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Occhio alle parole astratte

occhio alle parole astratte

 

Hai notato?
Più le persone hanno le idee confuse, oppure ne hanno poche, e maggiore sarà il ricorso a espressioni astratte. Siccome non si ha voglia e tempo da perdere con quella roba là, come si chiama, la realtà, la si nasconde dietro a un insieme di parole che sembrano dire molto, ma in realtà non dicono niente. E non devono dire niente. Perché non c’è alcuna volontà di avere a che fare con la realtà.

La problematica del problema

Per quale motivo le persone dicono: “Problematica”? Da anni tutti hanno a che fare con le problematiche più diverse; e temo con risultati scadenti, o nulli.
Dire semplicemente “Problema” è troppo brutto? Non si è abbastanza scientifici nell’affrontare il problema, se prima non lo definiamo “problematica”? Dobbiamo per forza far intendere che siamo qualificati, e che siamo le persone giuste per risolverlo perché abbiamo le competenze linguistiche adatte?
Spesso la problematica s’incancrenisce, e in parte è il risultato di una conoscenza superficiale del… problema. Cerchiamo di venderci come esperti, ma nascondiamo la nostra incapacità di affrontare la realtà. Stendiamo cortine di fumo. Lì dietro, facciamo credere che ci stiamo dando parecchio da fare.
Come? Non si vede niente?
Nemmeno un risultato? Un poco di pazienza: la problematica è complessa. Richiede un surplus di indagine… Intanto è “attenzionata”, e l’approccio (mi raccomando l’approccio!), è stato standardizzato. Cosa vuol dire? Tranquilli: ci sono persone che sanno il fatto loro!

La parola unisce. O dovrebbe farlo

È vero: non sempre le parole astratte sono il male. Spesso sono indispensabili. Ma c’è una regola abbastanza semplice da mandare a memoria, e da applicare: è fatta per comunicare. E quando, per colpa delle parole astratte, il tono del discorso diventa rigido, la comprensione del testo svanisce come neve al sole, e lo stile è ingessato: non c’è dubbio. Non stiamo comunicando un bel nulla.
A questo punto si potrebbe credere che si tratti solo di un problema marginale: insomma, se racconto storie, non sarò così pazzo da inserire problematiche, approcci e “attenzionati” come se piovesse! Forse no: ma c’è una cosa che ho imparato in tutti questi anni. Che le cose accadono perché ci sono dei soggetti che le fanno accadere. Insomma, se scrivo:

Avevano lavato il piazzale

Io adesso penso: chi? Gli operai? E allora metticelo, diavolone! Forse sono solo matto, ma tutte quelle frasi dove non c’è un soggetto, oppure è presente qualcosa come “Si pensava che fosse una situazione senza via d’uscita”, a me paiono figlie di “Problematica & Approccio”. E a me quei due tipi lì non piacciono per nulla.
Il lettore ti offre su un piatto d’argento la sua fiducia, e allora per quale stramaledetto motivo giocarsela con questa robetta? Perché restare sotto il dominio delle parole astratte? Devi dimostrare di avere il controllo della storia. Usa roba di buona qualità, soda, concreta. Sporcati le mani. Non avere mai paura di sporcarti le mani quando racconti storie, e se ti spaventa, oppure credi che si debba essere “aerei”, credo che tu stia sbagliando tutto.
La letteratura è ciccia.

La domanda delle 100 pistole

Giù la maschera: quante problematiche hai inserito nelle tue opere? Che approccio hai avuto con il lettore? Ti sei mai chiesto come attenzionare la sua attenzione?
Insomma: come eviti il pericolo delle parole astratte?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

4 pensieri riguardo “Occhio alle parole astratte

  1. Io credo di scrivere in modo molto semplice e scorrevole, anzi a volte ho pensato che il mio modo di scrivere fosse “troppo” lineare. Però vado a controllare quante “problematiche” ho inserito nei miei scritti … 😉

  2. Una delle lodi che ho ricevuto più frequentemente, a proposito del mio modo di scrivere, riguarda la precisione, dovuta proprio al mio “odio” per le parole astratte e per i concetti generici.
    Esempio: “cosa”. Non la sopporto! “Sei ancora arrabbiato per quella cosa?” Assolutamente no! “Sei ancora arrabbiato perché ho distrutto la tua macchina?” Ecco, qui è meglio.
    “Rosa” è meglio di “Fiore”, “romanzo” è meglio di “libro”, e così via. Esistono le parole? Usiamole! 🙂

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