Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

I 3 punti di forza che uno scrittore dovrebbe avere

le 3 qualità di uno scrittore

 

Facciamo finta che tu non sia uno scrittore o una scrittrice, ma che tu abbia un negozio: vestiti, scarpe, cravatte, batterie per auto. Non vendi. Davvero, non vendi. Sei bravo/a, ma non vendi. Quei pochi clienti che in passato hanno varcato la soglia sono stati trattati bene, e probabilmente torneranno. Ma sono pochi. Quali sono le soluzioni? Abbassare il prezzo?
Ammetto che potrebbe essere una soluzione: ogni tanto. Potrebbe esserla se fosse inserita in una strategia di ampio respiro. In realtà: giù la maschera! Tu non hai alcuna strategia: ecco perché stai leggendo queste frasi. Tranquillo: nemmeno io ho una strategia, per questo rifletto e scrivo questi post.
Quando la gente non ha vie d’uscita, abbassa i prezzi. Regala. E poi spera nel colpo di fortuna che nella maggior parte dei casi NON arriva.

La bravura non basta

Ricorda questo: essere bravi non porta da nessuna parte. Al massimo ti permette di stare ai margini con grande dignità. Puoi accontentarti? Vuoi davvero accontentarti? Ho un sistema per non accontentarmi, e adesso lo condividerò con te.
Vado a dare un’occhiata ai libri più venduti su Amazon.

 

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Adesso i titoli saranno cambiati ma… Io ti cercherò, Tu mi cercherai… Ma organizzare un bel punto di raccolta, così questi individui la smettono di cercarsi?
Lo so, la gente legge quello che vuole. Ma di una cosa sono certo come del sorgere del sole: i miei racconti sono migliori di quei titoli lì. Sono migliori, e non si tratta solo di presunzione.
Il problema dell’azienda Marco Freccero? Non è né abile, né spregiudicata, e per questa ragione resta ai margini.

Attenzione, attenzione

No, non ho scritto in grassetto il titolo per avere la tua attenzione (be’, un po’ sì), ma per ricordarti che sono i 3 punti di forza che conducono uno scrittore ad avere dei clienti/lettori che pagano.

Attenzione

Interesse

Fiducia

La prima però è appunto l’attenzione. La persona ti paga con il suo tempo. Tu mi stai pagando proprio in questa maniera. Dedichi il tuo tempo a queste righe, e non è robetta. A un clic da qui ci sono altre risorse, eppure hai deciso di leggere fino in fondo questo post (almeno spero).
Quindi è tutto qui?

La moneta dell’interesse

Ma no: i punti sono tre, ricordi? Il secondo è quello che riguarda invece l’interesse. Questa è la fase del “Voglio saperne di più”. In pratica chi legge ha la sensazione che la persona non venda fumo (non ti ho mica garantito di vendere migliaia di copie, né di fatturare 30.000 euro in un anno), e per questa ragione vuole vedere dove andrà a parare. Magari chi legge queste righe è capitato qui del tutto casualmente, non ha nemmeno avuto il tempo di sapere chi è Marco Freccero. Ma gli piace quello che sino a ora ha letto e ha deciso di proseguire.

La moneta della fiducia

Infine la fiducia. Ma qui la faccenda si complica. La fiducia è quella cosa che spinge l’individuo a comprare.
Alt! Se pensi che basti qualche post per conquistare la fiducia, ti sbagli di grosso. Anzi, temo che tu non abbia letto con la necessaria attenzione quello che ho scritto in precedenza.
Ricapitoliamo velocemente: hai richiamato l’attenzione del cliente, hai comunicato, in maniera efficace, i tuoi contenuti, e questi hanno rispettato le premesse e lo hanno soddisfatto (una miscela che non è semplice da ottenere). Sai che cos’è la fiducia, o meglio che cosa significa fiducia? Fidarsi di te. O di me. Ma… Io chi sono?
Ne riparleremo.

