Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Perché investire in un blog?

investire in un blog

Già perché investire in un blog quando un po’ tutti dicono, o diranno, che sta per morire e che il futuro è in Twitter, Facebook o in qualche altra rete sociale?
Certo, molti autori emergenti raggiungono un buon successo senza blog. Lo so. Ma credo che il blog sia un investimento a lungo termine, e prima o poi anche costoro saranno indotti a usarlo. Oppure no, perché avranno riscosso un successo tale da poterlo evitare.

Il punto di forza di un blog

Il punto di forza di un blog risiede in questo: tu hai il controllo completo su questo mezzo. Il tuo prodotto è il libro. Per questa ragione tu sei un’azienda e l’uso del blog significa:

  • trovare il tuo pubblico;
  • conversare con il tuo pubblico usando il tuo mezzo;
  • pieno controllo di come, quando e se entrare in contatto con i tuoi lettori.

A questo punto, scatta come una tagliola l’errore.

  • “E poi è gratis!”

È vero, il blog è gratis; basta scegliere la piattaforma, e nel giro di pochi minuti puoi già pubblicare il tuo primo post. Quando però dopo mesi e mesi di contenuti (spero interessanti) ti ritroverai con un pugno di mosche, passerai a credere che non funziona proprio perché è gratis, e magari deciderai di abbandonarlo.
Ecco un altro errore.
Siccome è gratis pensiamo che basti riempirlo di contenuti (di qualità si capisce), e avremo dei risultati. Quando non otteniamo quello che desideriamo, crediamo che il mezzo sia sbagliato e che non valga la pena perdere del tempo.
La faccenda è più complessa.

I pregi del blog

Il blog ha una serie di pregi:

  • è un mezzo libero. Siccome il blog è tuo, potrai muoverti con agilità e restare sempre in contatto con il tuo pubblico. Certo, molti dicevano che era finito dopo l’irruzione delle reti sociali. Dimenticavano che offre la possibilità di comunicare in maniera diretta, e questa possibilità, se usata correttamente, permette ottimi risultati.
  • è autorevole. Se apri un blog, lo gestisci tu, ti metti in gioco. Decidi di non usare la forza del denaro bensì la tua voce. Ci sono migliaia di voci, si dirà. È esatto, per questo l’autorevolezza ti permetterà di emergere. I contenuti, la loro qualità, creeranno presso i lettori l’attenzione di cui hai bisogno per uscire dall’anonimato.
  • è marketing a costo zero. Ti permette di ascoltare, condividere, partecipare. Di dimostrare che tu vali, che non sei presente e basta, bensì che contribuisci a quella cosa ancora poco considerata che si chiama conversazione.

Già, è un mio pallino: la conversazione dico. Quando dico che la faccenda è più complessa, intendo questo: buona parte delle persone che apre un blog non ha alcuna intenzione di conversare, ma desidera vendere. Forse non sa nemmeno conversare, chissà. E vuole arrivare alla “polpa” (alla vendita) in breve tempo. Quindi chiude il blog e passa a Twitter, ma anche qui i risultati latitano. Infine, giungono alla conclusione che il Web non serve a niente. È pura fuffa.

La domanda delle 100 pistole

A chi consiglieresti di aprire un blog? E per quale motivo?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

19 pensieri riguardo “Perché investire in un blog?

  1. Bella domanda!
    È esattamente la conversazione il fine cui miro utilizzando il mio blog; lo vivo come un luogo di incontro, ma questo già l’ho detto in qualche tuo precedente post. Diffido, ormai, dei blog “vetrina” per pubblicizzare la propria opera, pur essendo partita con questa idea (non per niente il mio blog è stato a lungo parcheggiato in rete, non frequentato nemmeno da me!). Adesso so ciò che voglio ed è ciò che consiglierei a chi vuole aprire uno spazio virtuale: scegliere un ambito operativo, perché parlare di tutto è improduttivo, tranne, forse, in taluni casi e provare a stimolare riflessioni, anche perché il miglioramento viene soprattutto dal confronto.

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      1. Il problema è che non funziona con niente!
        Però sappi che io ho preso il tuo libro mostrato bello bello ad inizio pagina nel tuo blog: dunque l’effetto “messaggio subliminale” funziona! 🙂

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  2. Considerato che il blog è irrilevante dal punto di vista promozionale, resta il gusto della conversazione, che è grande. In prospettiva, il blog può anche permetterti di restare in contatto con il tuo pubblico, a patto che tu quel pubblico te lo sia creato usando altri canali. Il principale attivo, comunque, è condividere la tua esperienza con gli altri. Mi piace il blogging tra colleghi, fa famiglia. 🙂

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    1. Il blog e in genere le reti sociali non aiutano a vendere nulla. La condivisione delle proprie idee ed esperienze, la conversazione che si viene a creare, queste sono la forza del blog.
      All’idea del blog come famiglia confesso che non avevo mai pensato 🙂

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  3. Personalmente non credo né a twitter, né a Facebook o similari. Twitter è più agile e immediato ma alla fine perdi un sacco di tempo e difficlmente sai quanto sei letto nel marasma di migliaia di tweet. Facebook è invadente, pretende di imporre il suo pensiero, esattamente come fa google. Quindi da questi due ci giro al largo.
    Il blog è una tua creatura, che puoi plasmare come vuoi sia graficamente, sia nei contenuti. Ma in particolare c’è contatto con i tuoi lettori, tutti virtuali è vero, ma sicuramente persone.
    Come mezzo di far conoscere il tuo prodotto, non vedo una gran utilità. Forse ti permette di vendere qualche libro in più ma dubito che sia il cavallo di Troia per sfondare nel modo letterario.

