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Come gettare sul lastrico la Ferrari? Producendo la Vespa!

priamar savona ingresso

 

Ma è ovvio! Lapalissiano! Elementare! La Ferrari può essere ridotta sul lastrico in una maniera semplice: producendo la Vespa. Perché? Ma perché le Ferrari sono poche, per un mercato ristretto, se ne fanno in edizione limitata e costano tantissimo!
La Vespa invece viene prodotta a milioni! Costa poco, la manutenzione non porta via molto denaro… Ergo? Ergo, la Ferrari chiuderà. Semplice, no?

Il re è nudo

No.
Non funziona così. Scrivo tutto questo perché ogni tanto torna la questione dell’autopubblicazione che annienta l’editoria. Qui tutti scrivono, si credono chissà chi, pure questo Marco Freccero ci si è messo. Non c’è il vaglio, non c’è la cernita, non c’è più la diga che teneva i dilettanti separati da… Da chi? Dagli scrittori?
Orsù. Da anni i dilettanti (prima quindi dell’autopubblicazione), c’erano, e scrivevano e pubblicavano. E già allora gli editori avevano delle percentuali di resa da far paura.
Poi, è arrivato questo fenomeno dell’autopubblicazione. Che ha avuto almeno un vantaggio (più di uno, ma diciamo che ne ha soltanto uno). Ha mostrato che l’editoria, o buona parte di essa, non è affatto una Ferrari, come crede e cerca di far credere. Se lo fosse, non sarebbe così in crisi. Semplice. La Ferrari, quella vera, fattura alla grande anche in un periodo di crisi come questo.
L’editoria è come il re nudo della fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”. Mancava solo il bambino che dicesse quello che era evidente. Adesso questo bambino è arrivato, si chiama autopubblicazione. E che vogliamo fare?

Se non puoi ignorarli, mettili sotto contratto

Già, che vogliamo fare? Diciamo allora che è tutta colpa dell’autopubblicazione; della Vespa insomma, che mette in difficoltà la Ferrari. Roba da sganasciarsi dalle risate, giusto?
Gli editori però non stanno con le mani in mano; si lamentano, e cavalcano il successo di quei pochi autori che si sono autopubblicati. Dopo aver realizzato, al di fuori dei soliti circuiti, numeri di tutto rispetto, ecco che arriva l’editore che mette sotto contratto chi? Il nemico. L’autore che si è autopubblicato. Quello che fa parte dei nuovi barbari che distruggono la “sana” editoria. Se fosse sana sul serio… Ci siamo capiti, vero?
Però quel barbaro lì, quel distruttore di case editrici, e del gusto del pubblico, aiuta il fatturato, e il fatturato è una gran cosa.
È la logica del “Se non puoi ignorarli, mettili sotto contratto”. E funziona.
Intanto, l’editoria continua a languire. Magari passa anche questa tempesta. Ci si sistema; qualche fusione, una bella ristrutturazione, un po’ di fondi pubblici che non si negano mai a chi frigna e batte i piedi (anche perché chi frigna e batte i piedi, lo fa per la Cultura. Che fai, dici no alla Cultura? Sarai mica membro dell’Isis?).
Da parte mia che posso aggiungere?
Poco o nulla. Ognuno faccia il suo mestiere come meglio crede e può. Presumere di essere portatori della Cultura perché si è editori, e che tutto quello che si agita al di fuori di quel confine è barbaro, ormai è ridicolo. Anzi: una volta lo era, adesso non viene nemmeno più considerato degno di una risata.

Torna in scena il veggente Marcodamus

E allora? Allora: tutti scrivono e pubblicano, il 90% di quello che si pubblica non vale nulla. Ma non parlo solo dell’autopubblicazione, ma proprio dell’editoria. Qual è il valore aggiunto dell’editoria nel XXI secolo? Ah, sì, come no: il fascino della carta. Sì, le presentazioni nelle librerie. Come no.
Adesso indosso i miei abiti impolverati di Marcodamus, celeberrimo veggente che vive ai margini della Savana, volevo scrivere, ai margini di Savona. E prevedo.
Presto ci saranno, anzi già ci sono, autori che non avranno più bisogno di editori. Che del fascino della carta se ne infischieranno, perché saranno in grado, coi servizi Pos (stampi il tuo libro quando lo vendi), di fare meglio di un editore. Che si arrabatterà ancora con i resi, mentre l’autore autopubblicato, no. E pure dei critici se ne infischieranno, i quali ovviamente, scuoteranno la testa di fronte alle loro opere, rideranno; facevano lo stesso con Charles Dickens.
Non si è ancora capito che la Ferrari vende perché ha un indiscutibile valore aggiunto. Che non è perché si chiama Ferrari, oppure per i prezzi che applica. O per la qualità: ho una Fiat Punto, mai un guasto. Non è qualità, questa?
Buona parte degli editori non hanno valore aggiunto. O lo creano, oppure saranno condannati a lamentarsi. Continueranno a raccontare la favola che tutto crolla perché i nuovi barbari sono tra noi. Si dipingeranno per ciò che non sono (una Ferrari), mentre altri, pochi, avranno il pubblico e vivranno senza di loro.

La domanda delle 100 pistole

Cosa vuoi chiedere al veggente Marcodamus? Prezzi modici! Sconti per militari e signorine!


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3 pensieri riguardo “Come gettare sul lastrico la Ferrari? Producendo la Vespa!

  1. L’editoria pubblica testi di raccomandati, che secondo me hanno usato qualche ghost writer, o qualche autore straniero, spacciandolo per caso letterario, quando in patria non vende nulla.
    Ai primi dicembre mi hanno chiesto di leggere le prime trenta pagine di un libro che sarebbe uscito per Natale. Un caso letterario dicevano. Se commentavo ed ero tra i primi 400, me lo rifilavano gratis. Fatto e commentato. Commento pessimo, dove mettevo in dubbio che l’autore fosse riuscito a scrivere le prime pagine così bene. Il resto faceva c@@@@e. Ai primi gennaio me l’hanno rifilato gratis. Il caso letterario non ha mai scalato le classifiche, nemmeno quelle addomesticate. E dopo sei mesi è offerto in sconto😀
    Non ho ancora capito come una casa editrice abbia investito dei soldi su questo sconosciuto, che secondo me ha usato uno pseudonimo. In compenso Amazon, tramite Createspace una print on demand, partecipa al premio Strega. Un po’ per pubblicità, un po’ per gettare un sasso nello stagno.

    1. Ennio Flaiano diceva: “Al giorno d’oggi, i capolavori hanno i minuti contati”. Forse quel libro che ti hanno rifilato, non è nemmeno riuscito a durare un minuto🙂
      Amazon è ormai una casa editrice a tutti gli effetti, con sue regole ben precise: pubblica chi fa grossi numeri. Qualcuno dirà che così non si coltiva il talento dell’autore, che richiede tempo. Concordo sul fatto che richiede tempo, peccato che buona parte degli editori pubblichi solo per aumentare il fatturato e se ne infischi della qualità e del “tempo” per far maturare chi scrive.

      1. La stranezza di quel libro è la cura che hanno posto. Copertina rigida, cartonata, dimensioni generose e carta di ottima qualità. Boh!
        Certamente Amazon è editore al 100%. Regole ferree – ne so qualcosa. Mi hanno rifiutato una pubblicazione, perché secondo loro non era di mia proprietà. Vallo a spiegare che dietro a quel nick ci sono io – Inoltre si sono appoggiati a scrittori affermati per valutare i testi ed eventualmente promuoverli.
        Gli altri editori riempiono solo il catalogo, fregandosene di tutto il resto.

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