco nella roccia.

    Mi piace

      1. Faccio un esempio scemo, che c’entra poco con la narrativa: siccome non ho un buon rapporto con mio papà e se ci parlo ci litigo, quando devo dirgli qualcosa gli scrivo una lettera. è l’unico modo per ammorbidirlo! 😀

        Mi piace

  3. Non penso che la parola sia superiore, che so, all’immagine o alla melodia. Ha i suoi pregi e limiti particolari e, come tutto ciò che è arte, serve per farci sentire un po’ più umani (non necessariamente un pregio, ma in fondo possiamo essere solo quello e, a quanto pare, ne abbiamo davvero bisogno.)
    Il dilemma “un individuo cambia solo quando decide lui, o può essere ‘migliorato’ a propria insaputa?” è in fondo quello centrale del mio romanzo; ovviamente non ha risposta, ma è curioso ritrovarlo qui 🙂

    Mi piace

    1. Be’, pensare che qualcosa possa dall’esterno intervenire su un essere umano (qualcosa come un film, o una lettura), a me fa orrore e paura. L’essere umano è un animale troppo complesso per credere che sia sufficiente così poco per indurlo a cambiare. Spesso usa la cultura come un soprabito, da indossare o togliere a seconda dei casi.

      Mi piace

      1. Sì, la prospettiva fa paura – eppure il mondo è pieno di personalità deboli e senza bandiera che difendono una causa diversa alla settimana per rattopparsi l’ego (o il portafoglio, o altro ancora). Nel mio romanzo per fortuna non parlo di questo. Il caso può darti una possibilità, ma se non la sai sfruttare rimarrà tutto come prima.

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...