Pubblicato in: editore di se stesso, letteratura straniera

Raffigurare o affermare? Il bivio di chi scrive

priamar savona

Anche queste sono in fondo “questioni di lana caprina”, e si può benissimo vivere senza rispondere a questo genere di domande, anzi; senza nemmeno porsele.
Scrivi e basta, tuoni e fulmini! Nessuno (o quasi) di quelli che occupano le classifiche si fa tutte queste domande!
E questo non ti fa venire alcun sospetto, vero?

Raffigurare? In che senso?

Oh, ecco. Adesso sei qui e ho tutta la tua attenzione (be’, quasi tutta). E prima di inoltrarmi nell’argomento: ognuno legge quello che vuole e scrive quello che preferisce.
Tuttavia, anche un mulo capisce che c’è una certa narrativa parecchio differente rispetto a quella che va per la maggiore. Qualcuno prova a farla, a dispetto della scarsa considerazione che raccoglie.
Esiste infatti la letteratura di evasione, che va a gonfie vele. Agisce un po’ come il lavoro del notaio: prende atto e procede.
E poi?
E poi c’è chi scrive della realtà non per fare l’elenco delle cose che vanno male; o per educare. Bensì per raffigurare.
Ecco, forse è il caso di fermarsi su questo verbo: raffigurare. Che vuol dire rappresentare, o anche riconoscere nelle cose e persone più di quanto si creda.
Ah, dimenticavo. Non sto dicendo che io, modestamente, faccio tutto questo: ma che ci provo, questo sì.
Ma questo cosa comporta, ti chiederai. Se bazzichi da un po’ su questo blog, dovresti già saperlo…

Obbedire alla realtà

Ma diciamo che sei nuovo di queste parti. Benissimo.
Allora: in un racconto che ho scritto e che leggerai (forse) tra un anno, la protagonista se la passa male (tanto per cambiare).
Poi in un bar trova un vecchio che le racconta una storia della Seconda Guerra Mondiale, o meglio, un episodio. Che alla luce del finale renderà chiaro il senso del titolo del racconto.
Non hai capito un bel nulla, vero? Non devi, infatti. Sono io che devo “solo” fare in modo che l’episodio, e il finale, raffigurino al meglio che cosa è successo.
Io faccio in modo di portare la storia sui “soliti”binari: la crisi, per esempio. Così che alcuni lettori saranno indotti a pensare:

Ma certo!

Poi la porto da un’altra parte, e scommetto che qualcuno dirà:

Gne! Gne! Gne! La solita visione vecchia e superata!

Entrambi non avranno capito niente, ma se saranno disposti a tacere e ad ascoltare, forse capiranno qualcosa leggendo il finale.
Perché pure chi legge, non solo chi scrive, deve obbedire alla realtà. Tacere e ascoltare. Per arrivare a rispettare la realtà.

La domanda delle 100 pistole

Quale romanzo di Stephen King non ti è piaciuto? Soprattutto: che c’entra questa domanda con l’argomento del post? Boh!


Prima la storia, poi il lettore

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Autore:

Raccontastorie

9 pensieri riguardo “Raffigurare o affermare? Il bivio di chi scrive

  1. “Raffigurare”: mi piace. Questo verbo ha un significato differente rispetto al più comune “mostrare”. Crea un’analogia fra un testo e un dipinto. Mette in luce un nuovo aspetto della scrittura, quello puramente visivo. Potrebbe diventare un imperativo! 🙂

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  2. Io preferisco la letteratura di evasione, ma leggo un po’ di tutto. Non vado però a cercarmi storie struggenti su problemi sociali, perché ne ho le scatole piene nella realtà e quando leggo – e quando scrivo, anche – voglio distrarmi.

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    1. Ah! Allora siamo su piani diversi! 🙂
      Però potremmo anche dire: che cos’è l’evasione? A me certi generi non piacciono affatto. Ma i gialli di Simenon, sono o non sono evasione? Be’, sì; Simenon li scriveva per battere cassa, e ci è riuscito alla grande. Ma sono pure un’ottima scuola per imparare a scrivere. E poi, ha pure scritto romanzi che sono ottimi!

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    1. Per King consiglio: “Misery” e “Dolores Claiborne”. Sono stati i primi libri di King, e sono stati un ottimo ingresso nel mondo di questo scrittore. E non scordiamoci “On Writing”, adesso in una nuova edizione e tradizione!

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  3. Secondo me la scrittura dovrebbe accendere l’immaginazione. ovvero leggere vedendo quello che sta scritto e ascoltando le voci dei protagonisti. Però non sempre è possibile e non sempre lo scrittore ci riesce.
    Non so come catalogare questo ma per me è il tocco massimo che un romanzo, racconto, post può raggiungere.

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