La domanda delle 100 pistole

E tu chi sei? Vuoi vendere il tuo romanzo: ma chi sei? Perché dovrei darti la mia fiducia (i miei soldi)?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

20 pensieri riguardo “I 3 punti di forza che uno scrittore dovrebbe avere

    1. Il punto è che ci sono una serie di fattori che non si possono gestire. E quelli che al contrario si possono gestire potrebbero rivelarsi inutili, senza la fortuna.
      E d’altra parte, sperare, non fare nulla, non provarci, non conduce da nessuna parte. Insomma, un bel rompicapo!

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  1. Ciao Marco,
    Io però credo che non sia corretta la visione: conosci chi sono e compri il mio libro.
    Al lettore non interessa nulla dell’autore, a meno che questo sia un marchio come King, Connelly e altri.
    Al lettore interessa la storia. Il libro.
    Se tra le mani al lettore capita una storia che avverte interessante (per le sue corde, dal mainstream ai generi) allora compra il libro.
    Tutta la chiave per lo scrittore indie è promuovere il libro. Porlo al centro dell’attenzione. L’editore fa questo (a seconda della sue possibilità, piccolo o grande che sia) pone il libro in contesti che lo mettano in risalto. Incontri in libreria, recensioni positive (quasi sempre dai giornali amici o comprate).
    La visibilità è tutto.
    Io per buona parte della mia vita sono stato commerciante. Il punto numero 1 perché un negozio abbia successo è la collocazione. Una strada commerciale del centro ha una netta differenza tra una strada secondaria di un quartiere di periferia. Il fallimento nel secondo caso è certo. A meno che il prodotto in vendita sia un prodotto unico. Se così occorre compiere una strategia di marketing congrua affinché la gente sappia che in quella strada sperduta esiste un negozio che vende quel prodotto UNICO.
    Da un punto di vista commerciale il web è la più grande opportunità che oggi a noi gli scrittori indipendenti potesse capitarci. Perché rispetto a una realtà stradale, negozio in centro e negozio di periferia, nel web in confini e le distanze sono liquide. Basta un click per raggiungere chiunque.
    Ed ecco il miracolo che stiamo vivendo.
    Prima del self publishing su internet sarebbe stato impossibile che un autore potesse avere successo andando in tipografia a stampare il proprio libro.
    Oggi internet e il pioniere Amazon hanno fatto esplodere il sistema.
    Un autore palesemente sconosciuto può vendere di più di autori affermati e supportati da imponenti campagne marketing degli editori.
    Questo negli Stati Uniti avviene quotidianamente. I casi di best seller di autori indie sono numerosissimi.
    In Italia arretrati come siamo (anche di mentalità) il settore stenta a decollare.
    Addirittura molti aspiranti autori, schifano il self publishing senza comprendere che non è un marchio di scarsa qualità, ma una grande opportunità per poter emergere.
    Ma già l’anno scorso vi è stato un dato molto significativo. L’ebook più venduto su Amazon Italia, non è stato di King, Coelho, Baricco e di tutti gli altri scrittori bestseller, è stato quello di un’autrice indipendente italiana.
    Emerge è possibile. Anzi, paradossalmente è facile (se contestualizzato alla difficoltà editoriale).
    I punti nodali sono due. Aver scritto una storia che possa piacere al proprio pubblico di riferimento e uscire dal guscio compiendo una campagna marketing alla propria portata.

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    1. E se non ci fosse nessuna rivoluzione, ma solo cambiamenti funzionali al sistema (editoriale)? In Italia l’editoria era drogata, questo lo sappiamo: prima dell’auto-pubblicazione si stampavano più libri di quanti se ne potessero leggere. Adesso questo è un dato di fatto che un po’ tutti hanno recepito, e abbiamo che cosa? Una valanga di ebook che nessuno leggerà.
      A meno che l’autore non riesca a creare una piattaforma forte, consolidata, di estimatori, che credano in lui. Che prima di comprare abbiano fiducia in lui. Tu dici che al lettore non importa chi sono io. Ma questo a mio parere è il modo di pensare di “prima”. Prima andavi in libreria, scaffale Einaudi e sapevi che lì trovavi qualità. Adesso anche Einaudi è appannata. Possiamo davvero credere che le persone non badano affatto a chi sono? Io leggo autopubblicati, e prima di sborsare guardo il loro blog; se c’è. Se c’è la pagina Facebook e basta, mi spiace ma non mi interessa.
      Un autore autopubblicato deve ragionare sugli anni, e creare e consolidare il proprio marchio se vuole esserci tra cinque anni.

