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È davvero difficile scrivere?

blog e autorevolezza

Ma è davvero difficile scrivere? In fondo basta mettersi davanti allo schermo di un computer e schiacciare i tasti della tastiera. La storia viene da sé, è sufficiente seguire i fatti, quei fatti, sì. Che abbiamo raccontato al pub un paio di sere fa, e tutti erano impressionati. Talmente impressionati che alla fine qualcuno (chi? Non importa) ha detto: “Guarda, dovresti scrivere. Con tutta la porcheria che c’è in giro…”.
Quindi scrivere è aggiungere “qualcosa” alla porcheria che è già nelle librerie? Non è proprio così.

La parola è debole

Una storia, che sia breve (un racconto), o lunga (un romanzo), richiede un metodo di lavoro ben differente da una storia raccontata a voce. Tutti noi siamo convinti che la parola sia potentissima, ed effettivamente quando è stampata su un foglio chiamato “Mandato di cattura”, e lì c’è il nostro nome e cognome, ha il potere di metterci le ali ai piedi e voliamo dall’altra parte del mondo.
In realtà è debole e occorre avvicinarsi a essa con questa semplice verità piantata nel cranio: altrimenti è un guaio. Di solito un autore emergente che ancora crede nella “forza” della parola, lo si riconosce al primo colpo, e da lontano. Perché crede che accumulando parole sulla pagina, sarà convincente. Un po’ come certi imbonitori che fanno la loro fortuna sommergendo gli ascoltatori di parole.
Per descrivere un personaggio iniziano dai capelli e finiscono col colore delle scarpe. Loro sono soddisfattissimi del bel lavoro, pure costato un bel po’ di ore. I lettori per niente: alla “ruga che solca la fronte”, erano già sul Grande Raccordo Anulare.
Il fatto che la parola sia debole è una buona notizia, sul serio.

Che cosa significa scrivere?

Così comincerai a capire che scrivere è comunicare, e che devi “solo” trovare le giuste parole. Che si tratti di romanzo o racconto, chi scrive procede per sottrazione, non per accumulo. Meglio ribadirlo perché mi rendo conto che per alcuni potrebbe suonare una novità.

E come faccio a distinguere quello necessario da quello superfluo?”.

Lo chiedi a me? È la tua storia. Corta o lunga è la tua. Di certo non è sufficiente una mattinata o un fine settimana per capire cosa lasciare e cosa invece amputare. Ci vuole tempo. Letture. Libri. Poi certe storie bisogna rileggerle per bene per capire meglio come sono state costruite.
Tutto parte quando finalmente capisci che la parola è debole. Che ha un potere limitato e devi essere in grado, con questo povero mezzo, di arrivare al lettore e produrre un effetto “Wow”, o giù di lì.

Scrivere vuol dire sottrarre

Pensavi di avere a disposizione un cannone, e ti ritrovi con una fionda. Poco male: Davide ha abbattuto il gigante Golia con una fionda. Il primo nemico di chi scrive non è l’editore, il pubblico “ostile” e via discorrendo; ma l’idea che per raccontare occorra ricorrere a un mucchio di parole. Certo, si tratterà anche di vendere la storia, dopo; ma “adesso”, mentre scrivi dunque, ricordati bene che devi parlare al lettore. In che modo? Di questo parlerò un’altra volta perché il post diventa troppo lungo, e probabilmente non hai più voglia di leggere.

La domanda delle 100 pistole

Qual è il libro che ti ha svelato la verità sulla scrittura: che scrivere è sottrarre?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

15 pensieri riguardo “È davvero difficile scrivere?

  1. Effettivamente bisogna “solo” trovare le parole giuste, è in quel “solo” che sta l’arcano.
    Hai ragione a volte “sottrarre” può essere la soluzione perché a volte l’eccesso di descrizioni e di parole può annoiare il lettore. L’arte è trovare le parole, ma solo quelle indispensabili ad esprimere il concetto e che abbiano il suono giusto (io sono fissata con il suono delle parole …)

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    1. Uno scrittore di cui non ricordo il nome (francese, forse), diceva (vado a memoria) che una sola è la parola giusta. Esagerava? Può darsi, ma era il suo modo di ricordare quanto impegno sia necessario per scrivere.

