Pubblicato in: costruire un brand, letteratura straniera

Per scrivere devi abbassarti, non innalzarti

sassello via interno

 

E già: uno pensa, adesso mi metto a scrivere così gli faccio vedere con chi hanno a che fare. Perché essi (“essi” chi? Boh!), credevano che io fossi così, mentre invece sono cosà!
Ma adesso loro (“loro” chi? Sono altri, oppure quelli di prima?), impareranno che qui c’era uno coi fiocchi che però non hanno saputo apprezzare. E quindi se ne accorgeranno eccome, costoro (pure “costoro” adesso? Ma che razza di post è questo?), sì, sì, proprio così. E infine mi ringrazieranno.
(CHI, di grazia, dovrebbe ringraziare? “Essi”; “Loro”; o “Costoro”? E ringraziare di cosa?).
E se invece fosse tutto sbagliato (in effetti è tutto sbagliato)?

Mozart, sempre Mozart, fortissimamente Mozart

Sempre mantenendo come stella polare l’idea che io scrivo quello che voglio, e tu leggi quello che vuoi, qualche riflessione sulla scrittura ogni tanto bisogna farla. Sia perché in questa maniera le persone credono di avere a che fare non con uno di quegli autori autopubblicati, spelacchiati e brutti, ma con un autore autopubblicato che si fa le domande, e fornisce pure le risposte.
Mica lenticchie e cotechino.
Sia perché, facciamocene una ragione. C’è una certa differenza tra “Imagine” di John Lennon (puro orrore), e il “Requiem” di Mozart (sublime).
Ma accanto a Mozart, sono poche le cose che possono resistere. Ed è giusto che sia così. Il nocciolo è che non si deve rendere tutto democratico e uguale, perché non tutto è democratico e uguale. Parecchie cose quindi hanno più valore di altre, e pazienza se qualcuno frigna e pesta i piedini.
Mozart è una di quelle cose lì, elevate. Il loro scopo è ricordare a ciascuno di noi cosa siamo: dei miserabili.
Come dici? Non capisci dove voglio andare a parare? Ottimo.

Il messaggio in bottiglia

Chissà se IO so dove voglio andare a parare. Ah, ecco, ora ricordo.
La scrittura può essere un mezzo (non certo l’unico, un altro è Mozart, Bach o Beethoven), che il povero autore offre al lettore per indagare il mistero dell’essere umano. Ma qui ci sono almeno due problemi: il povero autore è all’altezza? E soprattutto: il lettore ce la farà?
Quello che molti narratori affrontano, e credono sul serio che sia il loro scopo, è di parlare all’intelligenza di chi legge. Sembra qualcosa di perbene, elevato e chic, e quindi tutti non solo sono d’accordo, ma si sforzano di esserne all’altezza.
Eppure… A me pare che certi autori (ma certo: mica tutti. Pochi. Una manciata), spesso abbiano mandato un messaggio in bottiglia nemmeno troppo criptico. E che dice questo messaggio?
Che non si deve parlare all’intelligenza, perché l’intelligenza è come l’acqua, l’umidità, la muffa: si infila dappertutto. Danneggia, rovina e sporca. Non è a queste belle persone intelligenti che ci si dovrebbe dirigere o meglio: non è alla loro intelligenza.
E allora?

Cormac McCarthy docet

Già, allora? Allora il lettore ideale, ammesso che esista, ma bisognerebbe far finta che esista, e vedrai che magicamente costui o costei apparirà in tutta la sua bellezza, è quell’essere che non si limita ai fatti, ma guarda oltre. Perché essi non si esauriscono lì, in quel momento e in quell’istante, ma rimandano ad altro.
Uno scrittore come Cormac McCarthy parte dalla realtà eccome, ma si ferma lì?
“Non è un paese per vecchi” è soltanto la storia della violenza di uno psicopatico assassino?
Di certo questo appare evidente dalla quarta di copertina. Ma non era affatto intenzione di questo autore statunitense fare il notaio di una realtà che se ne sta andando serenamente al diavolo. Semmai usare quello psicopatico assassino per ricordare che si programma tutto, anzi, si può sognare di programmare ogni cosa, perché si può, si deve, lo vogliamo e lo possiamo fare. E guai a quelli che si permettono di dire: “Forse è il caso di rifletterci su. Così, tanto per far lavorare un po’ quei due neuroni che altrimenti se ne stanno lì a prendere polvere”.
E cosa succede, un bel giorno? Che fai una scelta avventata, una sola, piccola scelta; tanto non ti vede nessuno, non c’è nessuno nei dintorni. E quello che ti rotola addosso non è niente di prevedibile e programmabile.
È il mistero, bellezza, e non è affatto detto che sia una bellezza.

La domanda delle 100 pistole

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14 pensieri riguardo “Per scrivere devi abbassarti, non innalzarti

  1. “Non è un paese per vecchi” è un bel romanzo, anche se uno di quelli che mi sono piaciuti meno dell’autore. Però il titolo è perfetto: riflette benissimo il cambiamento della realtà.

  2. Ho letto solo Il buio fuori di McCarthy, e… mi é piaciuto e non l’ho capito (non uso il ‘ma’ perché non è detto che le due cose debbano essere in opposizione).
    Di mio, non so se sono all’altezza. Non ho motivo di proclamare che ce la farò. Però, intanto, ci provo.

    1. Lo scopo deve sempre essere enorme. Fallirai? Almeno hai osato. Cosa è meglio, fallire cercando di scalare l’Everest o monte Ciccia di 126 metri? ;)))

  3. Ho letto solamente “Non è un paese per vecchi” dopo aver visto il film, e quindi non sarebbe giusto giudicare un autore da un solo libro. Il romanzo mi era piaciuto, e più che altro ero curiosa di vedere se il film fosse fedele al libro. Il titolo di questo romanzo è stato ripreso per inaugurare tutta una serie di titoli giornalistici: “Non è un paese per donne, “Non è un paese per giovani”, “Non è un paese per bambini”.

  4. Non ho mai letto Mc Carthy (rimedierò!) ma penso che senza un messaggio in bottiglia la mia scrittura perderebbe il suo senso. Sono sincera: il mio ideale di scrittura è quella che non solo intrattiene, ma anche comunica. Altrimenti, al lettore, farei prima a offrire una cena: spenderei di più, ma faticherei molto meno.😉

    1. Prima di tutto: comunicare. Sempre. Altrimenti che si fa, si pettinano le bambole?🙂
      Guarda Dickens: comunicava, intratteneva… Un po’ tutto insomma.

  5. Era: “cotiche con le cozze”, per la precisione. Lo dico a favore di “costoro”; non si sa mai che leggano davvero, costoro. Detto questo, del caro Mc ho letto Cavalli selvaggi e ho in programma di leggere Sulla strada.

    P.S. definire “Imagine” orrore mi sembra un tantino sofistico…

    1. Grandi romanzi entrambi, a mio modo di vedere. A parte forse quello che è servito da sceneggiatura per il film di Ridley Scott, che non mi pare molto interessante, posso dire che di solito non sbaglia un colpo.

      “Imagine” la detesto. Mi sono trattenuto. Grandi Beatles, ma lui… Bocca mia stai zitta che qui si scatena l’inferno🙂

  6. Adoro McCarthy e ho letto quasi tutto di lui. Mi rimangono Il guardiano del frutteto, Figlio di Dio e Meridiano di sangue. Ma stai dicendo che forse ha in cantiere un nuovo romanzo?😉

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