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La casa di cura – Parte sesta

savona panorama porto

 

Nuova parte del mio racconto “La casa di cura”. Se per caso vuoi conoscere le altre parti, nessun problema: parte prima, seconda, terza, quarta e quinta.

Come sempre grazie dell’attenzione e buona lettura!

“Ciao” le disse, e sedette al tavolino del bar di corso Italia. Si alzò di scatto e le diede un bacio sulla guancia; lei non gli diede alcun peso.

“Ciao” ma lei continuò a non degnarlo di uno sguardo.

“Lo so che ce l’hai con me. Ma stasera c’è una riunione. Non so nemmeno il motivo. È stata una sorpresa pure per me, e devo esserci per forza.”

“Certo. E io per forza devo farmi da parte.”

“Solo per stasera. Lo sai che è così che gira. È la vita. Facciamo progetti, sogniamo, pianifichiamo, e poi salta tutto. Non siamo indispensabili.”

Lei lo fulminò con un’occhiata. “Che vuoi dire. Che io non sono indispensabile per te?”

Pietro si guardò attorno. Disse alla ragazza bruna dietro il bancone: “Un caffè. Decaffeinato, grazie.” Abbassò il capo: “Be’. Ho detto che non siamo indispensabili. Prima vivevo senza di te. E lo stesso facevi tu. O sbaglio.”

Vide il volto della donna irrigidirsi.
La ragazza bruna portò il caffè, lui la ringraziò con un sorriso. Mise lo zucchero, mescolò, lo bevve.

“L’amore. È una cosa seria.” Disse la ragazza con un tono di voce stridulo. Aveva una trentina d’anni, Dominique, anche se Pietro, che la frequentava da tre mesi, non sapeva con precisione quanti fossero. Era bella, un po’ larga di fianchi, ma lui le aveva spiegato che non doveva preoccuparsi. Era il sistema escogitato dalla natura per far sì che partorisse con più agio. Lei, a sentire quella frase, era montata su tutte le furie. Non aveva alcuna intenzione di mettere al mondo dei figli, o un figlio. L’idea solo che “uscisse” da lei un essere vivente, e che lei se ne dovesse occupare in tutto e per tutto, e che non potesse più pensare a sé stessa, la nauseava. La faceva star male. Le dava l’ansia.

“Certo che è una cosa seria. Come il lavoro. Il cibo. E almeno una dozzina di altre cose.”

“L’amore è la cosa più seria.”

Pietro ci pensò su: “Non so. Più ci penso e più non so” disse infine lui.

“Come sarebbe a dire.”

“Quello che ho detto.”

“Se stanno così le cose. Perché continuare a vederci.”

“Perché tu mi ami e io ti amo. Non è forse così?

Ma se hai appena detto che non credi all’amore.”

“No. Ho detto che secondo me, probabilmente, non è l’unica cosa seria, o più seria, nella vita di una persona.”

“Sentiamo. Cosa ci sarebbe di più potente.” Incrociò le braccia sul grosso petto. Pietro ne ebbe nostalgia. Lui disse: “Di sicuro l’acqua. Senza acqua si muore.”

Lei balzò in piedi. “Quindi con l’acqua e senza di me potrai vivere lo stesso”.  Girò sui tacchi e si allontanò senza aggiungere altro. Pietro le osservò il sedere sodo, i bei fianchi rimpicciolirsi, svoltare l’angolo e sparire.

“Anche questa è fatta” e sorrise.


(Continua mercoledì 1 giugno).

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