Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Caro Marco Freccero, ma le tue storie sono ambientate nell’Ottocento?

ebook cardiologia non hai mai capito niente

 

È un aspetto che non avevo mai considerato. Solo qualche giorno fa mi sono domandato: “Ma i miei racconti, sono davvero ambientati nel magnifico e progressista XXI secolo, oppure al tempo dei bacucchi?”. E mi sono pure dato una risposta, perché sono una personcina giudiziosa e molto assennata. In effetti…

Mancano solo i servi della gleba

In “Non hai mai capito niente” c’è un racconto dal titolo “La fortuna che abbiamo”, dove il protagonista dice:

Sono il responsabile del reparto di informatica.

E poi? Il resto della storia ha ben poco di informatico. In generale non c’è niente di tecnologico.
Lo stesso vale per “Cardiologia”, mentre la prossima raccolta di racconti…  Fammi dare un’occhiata. Esatto, non c’è niente del genere.
Certo, ci sono i cellulari. Ma Facebook, e tutte quelle robe lì, non ci sono proprio. Uno potrebbe pensare che manchino solo i servi della gleba.
Ma no! Cosa vai a pensare! I miei personaggi si muovono spesso a piedi, è vero. Ma anche in automobile. La bambina che incontri in “Il solitario” (dentro “Cardilogia”), ha un tablet! Lo usa per studiare l’inglese. Ne “La cattiva sorte”, il giovane senza gambe si occupa di siti Web. Eccetera eccetera. Ma hanno cose più importanti da fare.
Attenzione. Anche se sono un vecchiaccio cinico, non sono uno di quelli che parla di realtà, e realtà virtuale. O del “popolo del Web”, al contrario.
La Rete è nella nostra vita come il riscaldamento, l’acqua corrente, l’energia elettrica. Ma sino a questo momento nessuna storia che è uscita dalla mia tastiera ha messo al centro la tecnologia.

Per chi mi hai preso? Per uno scrittore?

Bravissimo.
O bravissima. Hai capito al volo il nocciolo della situazione.
Per il momento queste cose non sono oggetto delle mie storie, e magari non lo saranno mai. Faranno forse da cornice, i vari Twitter e Facebook, ma non credo che diventeranno i protagonisti.
D’altra parte, dopo che ti ho detto che Sempronio ha l’iPhone 6 Plus, ci siamo intesi, vero? È chiaro che non lo userà solo per telefonare. In teoria un dispositivo del genere viene usato anche per telefonare, ma pure per altro (altrimenti perché acquistarlo? Nokia produce dei buoni cellulari da 50 euro). E diventa superfluo star lì a spiegare che cosa ci fa. Tu lo sai, io lo so.
C’è da aggiungere anche un altro aspetto. Io non sono poi così bravo. Racconto delle storie, fine. Come sai, non ho voglia di fare il maestrino e di spiegare al popolo come deve pensare e cosa deve pensare, e dire. E poi non sono capace.
Invidio certi scrittori che riescono a costruire storie complesse, stratificate. Con tutte quelle robe lì (che tra l’altro conosco; quindi non si tratta affatto di rifiuto).
È che io amo smontare.

Tutti fenomeni quando tutto va bene

Sì, hai letto bene. Smontare. Rendere semplice. Togliere gli orpelli, i fronzoli e vedere come se la cavano le persone. Perché la gente è interessante quando è messa in un angolo.
Quando sfreccia sulle strade della Costa Azzurra a bordo di una Jaguar… Be’, sono capaci tutti a essere belli e giovani e gentili. Lì c’è però la maschera.
Quando al contrario perdono il lavoro; o sono in difficoltà. Ecco: la maschera cade e si vede bene chi è. Cosa vuole davvero. In cosa crede. Se crede in qualcosa. A me piacciono quei personaggi che la sorte ha smontato. Che magari sono stati abbandonati lungo la strada come… erbacce! Esatto! Ma allora leggi sul serio questo blog, i miei complimenti.
Adesso tu mi dirai:

Guarda che pure i ricchi hanno i loro drammi. A volte agghiaccianti quanto la perdita del lavoro.

Lo so bene. Ma io non sono bravo, te lo sei scordato?

La domanda delle 100 pistole

E tu sei tecnologico? I tuoi personaggi twittano? Giocano a Call of Duty? WhatsApp? O preferiscono Telegram?


Leggi l’anteprima di Cardiologia in PDF su Dropbox.

Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente.

16 pensieri riguardo “Caro Marco Freccero, ma le tue storie sono ambientate nell’Ottocento?