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    1. Sì, il blog è il mezzo che gestisci completamente, decidi contenuti, quando e se e come pubblicare. Inoltre, ci sono i commenti che lo rendono vivo.
      Le reti sociali: qui la faccenda è complessa. Facebook per esempio è perfetto se desideri aumentare il numero di lettori. Twitter invece è più indicato per creare relazioni anche professionali. Sto semplificando parecchio, ma è così che funzionano. Per quanto riguarda i tweet, i tuoi (per esempio, quelli rilanciati dal tuo blog) adesso presentano una funzione che indica visualizzazioni e interazioni.

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      1. Su twitter hai ragione. Un mezzo agile per avviare un’iterazione. Su FB ho dei dubbi che riesca a catturare dei lettori. E’ troppo autoreferenziale per essere un buon veicolo. Diciamo che è moda e basta

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      2. Facebook è più popolare: se vuoi aumentare i tuoi lettori è lì che devi andare a pescare. Questo almeno è quanto affermano quelli che lo usano pesantemente e riescono a “tirare su” dei bei numeri. Non sono pochi gli autori del tutto privi di blog e che riescono a piazzare i loro libri solo con Facebook.

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  4. Mumble. Allora, brevemente: credo che la presenza online sia necessaria per chiunque abbia qualcosa da dire. Che sia un blog o un sito o una pagina sui social, ci deve essere e basta. Si deve avere un indirizzo da qualche parte, esattamente come si ha l’indirizzo di casa. Se si vuole essere trovati, ovvio. Per fare webmarketing il blog è necessario, per essere autori la faccenda si complica, si intreccia con l’autorevolezza… e c’è la faccenda dello scrivere fiction o non-fiction. Nel secondo caso è più semplice, nel primo molti dicono che il blog non serva a nulla se non a socializzare con altri autori.
    Sto pensando ad alta voce, praticamente. Meglio che non dica altre scemenze, magari prima mi faccio un bel giro, ci sono un sacco di articoli che mi attirano!
    Ciao Marco, alla prossima 🙂

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    1. Ciao e benvenuta!
      Concordo con quello che… pensi ad alta voce. 🙂
      A che serve il blog? A creare conversazione, relazioni. A farsi conoscere. A dimostrare di che pasta sei fatta/o, il tuo percorso. Non a vendere? Non credo proprio. Per riuscirci devi smuovere migliaia di visitatori, e per avere migliaia di visitatori devi per forza trattare di certi argomenti (che io invece, escludo). Certo, qualcuno dice che ruba spazio alla scrittura. O forse no, non ruba niente, è solo un mezzo per far arrivare la propria scrittura alle poche persone che ci leggono.

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      1. Ecco, questa te la rubo: “è solo un mezzo per far arrivare la propria scrittura alle poche persone che ci leggono.”. Non essere letta è la mia paura più grande.

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      2. Be’, è impossibile non essere letti: qualcuno (una decina?) ci leggerà di certo.
        La realtà è che, come tutti, vuoi vendere migliaia, anzi, centinaia di migliaia di copie. Orsù, confessa 🙂

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      3. Vuoi sapere il mio grande, inconfessabile segreto? Vorrei un avallo alla mia attività di “animatrice” del Laboratorio di Scrittura. Le persone che hanno partecipato, posso dirlo in tutta onestà, sono state felicissime. Una ragazza che ha già delle pubblicazioni alle spalle mi ha detto e ripetuto che ad ogni serata si è portata via qualcosa su cui ha lavorato, poi, nel weekend. Che scrive meglio di quando ha iniziato. Ho gente che era venuta per la parte dedicata alla lettura critica… che ha iniziato a scrivere. Quattro di loro erano disposti a pagare per un servizio di coaching finalizzato a terminare il loro libro. Eppure? Eppure io mi guardo allo specchio e penso: ma tu chi ca**o sei per insegnare alla gente a scrivere? Loro mi chiamano “insegnante” e io ribadisco, sempre, “animatrice”. In realtà ho scritto, sì, e non poco, ma là fuori non c’è ancora nulla con il mio nome sopra. Ecco: vorrei avere un bel libro nel mondo, in modo da smettere di sentirmi una che ruba un ruolo, un nome. Loro sono contenti, per me non è abbastanza. Una volta fatto questo, allora sì, posso dedicarmi anche alle 10.000 copie XD Ma la cosa principale te la riconfermo, Marco: è essere letti. Sentirti dire “Il tuo libro, la tua storia, mi hanno fatto crescere/ridere/piangere/cambiare/maturare”. A me è successo, ma non in queste vesti. Voglio che mi succeda sotto il sole e con il mio nome vero.

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      4. Se posso darti un consiglio: non flagellarti, tanto ci penseranno gli altri a farlo 🙂
        John Gardner era l’insegnante di scrittura di Raymond Carver e insegnava all’università senza aver mai pubblicato un libro. Soltanto in certi, bizzarri Paesi c’è l’idea che il diploma (o il libro) avalli le qualità e i meriti di una persona. In altri Paesi, anch’essi bizzarri in realtà, si guarda alle qualità e ai meriti di una persona, e solo dopo a diplomi, lauree e robe del genere.
        Sull’essere letti: bisogna inventarsi qualcosa! Pure io ci sto pensando, magari ne parlerò prossimamente…

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