Pubblicato in: editore di se stesso, letteratura straniera

Un luogo può cambiare la vita?

un luogo può cambiare la vita
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Ci sono luoghi, oltre a certe letture, capaci di farti vivere delle esperienze illuminanti? Paesaggi attraverso i quali ci si muove, e si sente di vivere qualcosa di definitivo, capace di fare da spartiacque? Eccome!
Tutto questo nasce dalla riflessione scaturita dopo aver letto la biografia dello scrittore George Mackay Brown. Nel 1946 lui e un gruppo di amici erano andati all’isola di Hoy (fa parte delle Orcadi). Avevano affittato un camion da un agricoltore e se ne erano andati a zonzo. Sino a capitare a Rackwick. Quella valle fu per lui una delle esperienze più forti della sua vita.

Un effetto dirompente

Già, noi pensiamo che le amicizie, l’ambiente in cui viviamo, e poi le letture, ci plasmino, ed è vero. Ma la faccenda non si conclude certo con questo genere di esperienze. Siamo animali sociali, che bazzicano in giro, camminano, viaggiano… E a volte succede che una città o un certo ambiente abbia su di noi un effetto dirompente. Può essere vicino a noi o molto distante. Può accadere in ogni momento. È una delle tante cose sulle quali non abbiamo alcun potere: subiamo. Cadiamo vittime di una specie di agguato.
In quei momenti, ogni fibra del nostro essere è attenta. Recepisce e cattura ogni cosa. Anche dopo, negli anni, ritornare alla memoria a quegli istanti potrebbe essere utile per ricaricarci, ridare senso e ritrovare la forza per continuare ancora un po’. Il ricordo di quella esperienza, anche se si sfoca, si indebolisce, resta vicino a noi. Assieme anche a una consapevolezza: non siamo in grado di definire, spiegare nel modo migliore quanto vissuto. E qui sorge un problema: ma come, ci sono delle esperienze che non si riescono a descrivere?

Il dono

Be’, immagino proprio di sì. Certo, è possibile scriverne, e parlarne; è però in quegli istanti che si comprende alla perfezione come certe esperienze siano davvero personali. Innanzitutto si è gelosi e non si desidera farne parte con altri. Ma non si tratta di egoismo, bensì della scarsa capacità della parola di rendere in maniera perfetta, quello che abbiamo vissuto. Per questa ragione si preferisce tacere, o parlare poco. Oppure, si racconta e si parla, ma certe sfumature restano con noi, per sempre.
E poi, si ha l’idea (o forse è una suggestione?) che sia davvero un affare riservato a noi solamente. Un dono è per noi, e non per altri.

La domande delle 100 pistole

Esiste un luogo che ti ha colpito talmente tanto, da sentire la tua vita a una svolta?


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

16 pensieri riguardo “Un luogo può cambiare la vita?

  1. I luoghi possono cambiarti la vita per tanti motivi, o perché vuoi scappare via oppure perché ti conquistano al punto da desiderare viverci.
    Ho provato qualcosa del genere quando sono stata a Londra, mi sono sentita a casa anche se era la prima volta che ci andavo.
    Effettivamente certe sensazioni sono difficili da esprimere.

    1. Londra. Interessante. Io ho sempre pensato a qualcosa di più tranquillo, non una metropoli. Magari un parco, un paese fuori mano, un paesaggio che all’improvviso si spalanca davanti allo sguardo. A me Roma piace, per esempio, e piace tantissimo. Ma certi luoghi in Umbria, o in montagna (Valle d’Aosta, o Trentino), mi sono carissimi.

  2. Secondo me, certe sensazioni sono difficili da descrivere, perché fanno parte del nostro intimo. Sensazioni generate da luoghi o persone. Messe sulla carta, perdono di efficacia e non riescono a trasmettere al lettore quello che abbiamo provato,

    1. Il nocciolo di tutto è che le parole (scritte) non sono poi così potenti. Quelle “dette” hanno una maggiore efficacia perché hanno l’aiuto del tono della voce, della mimica facciale… Ma nel complesso alcune sensazioni sono affar nostro e di nessun altro.

  3. Se parlo della mia infanzia, sicuramente le montagne e le foreste del Trentino, ma anche i suoi cieli stellati. Sono sicuramente più montanara che marinara, nell’animo. Se mi riferisco alla mia età adulta, la città di Parigi: anch’io mi sono sentita a casa la prima volta che ci sono andata (come Giulia), forse perché lo desideravo da tanto tempo. Ci sono ritornata altre tre volte, e ogni volta è stato lo stesso!

  4. L’isola di Capo Verde: è stato il viaggio della mia consapevolezza sociale.
    In che modo descrivere un luogo? Chiudendo gli occhi e rivivendo quell’esperienza come se non fosse mai passata. In uno stato di meditazione si possono rievocare suoni, odori, sapori. Si può ricordare tutto. 🙂

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