Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La differenza tra scrivere e raccontare storie

la differenza tra scrivere e raccontare

 

In tanti affermano che scrivere sia la faccenda più semplice del mondo. Basta sedersi davanti allo schermo di un computer, pestare i tasti e seguire il flusso delle parole, alimentato dalla fantasia. Poi aggiustare un po’ qui e là, ed è fatta.
Mi sono fatto un’idea, a furia di pensarci: hanno ragione. Scrivere è la cosa più semplice del mondo e non ci vuole niente.
Io però racconto storie, o almeno ci provo.

Forze oscure sono in azione…

Certo, l’atto fisico è sempre lo stesso: tastiera del computer o carta e penna che sia.
Ma scrivere, e raccontare storie sono due faccende ben diverse. Credo che davvero tutti siano in grado di fare bene la prima (o abbastanza bene), mentre quando si cimentano con la seconda iniziano i problemi. Però di solito non se ne è consapevoli.
È vero: si tratta in pratica di sinonimi (anche se in realtà non esistono due parole uguali. Però non è il momento di affrontare l’argomento).
Ma è importante ricordare che in una storia come “Cattedrale” di Raymond Carver, o “Greenleaf” di Flannery O’Connor, ci sono in azione potenze sotterranee.
Direi oscure.
Certi autori (non tutti, si capisce), scelgono un percorso anziché un altro perché… Saperlo! Ma per semplificare il discorso, potrei spiegare che sono consci che c’è un mistero da qualche parte che si muove. E il guaio di chi racconta un certo tipo di storie è che occorre in qualche modo renderlo tangibile.

A caccia di fantasmi?

Quindi? Chiamiamo i ghostbusters? Fosse così semplice.
Per qualcuno potrebbe suonare allarmante, quasi un discorso paranoico:

Ci sono potenze oscure che agiscono dietro le quinte”.

Può anche darsi che sia vero, che cioè ci sia una componente paranoica in chi racconta storie.
Io credo che a un certo punto costui o costei non sia tanto d’accordo con quanto vede e sente. E per rendere bene quello che davvero c’è, deve mettere a punto delle tecniche che gli permettano di non essere considerato matto.
Fantasmi non ce ne sono, il mistero c’è, eccome. Ma come spiegarlo alle persone? Ecco appunto la difficoltà.
C’è chi scrive, e chi racconta storie.
Se io fossi una personcina come si deve, a modo, adesso ti spiegherei per filo e per segno come riuscire a rendere reale il mistero dell’uomo (è di questo che si parla). Reale quanto il sedile sul quale stai seduto. Però non sono così bravo, e mi tocca imboccare l’uscita di sicurezza dicendoti solo che è affar tuo. Non c’è il modo uguale per tutti, ma ne esiste probabilmente uno che va bene per te e nessun altro. Ma scovarlo non sarà semplice.
Come dici? Non sai cosa scegliere? Non sai se preferisci scrivere, o raccontare storie? A mio parere il primo è più semplice e può dare dei risultati interessanti. Anche il secondo può ottenere dei risultati, ma è più complicato. Richiede un’attenzione, una capacità di osservazione e di sintesi che è difficile da raggiungere e padroneggiare.
Ma credo che in questi anni ci sia una tale superficialità, una così scarsa voglia di andare oltre le apparenze; sia presente un po’ ovunque una così estesa propensione a credere che sia tutto qui, e basta, che raccontare storie sia necessario. Se non altro per il piacere di rompere le scatole a certi spiriti belli, con tutte le risposte e le domande giuste.
Quindi? Quindi auguri.

La domanda delle 100 pistole

Scrivere. Raccontare storie. Quando hai compreso la differenza tra questi due concetti? Esiste una lettura che ti ha “illuminato”?


Prima la storia, poi il lettore

Annunci

Autore:

Raccontastorie

7 pensieri riguardo “La differenza tra scrivere e raccontare storie

  1. Secondo me “scrivere” può essere facile, “scrivere bene” è già più difficile, ma “scrivere bene raccontando storie” è difficilissimo. Quando ho letto “Passaggio in ombra” di Maria Teresa Di Lascia ho capito che non conta solo la storia, ma conta anche come la si racconta, quindi puoi raccontare una bella storia ma se è scritta male (non intendo male nel senso grammaticale, intendo senza il necessario senso evocativo quello che dà forza al racconto e trasmette emozioni, quello che ti fa andare avanti nella lettura e ti fa innamorare di un libro) allora la bella storia non regge.
    La difficoltà sta tutta qui e non è poco.

    Mi piace

    1. Infatti! È quello che penso io e che ho cercato di riassumere nel “raccontare storia”. Ci vogliono una serie di elementi: la correttezza grammaticale, e di sintassi, sono soltanto due degli ingredienti che permettono a una storia di comunicare. Perché quello che ci si dimentica sempre è che bisogna comunicare. Le storie devono comunicare, oppure sono liste della spesa.

      Mi piace

  2. Ogni lettura è stata a suo modo illuminante, anche quelle che non mi sono piaciute, perché c’è sempre qualcosa di importante da imparare. E anche il confine fra scrivere e raccontare è molto labile, secondo me. La storia può non essere presente nel testo, ma esserlo alle spalle di chi scrive. Dunque, anche un articolo commerciale può assumere valenza narrativa, pur nella diversità delle tecniche e delle modalità espressive.

    Mi piace

    1. Un articolo commerciale? A questo non avevo pensato. Anche un articolo di economia, in mano a uno bravo, che sappia cioè raccontare delle storie, può essere un mezzo per spiegare alle persone certi meccanismi economici. Non ho pensato a questo aspetto però adesso mi rendo conto che non sono pochi gli articoli “illuminanti” che ho incontrato nel corso degli anni. Se si ha voglia di imparare c’è sempre qualcosa da imparare 🙂

      Mi piace

  3. Come raccontare è importante: puoi scrivere molto bene e raccontare molto male, dunque le due cose possono allinearsi. Il “come” fa la differenza: ho conosciuto persone che scrivono come parlano e certe volte è proprio un disastro e persone che, pur raccontando cose assolutamente ordinarie, lo hanno fatto in modo straordinario. Mi chiedi un esempio? “Shotgun Lovesongs di Nicholas Butler, un libro che ho molto apprezzato.

    Mi piace

    1. Mai sentito quell’autore: ma ce ne sono così tanti!
      Il “come” in effetti è il grande mistero. O meglio: esiste un modo per impararlo? Sì. Come? Non si sa, perché ciascuno lo dovrà fare a modo suo. Siccome un sacco di gente non ha voglia di imparare (o forse non ha tempo), allora si vedono obbrobri incredibili.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...