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  2. La forza della parola è immensa, ma non dipende dal numero di vocaboli che si rovesciano sulla pagina, bensì dall’energia con cui noi sappiamo e vogliamo riempirli. Per questo ritengo che accanirsi su una bozza senza il giusto periodo di decantazione sia pericoloso: la paranoia impoverisce questo potere, rendendo il testo arido e sterile.

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  3. Sì, è difficile scrivere. Il problema non è nemmeno scrivere (nel senso di riempire il foglio), il problema è non rendersi conto di quante ripetizioni, stesse espressioni che si usano nel testo, gli avverbi in mente, gli aggettivi che sono tra loro sinonimi, per non parlare dei concetti. Il libro non lo scrivi senza interruzioni, quindi non puoi ricordarti che nel primo capitolo avevi già sottolineato una cosa che ripeti nel capitolo 29. Solo tante revisioni complete ti permettono di notarlo, ma nemmeno è sufficiente. Si può cambiare formato. Correggi sul programma di video scrittura, poi sul foglio di carta, poi sull’ebook e noterai tante cose al cambio di formato, ma non ne noterai mai a sufficienza. La storia la conosci, l’hai scritta tu. Le cose ti sfuggono di mano. Servono molti interventi anche esterni che ti facciano davvero capire cosa non va di un testo. Un editor bravo sarebbe l’ideale, magari più di uno se il testo è lungo. Ma un editor non lavora per me gratis e poi riuscirò a vendere così tante copie del mio lavoro da dire: posso pagare un bravo editor? Non dico diventare ricco o guadagnare, ma almeno recuperare le spese fatte. Io non riesco mai a recuperare.
    In sintesi: sì, scrivere, è difficile, anzi, difficilissimo. Se vuoi farlo con criterio ed essere relativamente soddisfatto.

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    1. Per le ripetizioni, io leggo ad alta voce, oltre a lasciare decantare. Per il resto, sì stampo e leggo, però sino a ora non mi sono mai avventurato in qualcosa di più complicato come un romanzo (o meglio: sto gettando le basi e qualche scena in queste settimane). Quelli che mi preoccupa è esattamente ciò che hai sottolineato tu: che qualcosa scivoli via. Non cerco la perfezione (Dumas ha sbagliato gli anni del conte: ma chi se ne accorge?), ma l’errore grossolano mi terrorizza.

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      1. Leggere ad alta voce aiuta, ma è insufficiente… Verso il testo devi avere una criticità che sviluppi con molta esperienza se non sei molto preciso e se non puoi dedicarci troppo tempo. Io per esempio non posso scrivere nei tempi che vorrei, la sera arrivo stanco a casa e in ogni caso un occhi molto critico ed esperto esterno mi fa rendere conto di quanto è difficile scrivere in modo decente. Poi metti una buona trama che non sempre è così facile da creare, mettici azione, fosse anche un dialogo in cui un personaggio si rivela. Tanti pezzi che ogni tanto sfuggono. Insomma non è così scontato scrivere come di vorrebbe ed è essere notati. È sempre una cosa che resta imperfetta. Si spera poco, ma un romanzo è roba tosta.

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  4. Ieri stavo leggendo “The first five pages” di Noah Lukeman. Mi ha colpito un capitolo che parla dello scrittore innamorato della scrittura in sè – e che in genere lascia il lettore frustrato, perchè il lettore vuole prima di tutto vivere una storia, e quando lo stile diventa un elemento a parte, che fa concorrenza alla narrazione, che vuole abbagliare il lettore più di quanto la storia riesca a coinvolgerlo… allora c’è un problema di fondo che riguarda la mentalità dello scrittore, più che la sua bravura. E’ stato molto interessante.

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    1. È il solito problema: devi vendere (mica tanto: il giusto), ma il lettore non ha certi gusti. Che fare? Diventare popolare? Come? A che prezzo? E allora la nicchia è tutta fuffa? E Dickens, e Dumas, e Simenon, sbagliavano perché erano popolari? Ma se noi non riusciamo a essere come loro, forse è per il fatto che non siamo poi così bravi?
      Insomma, un bel B&B in Valsesia sarebbe la soluzione ideale!

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  5. Scrivere è difficilissimo, secondo me è la somma di molti talenti, oltre a quello per la scrittura occorrono sensibilità, spirito di osservazione e capacità di cogliere i tratti delle personalità.
    E qui torno al mio amato Emile Zola, così abile da saper sempre tratteggiare personaggi reali…sembra facile? Non lo è affatto!
    Un saluto a te caro, i tuoi post fanno sempre riflettere.

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