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      1. Certo che il self publishing è una rivoluzione. Una rivoluzione talmente grande che nel lungo periodo potrebbe far scomparire gli editori così come li conosciamo oggi. Basti pensare alla disparità delle royalty. Dal 7/10% contro il 70%. Il mondo cambia prima per i soldi, da sempre. Saranno gli editori a doversi adeguare al self publishing. Questa è la mia visione di futuro, che è poi suffragata da tanti futurologhi.
        Il mondo si dirige verso l’autoproduzione sotto ogni aspetto. I pannelli solari ci renderanno liberi dall’energia. Ricaricheremo le nostre auto elettriche direttamente da casa, niente più distributori di carburante. Con le stampanti 3D ci stamperemo ciò che ci serve direttamente dalla nostra stanza. Anzi, stamperemo addirittura le case. E tutte queste tecnologie sono già attive. Attendono solo la maturazione, qualche decennio, probabilmente meno visto il ritmo dell’espansione tecnologica. Il self publishing è una parte di questa rivoluzione.
        Sulla piattaforma autore dici giusto. Lo scrittore deve creare una piattaforma di lettori. Questa è la base dello scrittore moderno. Infatti, gli scrittori che pubblicano tramite editore e si credono dispensati di questo compito perché tanto la promozione la fa l’editore, compiono un grave errore.
        Il punto in cui divergo dal tuo pensiero è un altro. I lettori non comprano i libri perché l’autore tiene un blog ed è bravo. I lettori comprano i libri perché cercano trame interessanti. Coinvolgenti. Che possano regalare intrattenimento ed emozioni.
        Tu sei un lettore attento e quando acquisti un libro lo scegli con cura. Ma nel commercio non bisogna mai fare parametro su se stessi. Ma sulla potenziale clientela. Come dice bene Serena il parametro sono i tuoi potenziali lettori. Credi che i milioni di lettori che comprano le 50 sfumature siano lettori attenti? Cercano storie. E sarebbe un errore pensare che fra quei milioni di lettori non ci siano pure i nostri potenziali lettori. Conosco donne che hanno letto le sfumature e Cent’anni di Solitudine. Che alternano letture impegnate a letture da svago. 50 sfumature può essere scritto male, ma in realtà centra il bisogno di romanticismo di svariate donne. Proprio così. Cercando di capire quel successo, interrogavo le lettrici. Molte dicevano una cosa che io non capivo. È un libro romantico. Caspita mi dicevo, e cosa c’è di romantico nelle scudisciate?
        Semplice, la favola di Cenerentola. La povera ma bella che trova il Principe Azzurro bello e ricchissimo. La scudisciata è solo il gusto represso del proibito.
        La maggior parte dei lettori che acquistano su Amazon non ricercano proprio il sito dell’autore. Si affidano alla sinossi e alle recensioni degli altri lettori. Il sito autore lo cercano dopo aver finito il libro, per curiosità se la storia è piaciuta.
        Ma il discorso sarebbe lungo e articolato. Alla prossima. 😉

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      2. Il discorso infatti è lunghissimo 🙂
        Ma le 50 sfumature (che se non ricordo male nasce come auto-pubblicazione) a mio parere non è l’esempio che le cose cambiano. Ma che le cose evolvono.
        Tra 20 anni gli editori ci saranno, meno di adesso ma saranno sempre nevralgici. Saranno più agili, o più grandi, ma non è pensabile che non siano in grado di adattarsi. Lo faranno. E le 50 sfumature sono l’esempio della loro capacità camaleontica di adattarsi: prendono un prodotto con una base di fans, e lo impongono con una capillare e martellante campagna di marketing. Ma questa non è una rivoluzione. È sempre successo così. Quanti libri sono diventati classici o celebri, nascendo come ciclostili?
        Rivoluzione sarà quando gli autori rifiuteranno gli editori e costruiranno il loro successo distante da essi, dai loro uffici stampa. Quando un autore farà completamente a meno degli editori, si affiderà a traduttori di fiducia, a un suo ufficio stampa: quella sarà vera dinamite piazzata alle fondamenta del sistema. Dimostrare che si può diventare celebri, persino dei classici senza passare per una casa editrice sarà il segnale che le cose cambiano. Staremo a vedere ma non sono ottimista.

