Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La vera domanda per chi scrive

la vera domanda per chi scrive

 

La vera domanda che dovrebbe porsi chi scribacchia, non è per chi scrivere, ma per cosa scrivere o meglio ancora: quali sono le ragioni che spingono a pestare le dita sulla tastiera. Già, è un argomento che compare spesso e non farsi queste domande, vuol dire annaspare nel buio. E chi scrive deve avere una qualche luce…

Hai detto: Il pubblico?

Dici di scrivere per il pubblico? E chi è, il pubblico? Sei in grado di definirlo, di indicarmelo… Il pubblico è una specie di fantasma: dicono che ci sia, e c’è gente che giura e spergiura di averlo visto, anzi di vivere proprio grazie a lui. Ma chi sia davvero, come si riesca a pescarlo, nessuno lo sa. Certo, d’un tratto appare, ecco il pubblico, ma chi sono le persone che lo compongono? Cosa pensano? Davvero hanno capito quello che ho scritto? Hanno colto tutto, oppure sono solo esseri superficiali?
Ci sono un sacco di ottime strategie e lezioni che ti mostreranno quanto sia (relativamente) facile intercettarlo. Ah, sì: tutta roba a pagamento. Non puoi credere seriamente che si possa dare via una ricetta vincente gratis. Orsù!
Peccato che non possano funzionare per te: tu sei unico, e quello che funziona per Caio, fallisce per Sempronio. A meno che tu non voglia essere una copia di qualcun altro. E allora auguri.

Per la fama e il denaro?

Il denaro serve a poche persone per indurre altre persone, la maggioranza, a svolgere lavori che non hanno voglia di fare.
Se scrivi, e pensi di guadagnare, sei una sagoma! Dovresti darti alla comicità, sul serio. E non dire che c’è quello e quell’altro che ci campano. Lo so. C’è gente che campa partecipando a tutti i concorsi indetti da ipermercati, supermercati, hard-discount. Perché non smetti di lavorare, e non li imiti?
La fama? È pericolosa. D’un tratto, persone che non ti conoscono, o facevano finta di non conoscerti, iniziano ad adularti, a cercarti. Sei lo stesso di sempre. Eppure ai loro occhi adesso, sei un altro. La fama ti porta grandi numeri, chi scrive ha bisogno di poche persone che colgano i dettagli. E ricorda: per uno che raggiunge questi obiettivi (fama e denaro) ce ne sono 50 che non li raggiungerà mai.

Perché ti piace?

Sei sempre più una sagoma, sul serio! Scrivi perché ti piace. Ci sono un migliaio di altre cose più divertenti e che regalano più soddisfazione. E tu lo sai. Ti conosco, mascherina! Non è più come una volta, ma ancora adesso, ogni tanto, ti chiedi perché stare lì a scrivere paragrafi che nessuno leggerà mai, quando potresti farti un giro nei boschi! O una bella nuotata. E un buon gelato?
Questi sono motivi che diciamo e ci diciamo perché qualcosa bisogna pur inventarsi. Non si può adottare una simile condotta (scrivere), senza darsi pure una giustificazione. Ma credo che chi scrive in un certo modo abbia visto qualcosa, e la sua presunzione (sì: presunzione. Ecco cosa spine a scrivere) lo induce a dire come stanno le cose. Niente di speciale come si vede.

La domanda delle 100 pistole

Non è meglio leggere? Perché il pubblico avrebbe bisogno delle tue (delle mie) storie?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

16 pensieri riguardo “La vera domanda per chi scrive

  1. Il pubblico non ha bisogno di altre storie. Adesso non le ricordo, ma le cifre dei libri disponibili sono… sconvolgenti. Tu ed io potremmo leggere tutti i giorni per il resto della nostra vita e non leggere mai gli stessi libri, e ancora non avremmo coperto che una parte infinitesimale dei libri disponibili.
    Infatti sono io che ho bisogno di scrivere, perché è uno dei modi in cui esprimo me stessa. Anche l’uncinetto è un modo in cui esprimo me stessa, e anche la cucina, soprattutto fare il pane. Quindi non escludo che un giorno mi passi la voglia di scrivere e una delle altre due prenda il sopravvento, o ne spunti addirittura una terza, Ma fino a quando ho bisogno di scrivere, devo scrivere.
    Sono io che ho bisogno di essere letta. Ho bisogno dei lettori. Quindi vado a cercarli, faccio come posso, mi arrangio. Sono loro infinitamente grata quando mi concedono il loro tempo. E se non mi capiscono… Bah, se sono in buona fede, amen.

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    1. Interessante. Ma non credo che smetterai mai di scrivere. Vero è che non bisogna “mai dire mai”, però è estremamente difficile liberarsi della scrittura. Soprattutto se la vedi “in un certo modo”. E secondo me se tu la vedi appunto in un certo modo (e mi pare che nel tuo caso, sia proprio così), non riuscirai a smettere.
      E poi ci sono i lettori da scovare: quello è un altro problema 🙂

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  2. Per chi si scrive? Una bella domanda, ammesso di avere una risposta pronta.
    Spesso si scrive per soddisfare il proprio ego, che è smisuratamente grande. Risultati? Guardarsi l’ombelico. Si scrive per se stessi, per la soddisfazione dare un corpo a una storia presente nella nostra mente. Poi se piace a qualcuno, tanto di guadagnato ma non è l’essenziale

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  3. Iniziai da ragazzina perché mi sentivo sola: ero timida e facevo fatica a fare amicizia. Quindi mi ero costruita un mondo immaginario. Poi naturalmente molta acqua è passata sotto i ponti. Ora, non più ragazzina, la scrittura serve ad alleviare le mie tensioni e ad allargare il mio sguardo. Non solo: nel tempo ho conosciuto molti appassionati con cui ho costruito un vero e proprio rapporto di amicizia.

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    1. Anche io ero timido ma giocavo con le automobiline 🙂
      Allora non ho mai scritto niente. Adesso: mi piace. E continuerò a scrivere anche se a leggere le mie cose saranno solo in 12.

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