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Mai visto un estirpatore di ceppi?

scrittura e luoghi
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Uno dei finali di racconti che preferisco si trova all’interno della raccolta intitolata “La bellezza di Merab” dello scrittore svedese Torgny Lindgren. Merab è una mucca. Il racconto in questione è “L’estirpatore di ceppi”. E questo finale è una scena che ovviamente descrive una tragedia: marito, moglie, figlia, e appunto lui: l’estirpatore di ceppi.
Però non è di questo che desidero parlare.

Mai visto un estirpatore di ceppi?

Bensì di Torgny Lindgren, o meglio del suo attaccamento alla terra d’origine, il Vasterbotten, una zona della Svezia che si trova a nord. Praticamente tutta (o buona parte), la sua opera si svolge lì.

“Allora si spezzarono le ultime radici, cedettero di colpo e il ceppo, finalmente libero, si mise a dondolare e a girare come preso da una collera terribile, e Jakob era impotente, sentiva solo la voce di Gerda dentro di sé, e la radice più grossa del ceppo gli diede un colpo tremendo all’articolazione dell’anca, sul tendine dell’anca, un colpo così violento che lui si piegò in avanti, le sue dita lasciarono definitivamente la presa e tutto il peso e la forza del ceppo ritornarono alla manovella.”

Attaccamento alla terra d’origine vuol dire un mucchio di cose. Per esempio conoscenza di un estirpatore di ceppi, del suo funzionamento. Se chiedessi a chi legge queste righe come è fatto, come funziona, non lo saprebbe nessuno. Certo, c’è Internet, e basta rivolgersi a Google per avere un’immagine, poi con un po’ di pazienza in più si può approfondire l’argomento cercando di comprendere il suo funzionamento.
Se tuttavia racconti, ti trovi nella necessità di rendere questa macchina visibile, e di spiegarne a grandi linee il funzionamento, a persone che non ne sanno un bel nulla. Quella frase:

e tutto il peso e la forza del ceppo ritornarono alla manovella.

spiega tutto. Spiega che chi scrive in quel modo lo ha visto in azione, forse lo ha azionato lui stesso, oppure ha parlato a lungo con persone che hanno usato quel tipo particolare di macchina. Perciò: conoscere per spiegare.

Eh! Quanto la fai lunga! Il lettore legge e non si cura di questi dettagli”.

Non se ne cura perché sono dettagli curati. Quindi nemmeno se ne accorge. Apri il rubinetto dell’acqua e cosa esce? Acqua. Se domattina non uscisse niente ti renderesti conto, nel giro di cinque minuti, quanto quel “dettaglio” chiamato acqua, che hai a disposizione con zero sforzo, è fondamentale. E quanto occorre per portarlo nelle case di milioni di persone. Credi sul serio che una storia sia molto diversa dal portare acqua nelle case?

L’odore della realtà

Avevo iniziato a parlare (meglio: ad accennare) del Vasterbotten ed ecco che parliamo di… acqua. E che c’entra con le storie?
Credo parecchio. Alcuni pensano che raccontare storie voglia dire descrivere una realtà diversa da quello nella quale si vive. A mio modo di vedere, è soprattutto nel luogo dove si vive che si gioca la partita. È lì, sul pianerottolo del condominio di casa tua che devi dimostrare di saperci fare. Se riuscirai a rendere l’odore della realtà che hai accanto, potrai andare distante.
Le mie storie sono ambientate nella città di Savona (nella prossima raccolta di racconti però, un personaggio si sposterà a Roma). Una città che perderà la prefettura, a quanto pare. Ma non è questo il punto, né rappresenta un problema. Infatti, si sa (o si dovrebbe sapere) che quando si racconta una storia, si manipola. Non si compila una guida turistica. Di certo i luoghi sono delle scuole, e chi racconta delle storie, o aspira a farlo, dovrebbe tenerne conto. Non vergognarsene. E neppure dovrebbe sottovalutarne la forza.

La domanda delle 100 pistole

Mai stato in Svezia? E soprattutto: mai visto un estirpatore di ceppi? Io sì.


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

2 pensieri riguardo “Mai visto un estirpatore di ceppi?

    1. Esatto. Ma la documentazione è meno frequente di quel che si pensi. La scrittrice Flannery O’Connor confuse paraurti con parafango; e io dico che ci può stare. Ma il suo editor? Eppure parliamo di una delle più importanti scrittrici statunitensi. Ma si potrebbe anche ribattere che non bisogna produrre qualcosa di perfetto, ma che comunichi. Insomma, l’argomento è complesso…

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