Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Blog e autorevolezza: il legame vincente

blog e autorevolezza

Può sembrare fuori luogo parlare di blog e autorevolezza, ma credo sia un errore sottovalutare il potenziale che racchiude un simile strumenti.
Un blog è adatto a quasi tutte le attività commerciali, e se tu scrivi storie sei un’attività commerciale. Dickens, Dumas, Zola, trattavano la scrittura come un’attività commerciale. Sono defunti da un bel pezzo e si parla ancora di essi, le loro opere sono lette, tradotte, commentate. Quindi, avevano ragione loro. Fine.

Quanto è autorevole il tuo blog?

Ti sei mai fatto una domanda del genere? Te la sei mai fatta in maniera seria? Certo, scrivi, pubblichi, ma forse hai evitato con cura di affrontarla. Lascia che ti dica questo: se vuoi essere un editore di te stesso, per prima cosa devi dare un’occhiata a cosa fanno gli altri. Certo, parlo anche delle case editrici. Quale strategia usano?

Il fatto che siano già conosciute ha il suo peso ma se consideri solo questo aspetto, stai sbagliando parecchio. Ricordati che da tempo la Rete si muove seguendo una stella polare chiamata “conversazione”. Puoi ignorarla dolo se sei grande, grosso, e hai molti soldi da investire (o da buttare?). Quando sei davvero grande e grosso è difficile non notarti. Ma probabilmente non sei niente del genere. E trasformare il tuo blog in uno strumento di propaganda, di pubblicità dei tuoi prodotti (dei tuoi libri), non ti condurrà da nessuna parte.
“Conversazione” è la chiave di tutto. Se non la fai, è inutile cercare di entrare in una stanza senza avere la chiave.

Una possibile definizione

Sino a stamattina si è sempre pensato che l’autorevolezza nascesse da dei fattori che i comuni mortali non avevano, e probabilmente non avrebbero mai avuto. Mi riferisco alla celebrità, e alla posizione che per i motivi più diversi si riesce a conquistare.
Certo, tu e io sappiamo che non vogliono dire nulla, giusto? Ce lo ripetiamo spesso e volentieri, esatto? Però chi possiede queste “qualità” domina, mentre noi ci accontentiamo di scrivere post su blog e aggiungere commenti qua e là. Mentre “essi” continuano a dominare, a essere “autorevoli”. Accanto, ecco che c’è il Web che ha almeno il pregio di offrire a più persone l’opportunità di essere autorevoli. Ma che cosa vuol dire? Probabilmente una persona è autorevole quando ha una voce sua propria, ed è in grado di conversare con gli altri. Se ti pare poco non so che dirti, anzi: ti dico che se il lettore non si ferma, non riconosce il tuo valore, non percepisce chi sei e che la tua voce è diversa da quella degli altri, allora non sei autorevole.

Autorevolezza=lievito del blog

Che cosa significa “lievito del blog”? Già ti vedo sfregare le mani: è la ricetta del successo! Be’, no. Se vuoi il successo, vale a dire migliaia di lettori ogni giorno devi cercare un argomento più popolare e affrontarlo in maniera poco consueta. Esatto, un lavoraccio.
Non è affatto detto che l’autorevolezza smuova grandi numeri, ma probabilmente ti avvicina le persone giuste. Ecco allora che il lievito dell’autorevolezza svela la sua importanza. Tra le migliaia (milioni) di voci, ce ne è una che attira l’attenzione: la tua. L’epica dei grandi numeri funziona con Mediaset e Rai: tu non sei niente del genere, perché diavolo vorresti inseguire quegli esempi?
Ti rammento che il blog è il tuo canale di comunicazione. 30 anni fa ce lo sognavamo qualcosa del genere. Scegli tu quando vuoi pubblicare, in che modo, eccetera. Ti rendi conto? Ti sembra poco? Non è niente di che? Allora non so che dirti: hai l’occasione di dimostrare che non sei una copia, ma una persona con una testa e che sa esprimere i suoi pensieri. Però occorre avere dei pensieri, già.

La domanda delle 100 pistole

E tu come definiresti l’autorevolezza? Come capisci che una voce è genuina e non semplice “Fuffa”?


 

Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

24 pensieri riguardo “Blog e autorevolezza: il legame vincente

  1. Penso sia fontamentale la capacità di osservare tanto, imparare tantissimo senza permettere a nessuno di inquinare, manipolare, deviare, distorcere i nostri princìpi e la nostra coscienza.

