Pubblicato in: editore di se stesso

Francesca

Altro brano di “Insieme nel buio”. Adesso è il turno di Francesca, la moglie di Michele Parodi, entrare in scena in maniera compiuta. E si scoprirà che…
Buona lettura.

A Francesca non era sfuggito che il quotidiano aveva ignorato la testimonianza del marito, e ancora la snobbava. Così aveva chiamato la redazione cittadina dei due quotidiani che si occupavano della città, e provincia. Benché fosse solo una cameraman, conosceva, ed era conosciuta.
Restò sul vago, chiese di eventuali sviluppi, se qualcuno si fosse fatto avanti a testimoniare su qualcosa di visto, udito. Non fece menzione di quanto il marito aveva riportato ai Carabinieri. Nulla. Così come nulla era arrivato alla redazione cittadina della televisione presso la quale lavorava da alcuni anni.
Era a casa da mezz’ora, e la telecamera a spalla Canon riposava nella custodia di pelle nera, un po’ consunta, sul tavolo. Osservò l’orologio alla parete della cucina: segnava le due e trenta, e il marito sarebbe rientrato dopo molte ore. Si alzò, e prese dalla tasca interna della giacca appoggiata alla sedia, una piccola agenda. L’aprì, e ne sfogliò le pagine, sino alla penultima. Lesse il numero di un cellulare, ne compose le prime quattro cifre, ma decise di desistere. Non era affar suo; lei non era giornalista, e aveva altri problemi da affrontare e risolvere. Perché poi si era rivolto proprio a lei?
Già: perché lavorava in televisione.
La gente è bislacca. Ogni volta che scoprivano che lei era un’operatrice di ripresa presso la locale televisione privata, diventava una specie di bizzarro parafulmine per i piccoli guai, le ingiustizie. Non serviva spiegare che lei era quella che non si vedeva mai, stava appunto dietro la telecamera. C’era il numero della redazione cui telefonare per esporre problemi, ingiustizie, e via discorrendo. Macché: non c’era verso.
Una volta arpionato uno di quegli sfuggenti esseri che bazzicano l’etere, le persone non si lasciano abbindolare. Lo tengono, ben stretto: e pazienza se la preda è quella sbagliata. Francesca quello era: una preda sbagliata.
Così la sera di sabato, si era trovata in una tasca della giacca un biglietto. Lo stava per gettare via, avendo lei l’abitudine di trasformare le tasche in una discarica di scontrini, ricevute, fazzoletti di carta, carta di caramelle e cioccolatini.
Quello era diverso. Diceva: “Se vuole sapere qualcosa di più del vecchio scomparso, mi chiami. Non è uno scherzo”. Di seguito il numero di un cellulare.
Si trovava ancora nello studio televisivo di corso Italia; all’inizio sorrise, però prese la telecamera, salutò e uscì. Col biglietto azzurrognolo ben stretto in pugno. In via Torino si infilò in un bar, sedette a un tavolino, ordinò un caffè e rifletté; non c’era molta gente, mentre il traffico lì accanto sulla via, era collassato. Cercò di capire in quale maniera avesse potuto infilarglielo nella tasca della giacca.
Doveva essere successo mentre effettuava delle riprese sul terreno del pensionato scomparso, qualche ora prima. C’era la solita folla di curiosi che si accalcava, con alcuni Carabinieri che li tenevano a bada. Probabilmente costui, o costei, aveva approfittato di un po’ di confusione, generata da un giovane attendente che non si decideva a lasciarla passare. I rilievi erano stati fatti, il suo collega giornalista era già oltre che l’attendeva proprio per realizzare il servizio che sarebbe andato in onda dopo qualche ora. E quel Carabiniere non voleva sentire ragioni, l’aveva presa per un braccio e allontanata. Lei era tornata alla carica, e si era presa anche una spinta. Era finita sui piedi di chissà chi, e addosso a varie persone; aveva chiesto scusa, e infine un altro ufficiale aveva fatto segno di lasciarla passare.
Perché non aveva lasciato il biglietto al suo collega giornalista? A chi sapeva fare il suo lavoro?
Zuccherò il caffè, bevve e ci pensò su, disperdendo lo sguardo sul pavimento chiaro. Qualora si fosse rivelato un contatto genuino, ma ne dubitava, avrebbe passato tutto alla redazione. E per sincerarsene in maniera definitiva, si decise: compose il numero.
Rispose una voce maschile. Lei disse: “Ho trovato il suo numero in tasca. Non ho tempo per gli scherzi.
“Senta. Non è uno scherzo. Devo parlare con qualcuno di questa faccenda.”
“I carabinieri…”
“Ecco, quelli dobbiamo proprio lasciarli fuori. Non mi interrompa, per favore.”
Francesca disse: “Posso conoscere il suo nome?”
“Ha voglia di scherzare? La faccenda è seria, se lo ficchi in testa. E poi le ho detto di non interrompermi, giusto? Dunque, dicevo. Se vuole sapere che fine ha fatto il vecchio, chieda in giro cosa è successo in quella zona un po’ di tempo fa. Diciamo dieci anni fa.”
“Cosa è successo?”

(Continua...)


La domanda è sempre quella: cosa non ti piace? Cosa ti piace?

Se lo desideri, puoi leggere “Insieme nel buio” dall’inizio.

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Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Francesca

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