Pubblicato in: editore di se stesso, pubblicazione fai da te

Ma… devo pure essere una “killer app”?

sassello pozzo

 

Quando anni fa sul computer Apple II apparve il programma VisiCalc (un foglio di calcolo nato ben prima di Excel di Microsoft), parecchia gente comprava quella macchina Apple solo per avere e usare VisiCalc. È uno dei primi casi di “killer application”, vale a dire un’applicazione talmente fondamentale, che da sola induce ad acquistare un computer. E che significa tutto questo con la scrittura e tutta quella roba lì?
Da un po’ di tempo non ci si capisce più niente con il libro elettronico. Dicono:

È in crisi”;

o:

Ma quale crisi: è morto!”;

oppure:

Ma no: l’ho visto ieri alla festa di Paolo. Le ghignate che si faceva!”.

Una killer application? Moi?

Adesso spiegami, magari anche con un disegnino, per quale motivo io dovrei preoccuparmi. Devo trasformarmi in una “killer application”, in modo che la gente corra a comprare un Kindle, un iPad, per leggere le mie storie?
Un po’ di tempo fa pubblicai un post “C’è bisogno di un Charles Dickens”, nel quale scrivevo che tutto (be’, quasi tutto!), si sarebbe risolto solo con l’arrivo di uno scrittore talmente geniale, e soprattutto popolare, da indurre la gente a correre a comprare le sue opere. Esattamente come accadde in Inghilterra quando lui prese a pubblicare. La gente non legge per un sacco di buoni motivi, compreso quello che recita:

Non ne ho voglia”.

Sì, è un buon motivo pure quello. E secondo me tutto questo accadrà grazie all’autopubblicazione. Insomma, sarà uno, o una, che nascerà al di fuori degli ambiti soliti, e canonici. Ma il suo successo colossale, che ovviamente farà indignare e frignare quelli che:

Ma in codeste storie ci sono cose così poco civili e corrette!

sarà conseguenza di un fatto molto semplice. Le sue storie non racconteranno FUFFA, ma la realtà così com’è. Senza star lì a spiegare, a catechizzare, a insegnare. Ovviamente gli intellettuali ignoreranno questo autore o autrice. Se proprio ne dovranno parlare, ne parleranno male. E questo sarà un ottimo segno.
Purtroppo non sarò io.

Come sempre: cercasi nuovo Charles Dickens

D’altra parte: non posso occuparmi di tutto io. Già mi sono suicidato scrivendo racconti, e raggruppandoli nella #trilogiadelleerbacce. Adesso vuoi pure che spinga io la gente, con le mie storie, a comprare i miei libri elettronici così da dare il turbo a questo settore?
Come sai, un medico quando si ammala va da un altro medico; non si cura da sé. Dubito che i grossi gruppi editoriali riescano a combinare qualcosa di interessante; preferiscono curarsi da sé.
Da quel che si vede, vanno avanti a colpi di fusioni, licenziamenti, e cose del genere. Non si curano molto di chiedere a chi sa (no, non sono io quello che sa), come sfruttare davvero il libro elettronico. Il massimo che hanno fatto, è stringere accordi con Amazon.
Fin lì ci sarei arrivato pure io, che l’università l’ho vista col binocolo.
Se non ami il tuo lavoro, se non senti passione per le storie (attenzione: non ho detto “libro”, ma storie. Il libro, cartaceo o digitale, è FUFFA. Le storie sono ciccia, carne, sangue, trigliceridi impazziti e colesterolo che balla il samba), non sei in grado di inventare nulla. Vai a rimorchio. Stai alla finestra perché te lo puoi permettere. Effettui dei tagli; costringi la gente ad aprire una propria partita IVA, e rimandi il redde rationem di un altro po’. (Non c’è niente di più chic del latino. Ne metti un po’ in un post e il lettore si impressiona, e pensa di te un sacco di cose belle).
Insomma. Non sono gli editori che salveranno qualcosa, e nemmeno gli iPad o i Kindle. Sarà qualche scrittore o scrittrice che balzerà fuori e spingerà le persone (pure quelle che “non hanno tempo”), a leggere.

La domanda delle 100 pistole

Il prossimo Charles Dickens potresti essere tu, e invece stai qui a leggere inutili post! Corri a scrivere il nuovo “Circolo Pickwick”!

Lo stai facendo, vero?


 

Leggi l’anteprima di Cardiologia in PDF su Dropbox.

Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente.

5 pensieri riguardo “Ma… devo pure essere una “killer app”?

  1. Il guaio è di Dickens non se ne vedono all’orizzonte. Nè sul cartaceo, né tanto meno sull’ebook.
    Merce sempre più scadente sia in termini di presentazione che di contenuti. Testi con errori marchiani, traduzioni che paiono essere uscite da Google traduttore. Insomma una pena. Poi dicono che non leggiamo. Ci credo bene.

    1. Di scrittori come Dickens temo che se ne vedano pochi, e in Italia anche meno. Il suo talento è cosa rara. E sono persuaso che certi editori lo eviterebbero come la peste, e per questo dovrebbe scegliere l’autopubblicazione, e solo quella.

      1. Sull’ultimo punto ti dò perfettamente ragione. Sto leggendo ‘Il comune amico’ – anzi l’ho quasi finito – e mi rendo conto che un romanzo del genere non vedrebbe mai la luce in Italia attraverso gli editori ma non troverebbe ospitalità nemmeno se pubblicato a puntate, come fece a suo tempo. Perché? E’ lungo, la sua prosa sarebbe criticata dai presunti talent scout italiani. Eppure è una piacevole lettura, nonostante le 800 pagine. Graffiante, ironico e mette alla berlina i molti vizi della società della sua epoca.

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