Pubblicato in: costruire un brand, letteratura straniera

Graham Greene e sull’andare a quel paese

sassello

 

Si sa che gli inglesi ovunque sono stati, hanno combinato guai (vedi Iraq, per esempio, ridisegnato da Churchill), il che dimostra una semplice verità. Che è sempre meglio starsene a casa, non viaggiare mai.
Magari stare a casa a scrivere romanzi e racconti!
Tuttavia…

Andare a quel Paese per conoscerlo sul serio

Graham Greene era uno scrittore inglese, e dannatamente bravo. Se hai visto il film “Il terzo uomo” o “Il console onorario” è a lui che devi dire grazie. Ma la sua produzione non si è certo fermata lì, né il cinema si è limitato a pescare solo quelle due opere, al contrario. Credo che quasi tutta la sua produzione letteraria sia finita sul grande schermo.
Ora, se guardo a “I commedianti”, oppure a “L’americano tranquillo” (quest’ultimo conosciuto anche come “Un americano tranquillo) sono ambientati in luoghi che io non visiterò mai. Vale a dire Haiti e Vietnam. Lì c’è poco da dire: o ci vai, e respiri quell’aria lì per qualche mese, oppure ciccia. No, Google Street View non ti aiuterà. Sì, ti dirà che c’è quella via lì, con quel palazzo lì, ma che bello, che strano, ecco, ci potrei costruire una storia di un vecchio che…
Lascia perdere.
Se non respiri quegli odori, quella polvere, sei peggio di un venditore di pentole senza pentole.
Ma la storia non è solo negli odori, nelle prese elettriche, oppure nel modo di sedersi che in un certo posto le persone hanno. Fanno parte del quadro… O della cornice?

Scrivere è un mestiere

Questione di lana caprina? Vediamo.
Se scrivo che Sempronio va a New York, e che arrivato in albergo mette sotto carica il suo iPhone inserendolo nella presa… Be’, un mucchio di gente non ci farà caso, ma tu che scrivi non devi puntare alla “gente”. Bensì a persone che ci metteranno la faccia. In un caso del genere, sarebbe meglio perciò specificare che l’iPhone è finito sotto carica grazie a un adattatore, perché le prese americane sono un po’ diverse.
Mi dirai:

Ma è un dettaglio!

Giusto. Certa gente guarda proprio ai dettagli, e dovresti scrivere per costoro. Perché aiutano a rendere il quadro credibile, e la voce che illustra quel quadro, seria.
Se per esempio in un racconto scrivi che in un negozio di formaggi ci lavora Tizio. E descrivi l’ambiente con tanto di scaffali e su quelli più alti ci sono forme di Parmigiano Reggiano, io non rido. Mi smascello proprio dalle risate. E non solo io, in realtà.
Perché le forme di Parmigiano Reggiano io le ho maneggiate per anni, e ti assicuro che pesano. E non si mettono di certo su scaffali, ma su pedane, oppure su uno scaffale ad altezza persona, in modo che sia agevole prenderne una.
Anche qui potresti dire:

Be’, è un dettaglio!

Io riconosco al volo una persona che gioca al ribasso, e alla quale non gliene importa un fico secco di scrivere storie. E tu sei una di quelle, se ragioni in questa maniera…
Graham Greene indagava la persona, l’individuo alle prese con la guerra, l’amore, l’orrore. Come ho già scritto in passato, le persone sono incuriosite se presenti una storia ambientata in Vietnam. Poi tu le freghi, perché illustri ben altro, non ti interessa solo la storia d’amore, ma essa semmai è una sorta di pretesto. Oppure non lo è affatto, anzi è la spina dorsale della storia, ma non è tutta la storia. E comunque devi sapere come un vietnamita si rivolge a uno straniero, e se si rivolge in un certo modo, o no. È affar tuo, il tuo mestiere.
Scrivere è un mestiere.
Siccome non ci sono mai stato laggiù, me ne guardo bene dallo scrivere qualcosa al riguardo.
Ma d’altra parte, è possibile scrivere una storia ambientata in una stanza, con 2 personaggi, e renderla memorabile. E cosa la renderebbe memorabile?
Certo: la scrittura del suo autore o autrice; l’argomento. Il modo di affrontare quell’argomento.
Il mistero.
I romanzi di Graham Greene potrebbero essere ambientati in un posto più vicino a noi, e conserverebbero buona parte della loro forza. Perché il motore di tutto è sempre quella scimmia evoluta chiamata essere umano.

