Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Non puntare su chi ti conosce

non puntare su chi ti conosce

 

Alla fine però, siamo sempre a scervellarci su questa sola e unica domanda. Dov’è il lettore. Come stanarlo. Soprattutto come stanarlo se non ho i soldi per una campagna pubblicitaria, e sono “uno dei tanti” che prova a raccontare storie. E lo vuoi sapere da me? Se lo sapessi avrei intitolato questo post: “Come avere 10.000 lettori e guadagnare un sacco di soldi”.
E allora? Calma e gesso tanto per cominciare.

Dovresti già sapere come la penso: o scrivi di cose che ti stanno a cuore, oppure sei del gatto, come si dice dalle mie parti.
Le persone sono attratte da quelli che dimostrano passione per quello che fanno, o dicono. Sono interessate, e lo sono soltanto se TU sei onesto con loro. La tua passione o è genuina oppure sono cavoli amari.

Non puntare su chi ti conosce

Esiste una fase due? Perché fin qui ci siamo: è ancora molto teorico (solo in apparenza però: raccontare con efficacia una storia non ha a che fare con la teoria, ma con la ciccia), però siamo tutti d’accordo su questo punto. Quello che vedo è che spesso un autore punta tutto o quasi su conoscenti, parenti, amici… Perché immagina che questo sia il territorio sul quale edificare il proprio successo.
In fondo si tratta di gente che lui conosce, e quella gente conosce lui. Basta ricordare loro che la sua opera è finalmente disponibile e… E… E…

Ma davvero hai scritto un libro? Cioè, quella roba che si legge? Tu?

(E tu magari, ogni volta che incrociavi il bel tipo, o la bella tipa, gli parlavi proprio di quello che stavi scrivendo).
Il risultato? Non succede niente. Su 50 persone che “dovrebbero” essere interessate all’opera, sarà già grasso che cola se 5 l’acquisteranno.

Ma io gliela regalo! Con la richiesta di farmi una piccola recensione su Amazon!

Bravo. I miei complimenti. Non sto dicendo che non devi regalare un bel nulla. Ma di certo stai già giocando al ribasso; lo sai, non è vero?
Quanto tempo hai impiegato a scrivere la tua storia? Due anni? Due anni passati a rivedere, riscrivere, strappando tempo al sonno, e ad altre attività. Hai un pomeriggio libero? Lo passi a scrivere. Un’oretta soltanto? Prendi appunti. E poi: REGALI?
Questo è proprio il territorio sul quale non devi puntare. Lo sai perché? Perché dimostri di aver bisogno di loro. Loro inoltre ti conoscono alla perfezione e sanno pure dove trovarti: perché precipitarsi a comprare quello che hai scritto? Tanto non scappa niente. E poi… E poi…

Be’, non sarà mica così avido da volere i miei soldi?

Ma tu regali, vero?

Agisci come un bravo artigiano

Facciamo un passetto indietro? Bene: sappiamo che devi essere onesto, mostrare passione e via discorrendo. Fino a qui ci siamo. Insomma, essere un bravo artigiano della parola. Di una simile figura non si ha bisogno sempre (della luce elettrica, sì): ma spesso. Non credo che un falegname, o un idraulico, possa seriamente puntare su ordini o chiamate da parte di amici o conoscenti o ancora parenti. Sa bene che potrà accadere di avere lavoro da essi (perché vorranno che pratichi un bello sconto sulla spesa complessiva). Ma se dovesse basare la propria attività su costoro… Sarebbe matto da legare.
In conclusione? Non puntare su chi ti conosce. È un gioco al ribasso.

Domanda dalle 100 pistole

Che ne pensi? Quando la tua opera sarà pronta ti rivolgerai ad amici, conoscenti, parenti o…?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

12 pensieri riguardo “Non puntare su chi ti conosce

  1. Un’amica mi ha detto: “mica dovremo comprarlo!? Non ce lo regali?” molto irritante, un’altra decisa “io il tuo libro non lo compro!” entrambe scrivono e sotto sotto forse l’invidia per le mie pubblicazioni le ha fatte parlare. Non ho mai puntato sui conoscenti, e i miei libri li regalo di rado, del resto gli editori non forniscono chissà quante copie omaggio, per cui mi toccherebbe comprarli. Trovo che puntare su chi ti conosce sia abbastanza illusorio e denota scarsa conoscenza del sistema e anche ahimè dell’animo umano.

    1. Esatto! Lì rischi di imbatterti in delusioni cocenti, quindi meglio non puntarci niente, anzi, starne ben distanti. Inoltre rimanda quello che è inevitabile: l’individuazione del proprio pubblico che per forza di cose è fatto di magnifici sconosciuti!

  2. Concordo di evitare le persone che ti conoscono. Quelle o ti dicono chiaramente che non lo comprano oppure più ipocritamente affermano il contrario ma in realtà non lo comprano.
    Puntare su chi non ti conosce? E sì, è bello ma è anche difficile da realizzare a meno che …
    A meno che non hai la fortuna di farti leggere da un gruppo di lettori, che non ti conoscono e valutando il valore della scrittura, lo promuovono loro.
    Intanto il problema primario è scrivere una storia con gli attributi.
    Dico poco?

    1. Dici tutto: una buona storia è il vero ingrediente capace di condurre lontano (o almeno: da qualche parte!). Il punto è quando trovi in cima alle classifiche della robetta. Già, ma arrivano lì perché hanno quei “gruppi di lettori” che spingono…
      Ecco perché occorre a tutti i costi inventarsi qualcosa per arrivare ai propri lettori. Ma cosa?

  3. Io a parenti e amici i miei libri li regalo per due ragioni. Comunque faccio loro il regalo di Natale, quindi comprando i miei libri con lo sconto autore spendo comunque meno che per molte altre cose e poi così non mi illudo che li comprino di loro spontanea volontà. Non sento di svendermi, né mi illudo che sia la chiave per fama e successo, semplicemente mi semplifica la vita (anche solo per la risposta alla domanda “cosa regalo a Natale agli zii?) e in fin dei conti mi fa anche piacere, qualcuno che legge e poi mi fa sapere cosa ne ha pensato c’è.
    Far promozione è un’altra cosa, però, meglio non confondere i due aspetti.

    1. Ecco il punto: la promozione è un’altra cosa. Molti credono che partendo da parenti e amici riusciranno a “decollare”, ma invece è necessario “far finta” che non ci siano affatto. Solo in questo modo ci si concentra su quello che c’è da fare: trovare il proprio pubblico.

  4. Io non punto su chi conosco, infatti l’ho detto a pochi e solo a coloro che sanno della mia passione per la scrittura. Alcuni miei amici (che leggono molto) l’hanno comprato di loro iniziativa, alcuni addirittura con entusiasmo; altri invece no, ma non è un gran problema, preferisco conquistare lettori che non sanno nulla di me, perché sono quelli i veri lettori.

    1. Sì, i propri lettori sono coloro che non hanno nulla a che spartire con noi. È difficile trovarli, ma è l’unica strada che vale la pena di percorrere.

  5. Il mio pubblico è sui social. E lì ci sono parenti, amici e sconosciuti.
    Aprire il blog anni prima rispetto alla possibile conclusione del mio primo romanzo può essere una mossa saggia, perché mi consentirà di avere uno zoccolo duro di potenziali lettori, nella speranza che diventino reali….

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