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Vuoi scrivere? Ma ormai è un mestiere per computer

sassello particolare

 

C’era da aspettarselo. Che cosa? Adesso spiego.
Qualche anno fa, qualcuno ha affermato che se il tuo lavoro può essere sostituito da un software, presto avrai un problema. Nel senso che perderai quel lavoro. Pensa a questo: una volta c’erano gli addetti al casello autostradale che davano il resto. Noioso? Può darsi, ma un sacco di gente ci ha vissuto e ora si gode la pensione.
Adesso fa tutto un software.
Scrivi racconti e/o romanzi? Adesso fa tutto un software. E accede alla finale di un premio letterario.
Io, che sono uno stratega sopraffino, non partecipo mai ai premi letterari. Però…

Lui, robot. E tu chi sei?

Qualche pensierino la notizia me l’ha scatenata. Lo so che tu adesso pensi:

Non è una cosa seria. Lo si capisce subito se un testo è scritto da un linguaggio di programmazione o da una persona.

Certo che lo capisci: perché è una tecnologia imperfetta (ancora). Dai tempo al tempo, come si dice dalle mie parti, e anche dalle tue, e nel giro di 3 anni al massimo non saprai distinguere nulla. È il progresso. Leggi queste frasi su uno schermo di una tecnologia che sino agli anni Ottanta costava qualche milione di lire. Adesso con un dispositivo di qualche centinaio di euro ti colleghi a questo blog e leggi.
Che fai? Ti lamenti perché non senti l’odore dell’inchiostro, della carta? Rimpiangi di non poter più andare all’edicola a comprare il quotidiano dove, magari, trovare il sottoscritto che blatera?
No.
Ecco: idem con lo scrittore-computer. Presto non ti lamenterai più. Amerai le sue storie.
Ma il bello di queste tecnologie è che ti conducono ai fondamentali…

Chi siamo? Da dove veniamo? E soprattutto: Python è meglio di Ruby?

Sì insomma. Cos’è che rende Raymond Carver, Flannery O’Connor, Tolstoj, quello che sono? Che cos’è l’essere umano?
Sino a ora abbiamo detto e ripetuto che questo bizzarro animale sociale che è l’essere umano era l’unico capace di certe esperienze. La Cappella Sistina, la Divina Commedia, Il Requiem di Mozart, e via discorrendo, potevamo farle solo noi. Da adesso in avanti… Chi lo sa. E questo però riconduce appunto a riflettere su quello che siamo. Su cosa ci rende diversi dagli altri animali, e da un linguaggio di programmazione.
Qui mi fermo. Per quale ragione? Perché non so dare una risposta. E poi perché non mi interessa.

Qui si vive di illusioni

E, lo so. Ti aspettavi chissà che voli filosofici: da me? Stai scherzando, vero?
Io continuerò a scrivere le mie storie. Ci sarà qualche decina (o centinaia?) di concorrenti in più, e saranno però non in carne e ossa, ma linguaggi di programmazione. E allora? Dovrei preoccupami o smettere solo per questa ragione? Qualcuno potrebbe osservare che i lettori vogliono conoscere chi scrive, sapere cosa pensa, e se pensa.
Io qualche dubbio ce l’ho. Vale a dire: so che i lettori desiderano farsi l’autoscatto (qui siamo seri, mica scriviamo “selfie”) con il loro autore preferito, ma non è affatto detto che lui ne abbia voglia. Anzi, magari non gliene importa nulla, e considera le fiere, le serate in libreria a rispondere a domande tutte uguali, una perdita di tempo.
Quindi? Quindi può darsi che costui non vada da nessuna parte eppure sia letto ugualmente. E può darsi benissimo che il software riesca a confezionare, con la supervisione di un paio di umani, qualcosa di spettacolare come “Il conte di Montecristo”. Vogliamo gridare allo scandalo? Accomodatevi: ma questo non modificherà di una virgola quello che accade.
A me non piace, ma continuo per la mia strada.

La domanda delle 100 pistole

Ce l’hai un piano B?


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4 pensieri riguardo “Vuoi scrivere? Ma ormai è un mestiere per computer

  1. Io il piano B non ce l’ho, perché sono troppo vecchia per preoccuparmene, Continuerò a scrivere come prima per i miei pochi lettori, che almeno conosco in carne e ossa (e mi conoscono come “umana”).

    Il discorso mi ricorda un po’ la questione delle traduzioni: si pronosticava che i traduttori sarebbero stati sostituiti da programmi. Al momento la questione non sta funzionando. Una macchina non è in grado di capire tutti i registri linguistici di un testo complesso… al momento…

    1. Nemmeno io o un piano B, né penso a crearlo. Richiederebbe troppo tempo.
      Dei traduttori automatici non sapevo che qualcuno avesse pronosticato un grande futuro. Lì credo che ci siano troppe variabili che solo un umano può davvero cogliere e restituire nel senso più esatto e opportuno. Invece, per quanto riguarda le storie scritte dal programma… Vedremo, ma potrebbe essere diverso, avere successo. In fondo, perché pagare un autore (mediocre) per poi doverlo affiancare da 2 editor, quando un software, e un solo editor, possono svolgere egregiamente il loro lavoro?

  2. Rincuorante sapere che il robot ha collaborato con un uomo (o è il contrario?) e lo so che prima o poi le macchine ci sostituiranno in tutto e per tutto e molto presto ci uccideranno. Il piano B: una certa Sara Connor genererà un figlio che sarà l’eroe della resistenza alle macchine, anche se dovrà combattere con un robot cattivo mandato dal futuro. Cosa dici è la trama del film Terminator? però non sembra più così tanto di fantasia…

    1. Ucciderci? No, forse preferiranno renderci superflui, e poi ci eclisseremo.
      Il punto è che le classifiche sono piene già ora di storie talmente banali e prevedibili che forse, se la loro stesura venisse invece assegnata a un programma, il risultato finale potrebbe persino essere migliore.

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