Pubblicato in: editore di se stesso, pubblicazione fai da te

Se hai più di 10 anni, hai materiale per scrivere

copertina sola a presidiare la fortezza

 

Detta così pare una battuta, non è vero? E pure una battuta simpatica, perché di certo tu che leggi queste righe hai più di 10 anni (altrimenti sei fenomeno, se leggi questo scalcagnato blog). E io ti ho appena rassicurato: hai di che scrivere. Inoltre, non lo dico mica io, ma questo lo si capisce al volo. È una frase troppo intelligente perché venga da me, giusto?
Giusto!

Lo scriveva Flannery O’Connor

Lo scriveva infatti Flannery O’Connor. La frase completa suona così:

Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni”.

Bene. Nel concreto che cosa significa tutto ciò?
Be’, che hai un sacco di roba da cui attingere per scrivere: ammesso che tu lo voglia fare. Ammesso che tu sia in grado di farlo.
Per la scrittrice statunitense, non mancano le occasioni per scrivere. Con questa affermazione, forse voleva far fuori l’obiezione più banale che si tira fuori quando non si sa di che cosa si parla, ma qualcosa bisogna pur dire.

Vorrei scrivere. Ma dovrei vivere a Tokio o Londra per riuscirci sul serio!

In alternativa:

Ho bisogno di un tema forte! Lo diceva pure Melville!

No. Per riuscirci sul serio non devi vivere in un posto particolare. Puoi anche abitare a Malvicino (è un comune che esiste sul serio, in provincia di Alessandria), ma se hai talento puoi cavare un mucchio di storie. Da cosa? Be’, quello è affar tuo.
Vuoi un tema forte? Bene: te ne darò uno fortissimo. Tieni forte, attaccati bene alla scrivania perché rischi di cadere.
Il tema forte, anzi fortissimo, è:

La vita.

Non mi dire che la vita è un concetto troppo vasto, o inconsistente: perché allora, mi spiace, ma hai un bel problema. Di quelli grossi, per capirci.
Quello che si scorda è che la scrittura ha a che fare con la ciccia, la tua. E che di solito quello che succede nell’infanzia ha un’influenza mica da ridere su tutto il resto. Hai già tutto quello che ti serve. Devi “solo” fare ordine. E naturalmente, prima di metterti a scrivere, devi leggere tantissimo. Ma io questo non lo scrivo perché so che non c’è bisogno di farlo. Nessuno vuol diventare violinista senza esercitarsi. Giusto?
Sapevo che eri d’accordo.

L’indagine continua…

Aggiungo un altro aspetto. Chi scrive dovrebbe recuperare un poco della mentalità del bambino. Certo, non è semplice; né intendo che si debba tornare alla “bellezza” dell’infanzia.
Ma quale bellezza.
I bambini sono esseri tragici; perché sanno che cosa li attende, là davanti, e non è niente di rassicurante.
Intendo dire che chi scrive dovrebbe avere la medesima capacità di fare le domande che si ha a quell’età. Domande che non devono per forza palesarsi sulla pagina; ma innervare la scrittura, quello sì. Essere come filigrana. La morte, la vita: quello indaga il bambino, anche se non ci facciamo caso. Anche se crediamo che stia lì a mangiare e a giocare tutto il tempo, lui in realtà ha già iniziato per conto suo l’indagine.
Chi scrive, quell’indagine la prosegue con altri mezzi.

La domanda delle 100 pistole

Conosci Flannery O’Connor?


Leggi l’anteprima di Cardiologia in PDF su Dropbox.

Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente.

15 pensieri riguardo “Se hai più di 10 anni, hai materiale per scrivere

  1. Ciao Marco,
    da un po’ ti seguo, ma non commento mai, diciamo che osservo silenziosamente non sapendo come intervenire in temi che non conosco a fondo. Però questo…ecco mi piace parecchio e quindi mi ci fiondo. Sarà che la penso alla stessa maniera, si scrive di ciò che si conosce, che si ha dentro, il modo in cui lo si fa rende il racconto, libro avvincente e meritevole di leggerlo. La vita in effetti è proprio quel tema che ci lega tutti, che ha tanto materiale dentro da farci uscire altro che enciclopedia! La vita con le sue sfumature, con le sue smagliature! E poi la tua frase (domande che non devono per forza palesarsi sulla pagina; ma innervare la scrittura, quello sì. Essere come filigrana.) racchiude tutto, proprio tutto, i trucchi, le metriche, le idee. E lì sta la bravura dello scrittore.

    1. Sono ben poche le persone che possono dire di conoscere a fondo qualcosa: io cerco di ragionare e di condividere quel poco che so, tutto qui.
      Quindi benvenuta, Nadia. Felice che il post sia servito a qualcosa.

  2. Inutile che ti dica quanto ami questa scrittrice, perché senz’altro la cosa non ti è sfuggita. E non la amo solo per il suo talento, ma anche come persona. Come modello di persona. In questo periodo sto infatti rileggendo il suo carteggio, che è per me fonte di continui insegnamenti. Ho tantissimo da imparare da lei: la forza, il coraggio, la fede incrollabile in qualcosa di ultraterreno, la lucidità nell’affrontare la vita quotidiana nonostante la malattia, la capacità di scovare aspetti ironici anche nella disgrazia, e tante tante altre cose ancora…

    1. Sì, ho notato che anche tu apprezzi Flannery. Credo che sia difficile non apprezzare il suo modo di vedere la vita, e di affrontare la scrittura. Ha sempre qualcosa da insegnare, anche se magari a qualcuno può non piacere. So di uno scrittore, ma mi sfugge il nome, che l’ha apprezzata proprio dalle lettere (forse Graham Greene?).

      1. Sì, probabile fosse Greene. William Sessions, professore universitario e all’epoca grande amico della scrittrice, spiega in un’intervista che Graham Greene cominciò ad ammirarla solo dopo averne letto i saggi, mentre all’inizio stentava ad entrare in sintonia con il suo stile. Sembra che Sessions abbia anche curato una biografa dell’autrice, ma cercando in giro non sono riuscita a trovare nulla, neppure in inglese. Forse non è stata ancora pubblicata…

  3. “Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni”. Questa frase esprime davvero la tragicità della vita, sarà che negli ultimi tempi sembra sempre più che i bambini che sopravvivono alla propria infanzia siano rari, mi vengono in mente quelli molestati o quelli che muoiono di fame o quelli che semplicemente arrivano all’adolescenza già con grandi fardelli esistenziali (la figlia di un mio amico amatissima è arrivata a pesare 30 chili e si procura ferite su braccia e gambe). La vita da sempre molto da raccontare, pienamente d’accordo.

  4. Bello il nuovo tema del blog e interessante l’articolo come sempre. Il bravo scrittore è quello che ha avuto molto esperienze e che sa ricrearne di nuove su carta, visto che le autobiografie annoiano a parte quelle di pochissimi che hanno avuto una vita interessante, ma mediamente la vita non è ogni giorno così strafantastica da farci uno strafantastico romanzo🙂 .

    1. È vero, spesso le nostre vite sono normali, banali; ma a volte la banalità contiene degli agguati, anche se non sembra succedere nulla, in superficie, sotto chissà cosa si sta formando…🙂

  5. certo che di storie dentro di noi ne abbiamo molte. La parte più difficile è trarne un qualcosa che possa incuriosire. E qui casca l’asino. Molti scrivono, molti hanno idee ma non riescono a metterle in mostra. Si fa presto a dire ‘fate così, fate cosà’ ma scrivere non è un esercizio facile.

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