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  2. Credo che il lettore cerchi più la storia, al di là dell’autore. Io per esempio anche se amo alcuni autori non ho letto tutti i loro libri, magari con il tempo lo farò, ma per ora seguo prevalentemente le storie che possano interessarmi. Dipende non solo dai gusti personali, ma anche dal momento, sicuramente l’autore è un buon biglietto da visita. 😉

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    1. La mia idea invece è che “prima” non si badava all’autore perché… Ti fidavi del marchio. Einaudi. Feltrinelli. Adesso? Adesso io guardo se un autore autopubblicato ha un blog. Lo leggo. Dopo, se mi interessa, compro. Ma se non c’è il blog preferisco lasciare stare. Una pagina Facebook mi dice che costui o costei non ha voglia o tempo, oppure non ci crede. E perché dovrei crederci io? 🙂

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  3. Ciao Marco,
    stavolta non condivido molto. Un lettore cerca divertimento o informazioni, e dell’autore non gliene frega molto se non nel caso in cui gli offra una delle due cose di cui sopra.
    Perciò ti rifaccio – in modo leeeeggermente provocatorio – una domanda che ti ho già fatto tempo fa: chi sono i tuoi lettori? Scrivi per loro? Sanno dove trovarti?
    Non è che la bravura non paga. La James è stata bravissima. Scrive talmente cliché da essere involontariamente ridicola, ma è stata bravissima.
    …mi spiegai? 😛

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    1. Acc! Ma non siamo d’accordo! 🙂
      Io ho pochi lettori. Devo averne almeno qualche migliaio per riuscire ad avere tra di essi quelli disposti a credere in me, nelle mie storie. Anche tu affermi che le persone non sono interessate dell’autore? E perché hai due blog? Non basta una pagina Facebook?
      Al lettore non interessava niente dell’autore una volta, quando c’era l’editore che faceva seriamente il suo lavoro. Adesso che non lo fanno più, oppure che sono rimasti in pochi, i lettori devono per forza capire chi sono. Esisto? Ho una faccia? Un marchio ha il suo peso, la sua importanza. Sono anni in cui o diventi un brand riconoscibile e raggiungibile, oppure sei tappezzeria.

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  4. Credo che i tuoi post facciano riflettere. E questo di certo lo fa. Lo scrittore dovrebbe possedere la facoltà di coinvolgere il lettore – l’attenzione -, di suscitare la curiosità nella storia – l’interesse – e di garantire le sue storie – la fiducia.
    D’accordo in linea di massima. Se trovassi il modo di tradurre in pratica questi tre elementi, sarei a buon punto. Il problema è come. proviamo a sbrogliare la matassa.
    L’attenzione e l’interesse posso ottenerli con la storia. La fiducia non saprei come.

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    1. Non è una cosa che puoi costruire a tavolino. O meglio: la puoi costruire ma passo dopo passo, senza fretta. Senza nemmeno pianificarla perché allora il lettore si accorge che stai mettendo a punto qualcosa di artificioso, e sta alla larga.
      E non sono nemmeno sicuro di essere sulla strada giusta…

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  5. I tre punti di forza di uno scrittore?
    Certe volte penso che bisognerebbe mandare al diavolo tutte le elucubrazioni mentali sui perché e i percome che accompagnano l’attività in cui crediamo. Toh, forse, involontariamente, ne ho pensato uno: crederci. Se ci crediamo noi, in primis, magari abbiamo una possibilità in più di risultare credibili anche agli occhi di chi vorrà leggerci!

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    1. Credo che non sia sufficiente, purtroppo. È importante, si capisce; ma dopo occorre anche cominciare a pensare a cosa fare per raggiungere un pubblico più ampio. Perché lasciare spazio a narrazioni che in fondo non meritano tanto successo? Perché non provare a fare il guastafeste?

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