  1. Come ben sai, i miei testi, qualora li scrivessi, sarebbero ambientati nel 2016, ma non trovo necessario che i personaggi twittino o scrivano su facebook se la faccenda non entra nell’economia della storia. Se parlassi di un adolescente forse inserirei i gruppi su watshapp e il resto, perché sarebbe anacronistico non metterli. Ma se il protagonista è adulto, dipende dalla storia: se internet lo usa e serve alla narrazione, lo metterei, altrimenti no.

    1. Credo che non riuscirei ad ambientare qualcosa nel futuro, e nemmeno nel passato. Ma nemmeno negli anni 90 o 80, perché richiederebbero comunque studio e verifiche, e io non ne ho molta voglia. Quindi pure io ambiento tutto ai giorni nostri, e così non ci penso più.

  2. Io in un prossimo romanzo ho menzionato Facebook e la sua chat e anche Google ed è sempre lo stesso personaggio che usa queste tecnologie, ma è stata la prima volta… Ah, ora che mi ci fai pensare, ho nominato anche iPhone e iPad sempre in questo romanzo. Nel prossimo invece ho nominato instagram e iPhone per una scena. Per il resto non mi piace molto usare questi mezzi, almeno non per il momento. L’ho fatto perché l’economia della storia lo richiedeva e aveva un tiro diverso dal mio solito scrivere.

    1. Be’, ma tu sei andato ben oltre, e fai finta di nulla?😉
      In “Joe è tra noi” mi pare di ricordare che l’ambientazione fosse… da qualche parte nel futuro?

  3. Nel mio romanzo ambientato negli anni ottanta, ho fatto davvero fatica a non inserire riferimenti alle nuove tecnologie. Sembra incredibile ma negli anno ottanta per telefonare quando eri fuori casa dovevi cercare una cabina telefonica!
    Quindi sono stata attenta a costruire la situazione inserendo anche la difficoltà di dover comunicare attraverso altri canali. Neanche fosse un romanzo storico!
    Il problema non si pone con il mio terzo romanzo è ambientato ai nostri giorni, sì qualche personaggio è anche su facebook, ma la cosa viene citata perché qualcuno va a “sbirciare” il suo profilo…

    1. Negli anni 80 c’erano ancora i gettoni (mi pare), poi vennero le schede e le monete. Il primo cellulare che vidi era un Panasonic che in galleria non prendeva nulla, in pratica era una valigetta con la cornetta che aveva sul dorso i tasti (se non ricordo male).

  4. Sono tecnologica per dovere, in fondo anch’io mi trovo messa alle strette. Siamo incatenati come Prometeo alla roccia, e la tecnologia ci rosicchia il fegato ogni giorno un po’. L’unico romanzo dove i miei personaggi usano la tecnologia è “Gli immortali” che non ho mai pubblicato, ma si limitano a computer, cellulari e mail. L’ambientazione è nel 2004, per cui non c’era ancora l’uso compulsivo dei social e di telefonini particolarmente costosi.

    Per tutti gli altri, essendo ambientati dal Medioevo alla Rivoluzione Francese, il problema non si pone!🙂

    1. Be’, Medioevo e Rivoluzione Francese: sei in una botte di ferro! Con la tecnologia di adesso, per esempio, Raskolnikov finirebbe dentro in poche ore, non ci sarebbe tutto il “resoconto psicologico” del delitto fatto da Dostoevskij, né il gioco “gatto col topo” del procuratore con il buon Raskolnikov. L’ho sempre pensato: mi ha rovinato il 900 (e anche il 2000)🙂

    1. Anche io dovrei farlo, me ne rendo conto. Uso la tecnologia, e più dei personaggi di cui racconto le storie. Forse c’è un problema, oppure no. Però, come ho scritto, a me interessa soprattutto mostrare cosa succede alle persone quando perdono qualcosa. In tutto questo la tecnologia non mi serve, e non serve nemmeno a loro.

  5. Ammettilo, non sei tu che ambienti le storie nell’800, è Savona ad essere ambientata nell’800 e frequentata sporadicamente dalla contemporaneità🙂
    Scrivo abbastanza spesso di social media, videocamere, videogiochi, ma più come tavole ouija dei nostri tempi che come innocui strumenti quotidiani.

    1. Magari Savona fosse nell’Ottocento! Sarebbe almeno una città interessante. Sembra sempre più una città fantasma del selvaggio West, ci mancano solo i cespugli che rotolano per le strade.

      1. E dirò di più. Negli anni Ottanta pensavo che fosse una città morta, ma al confronto di quella di adesso, era Parigi!

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