Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

La gente non è eroica. E nemmeno le storie

savona

 

Be’, io te lo dico perché tanto, se hai intenzione di leggere i miei racconti (perché ce l’hai, vero, l’intenzione?), te ne accorgerai. Sì insomma. Non è che io parlo della #trilogiadelleerbacce tanto per far passare il tempo. Macché. Lo faccio perché ci credo. Credo nelle erbacce e a esse dedico le mie storie, che spero oneste. Mi sembra il minimo sindacale, come si dice.
Per questo è bene chiarire subito un punto fondamentale.

La gente non è eroica

Da anni ci diciamo che la gente è così e cosà, e che deve essere in un certo modo. E se non lo è allora è brutta, sporca e cattiva e bisogna educarla, anzi, rieducarla.
E se rifiuta le nostre amorevoli cure, allora sì che è brutta, sporca e cattiva, e merita di morire col sorcio in bocca (questa è un’immagina davvero poetica, vero?).
Invece che cosa tu troverai nelle mie storie? Questo:

Inarcò le sopracciglia, alzò appena la spalla destra, disse: – Per prima cosa, restiamo vivi. – Si sfregò la fronte e concentrò l’attenzione fuori, dove un pezzo di cielo azzurro era interrotto dal contorno della colline.

Sono marito e moglie che si pestano. Lei prende in mano la situazione e dice. “Te ne vai”.
Lui farfuglia, dice che insomma, non è il caso. E lei, ribatte più o meno quello che ho riportato qualche riga fa.
Tutte le mie storie celebrano questo: restare vivi, in qualche maniera. Guadagnare qualche ora, qualche giorno, e poi vedremo.

Ma questo è orribile! Perché non è eroico, e conduce al compromesso!

Esatto!
Tuttavia, il titolo del post è una specie di trucco per portare acqua al mio mulino. Ho scritto “E nemmeno le storie”, ma in realtà avrei dovuto aggiungere “E nemmeno le storie lo dovrebbero essere”. Però mi pareva troppo lungo.
Qualche settimana fa ho terminato la lettura de “Il commesso” di Bernard Malamud. Se lo desideri, ti presto pure una torcia elettrica, ma dimmi dov’è l’eroismo, in quella storia. Nell’italiano che si offre di aiutare il proprietario del negozio? Nel commerciante? Nella figlia? Non si può nemmeno dire che sia eroico il quartiere dove si svolge, o la città di New York. Tutto è così dimesso, tranquillo. Potrebbe svolgersi a Civitavecchia, a Lecco, a Nova Milanese.
Se lo leggi, fai caso a questo: non succede nulla. Sì, c’è una rapina, un incendio. Ma insomma, possiamo davvero affermare che si tratti di cose eroiche? Niente del genere; la gente resiste. Là fuori a un certo punto la faccenda si mette male. Il negozio non è più meta di clienti. La rovina di avvicina sempre di più.
Si potrebbe vendere… Aspettiamo ancora un po’, magari si rimette tutto in marcia. E poi si arriva alla fine.

Che storie vuole la gente?

Già, che storie vuole? Be’, i grandi esperti di marketing lo sanno, e il bello è che lo so pure io; però non mi interessa. Ecco, quelle storie lì, di Malamud, di Carver. Lo so che non piacciono perché “la gente” o vuole rilassarsi, oppure “impegnarsi”. Ma tanto hanno ragione Malamud; Carver.
Alla fine tutti quanti tornate a casa, e troverete la polvere, la vernice delle pareti scolorita, il vicino che se ne infischia di voi, la lampadina del comodino che non funziona, il piatto con la cena che cade a terra e si rompe, la lavatrice che allaga il bagno. Non c’è nulla di eroico in questo, e quando alla fine capirete che lì c’è il vero onore e la vera gloria, capirete pure che vi hanno sempre fregato.
E allora direte: “Ha ragione lui”.
Certo che ho ragione. Pensatela come volete, ma io ho ragione, e chi non la pensa come me ha torto.
Semplice vero?

La domanda delle 100 pistole

Qual è il libro più antieroico che hai mai letto? (io “Bartebly lo scrivano”).


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12 pensieri riguardo “La gente non è eroica. E nemmeno le storie

  1. “La coscienza di Zeno”: so che è banale, ma è così…
    Comunque io credo che per lo scrittore sia una bella sfida mostrare che anche nel quotidiano si può essere eroi. Resistere a un sistema che cerca di plasmarti a propria immagine e somiglianza cos’è, se non eroismo.🙂

  2. Anche nei romanzi e nei racconti di Stephen King non ci sono eroi, ma gente molto comune, gente che soffre, che gioisce, insomma gli eroi sono solo per i film ad effettoni speciali della Marvel, il resto è vita vissuta e spesso alla gente non piace la vita vissuta. Ci si vuol rilassare come hai osservato anche tu. Ora, con l’arrivo dell’estate, pensa se uno mai leggesse in spiaggia e, se lo fa, cosa vuol leggere? Se ci si volesse impegnare a vendere bisognerebbe analizzare questi fatti, guardare un po’ di classifiche e iniziare a confezionare storie su misura per vendere, però poi sarebbero storie che non le sentiamo addosso come scrittori, non sarebbero per noi, credo, poi magari lo scrittore professionista si adatta e riesce a scrivere qualsiasi cosa si possa.

    1. Infatti molti scrittori professionisti fanno proprio così. Si adattano al mercato. Uno che non mi pare lo abbia mai fatto, è proprio Stephne King, vista la mola di tanti dei suoi libri. Come “L’ombra dello scorpione” che leggo in questi giorni.

  3. Anche a me viene in mente La coscienza di Zeno, ma se ci penso potrebbero venirmi in mente anche altri libri. Per esempio “Passaggio in ombra” di Maria Teresa Di Lascia un romanzo bellissima che racconta la vita di un anti eroe anzi anti eroina perché si tratta di una donna. Oppure I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo di Verga definitivi Vinti …più anti eroi di così

      1. Gran romanzo, vittima di malintesi e di letture superficiali. Contiene indubbi limiti (l’incipit a parer mio è atroce, basta confrontarlo con “Confessioni di un italiano” di Nievo perché l’opera del Manzoni ne esca malconcia), ma i pregi sono grandiosi.

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