Pubblicato in: editore di se stesso

Il Giardino della Riviera

Eccoci a un altro brano del mio racconto “Insieme nel buio”. Qui comincia a profilarsi cosa c’è “sotto” (in tutti i sensi). Siccome ho dovuto “spezzare” la telefonata in due post, puoi leggere la prima parte se lo desideri, e poi tornare a leggere il resto.
Buona lettura.

“Un puttanaio, ecco cosa è successo. Hanno scavato, e ci hanno sistemato un mucchio di roba da accoppare mezza città, e ammalare l’altra metà.”
“Addirittura.” Esclamò Francesca, e quasi rise.
“Crede che io la stia prendendo in giro, vero? Rifletta su quanto le dirò. Del vecchio non si troverà nemmeno un capello, glielo dico io. L’unica speranza per la moglie, se moglie aveva, è che voi facciate scoppiare il bubbone. Altrimenti, non ci sarà niente da fare.”
“Ma i Carabinieri…”
“Ridagli coi Carabinieri. Mi stia a sentire. In quella zona doveva nascere il Giardino della Riviera; un complesso residenziale con tanto di villette a schiera, negozi, parco e così via. Il Giardino della Riviera, forse se ne ricorderà, se ne parlò a lungo anni fa. Per quale ragione tutto è sfumato? Perché hanno esagerato, quei fenomeni. Chi ha sepolto quelle porcherie, poi voleva costruirci sopra, ma hanno dovuto lasciar perdere. Gli operai scavando, avrebbero scoperto che cosa si nascondeva, e siccome non potevano ammazzarli sistematicamente tutti, addio al giardino. Per questo non ci hanno costruito niente, e hanno rifilato quei terreni a dei vecchi che adesso non ci cavano un bel nulla.
“Lei ha delle prove?”
“Non ho molto tempo, ora. Si segni questo numero.” Glielo dettò, quindi spiegò: “Sarà inutile richiamarmi a questo, d’ora in poi. Se vuole davvero saperne di più, sa dove trovarmi. E si ricordi di questo: i Carabinieri non sono la soluzione, ma il problema. Alla prossima.”
La comunicazione si concluse in quella maniera. Francesca aveva estratto la penna dalla tasca, e segnato il numero che le era stato dettato.
Un pazzo, sicuramente. Come se in questo Paese non ci fossero abbastanza organi di controllo; mica c’è solo l’Arma. Ma i pazzi, si sa, nella loro immaginazione bacata non scorgono incongruenze. Se anche glielo avesse fatto notare, di certo avrebbe trovato una valida spiegazione. Meglio lasciar correre, e dimenticare.
Quindi aveva pagato la consumazione del bar, e senza rifletterci oltre, era uscita, diretta verso casa.
La sera aveva visto il frutto del suo lavoro tagliato, montato, messo in onda sullo schermo televisivo nella piccola cucina. E mentre scorrevano le immagini, era però sprofondata in pensieri e pensieri.
Doveva essere un megalomane; uno di quei tipi che si inventano storie strampalate, e pretendono per sé la massima attenzione.
Quella sera finì col ricacciare tutto indietro, lontano da sé e da quella piccola casa tranquilla e rispettabile che aveva creato con il più meraviglioso uomo che le mai era capitato.
Finché Michele non gli aveva rivelato la faccenda del Suv, il mattino successivo. Allora aveva sentito il pavimento sotto i piedi oscillare, e un brivido percorrerle la schiena.
Le era venuto naturale dirgli: “Vai dai Carabinieri”. Benché quella voce anonima le rintronasse nelle orecchie, non poteva credere che contenesse un solo grammo di verità. Mentre il marito era uscito, destinazione caserma, aveva composto il vecchio numero di telefono dell’anonimo uomo. Sperava di trovarlo attivo, anzi ne era certa; quella sarebbe stata la conferma lampante di trovarsi con uno dei tanti pazzi tranquilli che percorrono le strade. Ma la voce, pimpante, dell’operatore telefonico, le aveva comunicato che il numero da lei composto, non esisteva.
Fu come scorgere le fauci di qualcosa di cupo e terribile. Poi, si era seduta, cercando di capire quelle fauci, la strana bestia che sembrava avercela con lei, con loro.

(Continua…)


Ti piace? Non ti piace? Se lo desideri, puoi leggere “Insieme nel buio” dall’inizio.

 

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Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Il Giardino della Riviera

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