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La casa di cura – Parte quarta

savona - torre riario e corsi

 

Ecco la quarta parte del mio racconto “La casa di cura”. Se per caso sei interessato a conoscere la prima parte non devi fare altro che cliccare qui. La seconda parte è qui: la terza, invece, qui.
Buona lettura.

Paolo non rispose subito. Fece un respiro profondo, come se dovesse trovare nell’aria la forza che gli mancava.
“In questa casa di riposo per malati mentali, ci sono 128 ospiti. Di questi, 110 hanno votato, e 102 lo hanno fatto per il nostro partito.”
“Conosco più di una persona che considera dei matti quelli che ci votano.”

“Ti prego di restare serio” aggiunse sottovoce Paolo. Si guardò attorno. Erano entrate due ragazze, avevano preso posto a un tavolo vicino alla vetrina. Lui le fissò a lungo, finché non si rese conto di essere invadente. Distolse lo sguardo.

Pietro disse: “Chi ha presentato l’esposto.”

“Non si sa. Però una fonte sicura garantisce che l’inchiesta è partita. 110 malati mentali che recuperano la sanità nel giorno delle elezioni, e che la perdono il giorno dopo.”  Paolo guardò la tazzina; la spinse di lato, si passò entrambe le mani sui capelli.

“Non lo bevi?”

“Ascolti quello che dico, o no.”

“Eccome. È per questo motivo che siamo qui, in questo locale dove non siamo mai venuti? Forse temi che ci stiano spiando?”

“Esatto.”

“Interessante.”

“Come fai a essere così indifferente. Hai sentito cosa ho detto.”

“Perdere la calma, il controllo di sé, non cambia le cose.”

“Il segretario vuole sapere cosa diavolo è successo. Cosa abbiamo da temere.”

“Ce lo diranno i magistrati nei prossimi giorni.”

“Pietro. Questa è una faccenda seria. Lo sai cosa accadrebbe se si dimostrasse che è tutto vero?”

“Forse è stato qualcuno che lavora all’interno della struttura. Uno assunto da poco. O qualcuno dei parenti di uno dei ricoverati. Chissà.” Si strinse nelle spalle.

“Mi pare che tu non veda il cuore del problema. 110 malati mentali, affetti da gravi o gravissime patologie cerebrali, hanno votato in massa per noi. Ti è chiaro?”

“Mi era chiaro anche prima. Ma ormai dobbiamo lasciare che le cose facciano il loro corso. Non possiamo agire.”

“Cosa intendi dire.” aggiunse Paolo dopo qualche secondo di silenzio. Aveva la fronte madida di sudore.

“Quello che ho detto.”

“Quindi è tutto vero. Cioè: è accaduto quanto è accaduto perché fa parte di un nostro preciso piano?”

“Paolo. Lo sai perché i partiti e le chiese nascono su base volontaria, e poi si organizzano e creano compiti, doveri e ruoli?”

“Cosa c’entra col nostro discorso.”

“Per avere, quando occorre, un capro espiatorio. Se io ti spiegassi la faccenda, i capri espiatori sarebbero due. Vai. Il caffè te lo offro io.”

Paolo si guardò attorno. Annuì, si alzò in piedi, disse: “Il segretario ti vuole vedere in sede alle otto di stasera.” e uscì.

Pietro tirò a sé la tazzina, aggiunse lo zucchero e bevve.

“La cena con la biondona salta.” A questo pensiero il viso si rabbuiò.


(Continua venerdì 20 maggio)

5 pensieri riguardo “La casa di cura – Parte quarta

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