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In una storia, certi particolari sono più particolari di altri

certi particolari sono più è particolari di altri
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Mentre scrivevo le prime righe del racconto “Cinzia” (che puoi conoscere un po’ leggendo questo estratto) ho notato che questa giovane donna, prima di uscire, prendeva il foulard e lo metteva al collo. E quindi?
Di solito lo si usa per mascherare la pelle cadente del collo, ma lo fanno le signore di una certa età (e in questa maniera mi sono giocato la simpatia di una importante fetta di pubblico: le lettrici oltre la cinquantina. Ecco perché non sfonderò mai).
Ma Cinzia era giovane.

La fretta ammazza le migliori storie

Al principio io non ho affatto badato a questo particolare: non poteva essere un vezzo? Una moda? E di fatto l’ho accantonato. Solo proseguendo nella scrittura, nella riflessione, mi sono reso conto che di tanto in tanto Cinzia se lo sistemava: attenzione. Non che fosse sempre lì con le mani attorno al collo. Se sentiva suonare alla porta di casa, andava a vedere chi fosse, e prima di aprire, se lo metteva.
Un personaggio a suo modo interessante. E continuando a osservarlo, notavo che aveva un atteggiamento duro nei confronti della gentilezza di un vicino di casa; forse troppo. Erano un insieme di segnali che lei mi inviava, che uno più sveglio avrebbe capito sin dal principio; ma solo verso la fine la faccenda si chiarisce.
E con questo che voglio dire? Esatto: che occorre procedere coi piedi di piombo. A mio parere già all’inizio, soprattutto in una storia breve, ci sono degli elementi, o indizi, che possono svelarne il senso. Non è sempre così, in effetti: può darsi che a volte si tratti solo di un particolare semplice, senza nessun significato. E come faccio a capire quando è buono e quando è fasullo?
Non ne ho idea. O meglio: se sei bravo capirai da te quando una certa condotta è foriera di significati o situazioni più complesse. Devi ascoltare, osservare, startene zitto e buono.

Ogni personaggio ha un segreto

Il mio metodo di lavoro (per quello che può valere), prevede una rilettura delle parti già scritte. Lo so, non si dovrebbe: tutti dicono che bisogna scrivere, arrivare al punto e al dunque e pure al finale, e dopo ricominciare.
Io non ci riesco. Questo è anche dovuto al fatto che scrivo nei ritagli di tempo. Riprendo quello che scrivo e siccome non ricordo quello che ho prodotto me lo rileggo e allora dico: “Ah, ecco. E adesso?”. E mi rendo conto che forse quel personaggio ha da dirmi qualcosa. Una sorta di segreto.
E adesso ti dirò la verità: quel personaggio non ha voglia di proclamarlo sui tetti. Spesso se ne vergogna. E ha ragione: vero è che in televisione un sacco di gente ci va per mettere in mostra tutto, ma davvero tutto. Ma la narrativa, almeno una certa narrativa, è uno dei pochi baluardi onesti e reali che ci sono rimasti. Per questa ragione certi personaggi, e storie, sono difficili: agiscono ma con riluttanza. Hanno dei gesti, o fanno delle allusioni, ma anche in questo caso quasi controvoglia. Nascondono qualcosa.

La domanda delle 100 pistole

Hai mai avuto a che fare con un personaggio che si nasconde?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

8 pensieri riguardo “In una storia, certi particolari sono più particolari di altri

  1. Ricordo il tuo racconto, è un bel personaggio, di quelli che hanno sofferto.
    Si anch’io ho scritto di personaggi che si nascondono e infatti alcuni particolari servono a fornire gli indizi di quello che dopo verrà svelato. A me capita spesso e lo faccio quasi inconsapevolmente, poi mi accorgo che nella descrizione iniziale del personaggio ho inserito un elemento che serve poi a svelarlo meglio.

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    1. Ma anche tu devi avvicinarti in punta di piedi al personaggio: non è detto che abbia voglia di condividere con te il suo segreto! Ci vuole riflessione, prudenza, studio, silenzio: altrimenti ti sfugge via…

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  2. Belle queste tue riflessioni. E poi dicono che i personaggi non hanno una vita loro!
    Anche io come te rileggo spesso le parti scritte, mi serve per riprendere il filo. E sono d’accordo che la fretta non è una buona consigliera, i personaggi vanno conosciuti a fondo, perché non sempre si svelano alla prima scena.

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    1. E poi c’è anche il timore di guastare tutto. Di rovinare con le proprie manacce la storia. Di non essere abbastanza perspicace per comprendere che cosa si nasconde dietro le apparenze.

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  3. Una riflessione profonda, uhm! Alcuni miei personaggi si nascondono, sì, eccome! E io sto lì a osservarli per vedere se avranno a un certo punto il coraggio di venire fuori nella loro autenticità. Certe volte non siamo noi autori a muovere i fili dei burattini, protagonisti delle nostre storie, ma sono loro che ci dicono dove dobbiamo condurli.

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    1. Io non credo mai nel personaggio-burattino, e nello scrittore che guida. Al contrario, penso (ma è qualcosa di recente), che il lavoro di chi scrive sia “solo” quello di creare le condizioni perché il personaggio metta bene in chiaro cosa vuol dire. Chi scrive è al servizio della storia, o almeno dovrebbe provarci!

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