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  2. Con l’autorevolezza, ho un problema. (Che detta così sembra molto black block, pazienza.)
    Ho capito che esiste, e mi sembra di vederla all’attivo quando fiumi (o rigagnoli) di utenti affluiscono con regolarità a commentare questo o quel blog come un sol uomo. Immagino che questo sia il sintomo dell’autorevolezza. Ma ammetto che non sento la sua influenza su di me.
    Provo a spiegarmi meglio: per me il blogging e la conversazione su internet sono attività individuali fra pari. Tutte le informazioni scambiate in questo ambito sono opinabili. Non mi capita mai di pensare “ah, questo ne sa, e quindi a prescindere devo tenere in considerazione quello che dice.” Provo interesse o stima per il blogger o il singolo articolo se, al giudizio della mia autorità interna, mostra delle qualità, ma non si crea mai quel leggero dislivello tra me e lui/lei che è l’autorevolezza.
    Mi capita di leggere blogger che scrivono senza se e senza ma, come se l’interesse che suscitano li rendesse “imparati” rispetto agli altri e, per quanto magari i contenuti siano buoni, questo atteggiamento mi dà fastidio, e non mi capacito di come gli utenti abbocchino a questa lenza e perdano la capacità di vedere i limiti, i pezzi opinabili o lacunosi di certi contenuti, solo perchè vengono espressi con la sicurezza di un treon in corsa.
    Preferisco fare il mio lavoro con umiltà: scrivere articoli sostanziosi senza omettere tutti i “secondo me”, i “penso che”, i “forse” che contribuiscono a rendere un discorso civile (o almeno provarci). Preferisco qualche applauso di meno e qualche utente sveglio in più.
    Lo so, che il meccanismo dell’autorevolezza serve anche a vendere, ma preferisco, se proprio devo, ottenerla per la via tortuosa della stima, piuttosto che per quella ovina della leadership.

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    1. Tra pari dici. Non so. Certo, la fuffa c’è ed è tanta e su questo non ci piove. Ma non vedo l’autorevolezza come il gregge che segue qualcuno. Sino a vent’anni fa era così probabilmente, adesso c’è la Rete, e la conversazione che ne scaturisce alla lunga fa emergere le voci non più “infallibili”, ma quelle che riflettono, cercano, fanno delle domande. È tempo di “riscrivere” questo concetto. Un po’ come faceva Socrate che non stava dietro una cattedra, ma camminava, interrogava ed era interrogato. Il modello (inarrivabile) dovrebbe essere lui.

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      1. In quel “a scatola semi-chiusa” c’è forse il senso dell’autorevolezza, al giorno d’oggi. Un tempo l’autorevolezza arrivava da libri e titoli di studio, ed era a scatola chiusa. Adesso la faccenda si è fatta più complicata. Di recente mi è capitato di leggere un ottimo articolo di un autorevole studioso di storia, che però alla fine conteneva un errore. Uno scambio di persona: sarà per la fretta, ma l’errore c’è. Questo sgretola la sua autorevolezza? Be’, non credo, ma insegna che la scatola non è più sigillata, ma semi-chiusa, appunto. L’elemento nuovo è la conversazione, che in precedenza rendeva la scatola sigillata, adesso no.

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      2. Sono d’accordo che oggi ci sia più libertà di manovra e più interattività rispetto al passato. Ma la scatola semichiusa non mi basta. Preferisco sforzarmi di leggere ogni articolo come se fosse il primo, e formulare un giudizio di valore diverso per ogni contenuto (senza togliere niente a stima e simpatia, che invece ricordo e accumulo come tutti). Se anche i genii e i luminari possono compiere errori madornali, avere imbarazzanti cadute di stile o formulare pensieri che non stanno in piedi, allora sì, nella nostra comune fallibilità mi sento pari a tutti loro 🙂

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      3. Leggere ogni articolo come se fosse il primo. Davvero riesci ad azzerare ogni volta il giudizio su quello che stai per leggere? Io non ci riuscirei, nemmeno se mi sforzassi. Anche per un motivo banale: torno su un blog perché in passato ha scritto qualcosa di interessante, poi magari scrive delle cose che non condivido, ma ci tornerò ancora (a meno che non gli dia di volta il cervello, ma considero questa un’eventualità remota).
        Io parto sempre con un’idea in tasca: c’è sempre qualcosa da imparare. L’esperto è quello che non smette mai di imparare. E anche così che si diventa autorevole. Magari a propria insaputa 🙂

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      4. Diciamo che è il mio obiettivo. Il carattere mi aiuta.
        Penso che, a parità di impegno personale, ogni blog abbia alti e bassi. Leggo alcuni solo per i contenuti, e leggo altri anche per l’intesa intellettuale che trovo con il blogger. Anche se l’ultimo articolo è fiacco, una conversazione produttiva può avvenire sempre. Penso che sia quella la qualità aggiunta che fa la differenza.
        Non so cosa pensino i miei utenti di me, trovo veramente difficile mettermi nei loro panni… è anche possibile che non fornisca i requisiti che io stessa cerco in un blogger. Continuerò a fare del mio meglio 🙂

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      5. La qualità aggiunta che fa la differenza oppure, come dico io: una testa sul collo fa sempre la sua bella figura! 🙂
        Neppure io so cosa pensino i lettori di quello che scribacchio, immagino che non ne siano troppo dispiaciuti se leggono i miei contenuti.
        Però sorge una domanda: se per noi è difficile metterci nei panni dei lettori, come possiamo sperare di scrivere (storie) che li conducano a noi? 🙂

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      6. Eh, questo non saprei proprio! Mi conforto ricordando a me stessa che il lavoro della comunicazione non pesa mai solo sulle spalle di chi emette il messaggio. La recezione e l’interpretazione sono responsabilità dell’altro, e purtroppo su quello non abbiamo controllo.

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  3. Lo capisco quando dice le cose che ripetono in tanti ma non fa dire a me “che noia, questo l’ho già letto!”. È autorevole chi sa usare le parole in modo da riuscire ad attirare l’attenzione, come l’incantatore di serpenti con la sua voce unica. Suoni che incantano, suoni che catturano. Un po’ quello che hai scritto tu, ma io l’ho detto a modo mio! 😉

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  4. La mia posizione è un po’ particolare. Lo dico pensando alla mia esperienza. Quando ho scritto il mio manuale, l’ho fatto per dire ai colleghi aspiranti che schifavano lo studio “guardate cosa ho scoperto studiando”. Era una specie di condivisione di appunti con i compagni di corso. Scrivevo già da anni, ma avevo pubblicato solo piccole cose, ed ero tutto fuorché autorevole! Però ero molto motivata ed ero convinta di poter essere utile, e questo mi bastava. Non cerco nemmeno l’autorevolezza nei blog altrui. Cerco piuttosto compagnia, condivisione (eddaie!), stimolo reciproco, approfondimento. Credo che nel concetto di autorevolezza sia implicita una differenza di livello rispetto agli altri, o un essere “più avanti”, che per carattere non mi appartiene, in qualunque ruolo mi trovi.

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    1. Insomma, cerchi la conversazione!
      Ma non credi che il tuo manuale ti abbia comunque messa su un livello più alto rispetto ad altri? E in questo, c’è qualcosa di male? In fondo, se proprio non desideri l’autorevolezza, perché hai aperto il blog? Non bastava continuare a leggere, lasciando perdere condivisione e conversazione? 🙂

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      1. Mi sono resa conto che il manuale fa questo effetto, sia in positivo che in negativo (della serie “ma chi sei?”). Credo che sia normale, e non mi disturba, anche se l’autorevolezza è nelle cose che ho scritto, non nella mia persona. Mi piace essere un tramite. Il blog l’ho aperto per dare una mano e per promuovere i miei libri, poi lo scopo si è in parte modificato per la via, mettendo l’accento proprio su condivisione e conversazione. Non che chi legge debba per forza vederlo in questa ottica. Per molte persone gli argomenti che trattiamo possono essere nuovi e utili. Quando ti rendi pubbblico, ognuno tira fuori da te (se può) quello che più gli piace e gli serve, al di là dei tuoi intenti, proprio come succede leggendo un libro. E’ bello che sia così. Comunque non ho mai pensato di aprire un blog per acquisire autorevolezza, davvero.

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      2. Be’, agli inizi un blog si apre perché… è gratis!
        Poi si inizia a guardarsi attorno e si comincia a vedere cosa fanno gli altri, si assimila e si impara. Si declina secondo le proprie qualità e inclinazioni. Nemmeno io ho pensato di aprirlo per diventare autorevole, in principio. Poi mi sono reso conto che i miei errori facevano di me un potenziale “autorevole”. È un’autorevolezza, la mia, “de noartri”? Può darsi, anche se spero di no. Mi piace condividere le mie idee, le mie “scoperte dell’acqua calda™”, essere utile a qualcuno.

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      3. Certo esiste un’autorevolezza naturale, che nasce dall’esperienza e dagli aspetti umani del blogger. Se c’è, la notano gli altri; io non l’ho mai avuta tra i miei obiettivi. Se però anche tu concepisci il blog come servizio, almeno in parte, allora le nostre esperienze sono simili. 🙂

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  5. Postulato del Rinoceronte Scorrevole:
    “La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino.”
    (GhiradaBarcamp, settembre 2007)

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    1. Questo mi fa tornare alla memoria l’affermazione di un politico italiano, che nel definire il suo avversario disse: “È autorevole solo quando tace”. È un po’ il postulato del Rinoceronte Scorrevole ante litteram (quella battuta era degli anni Novanta, se non ricordo male).

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