La domanda delle 100 pistole

Conosci la battuta di Orson Wells sulla Svizzera, contenuta nel film “Il terzo uomo”?


Leggi l’anteprima di Cardiologia in PDF su Dropbox.

Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente.

20 pensieri riguardo “Graham Greene e sull’andare a quel paese

  1. Ma è utile al racconto dire che l’iPhone è finito sotto carica? Non è forse uno di quei dettagli che si possono ignorare. Il tizio aspettava forse una chiamata?

    1. Chissà!
      Il punto è che sempre più gente ritiene che, siccome c’è Wikipedia, o Google Street View, allora che problema c’è? Come se una storia debba per forza essere ambientata altrove per avere smalto e vigore. Be’, può essere ambientata anche a Pordenone!

  2. Sono andata a cercare la battuta di Orson Welles su Wikipedia, insomma in svizzera non hanno mai inventato gli orologi a cucù… su questo oggi ci si può documentare. Però per il resto concordo con te per scrivere di un posto particolare bisogna esserci stati, soprattutto se è molto distante dalla realtà in cui di solito si vive. Può essere questo il caso del Vietnam o di altri luoghi distanti da noi. Si potrebbe però obiettare che Emilio Salgari ha scritto i suoi romanzi senza aver mai viaggiato…

    1. Be’, meglio ascoltarla da lui😉
      Giusto, Salgari. Lui sembra che si sia documentato passando le giornate in biblioteca. Ora, a me piaceva parecchio, ma adesso preferisco non tornare a leggere le sue opere perché temo che resterei parecchio deluso…

  3. Io sono uno di quelli che amano in dettaglio e che questo sia coerente. Ambienti, cronologia temporale, situazioni devono essere coerenti. Il dettaglio della presa? Certo che deve essere preciso, perché indica che l’autore conosce l’America.

    1. Io non vado da nessuna parte quindi ambienterò tutto a Savona, e se qualcuno mi accuserà di essere un provinciale risponderò: “È proprio così”.

  4. Concordo è importante che i dettagli siano corretti, e che non ci sia anacronismo, ma chi si accorge se qualche cosa non è perfetto? Solo chi ne ha una conoscenza diretta e non la totalità dei lettori, che spesso tralasciano i particolari catturati dalla lettura o non troppo attenti. E’ come dire che un refuso ci sta. Troppi no. A meno che non si legga un libro con attenzione vera, per imparare anche usi e costumi scritti.
    Scopro con piacere che sei di Savona, la mia città di nascita, che balzo al cuore. Scrivere di ciò che si conosce non può che essere un buon punto di partenza o anche di posizione. Elevi alla massima misura il posto che meglio conosci, con modi dialettali, abitudini, usanze e tradizioni altrimenti destinati a scomparire. Non è da sottovalutare assolutamente tutto questo!

    1. Vero è che in pochi se ne accorgono, di certi dettagli. Però a mio parere chi scrive deve badare soprattutto a un certo tipo di lettore. Quello che tiene d’occhio proprio quei dettagli verso i quali pochi prestano attenzione, perché in seguito potrebbe essere proprio lui a “metterci la faccia” e a spendersi un po’ per quella storia. Ci sono i lettori, e i lettori-fan: sono quest’ultimi i più interessanti.
      Ah, sei di Savona. Povera Savona (e non dico altro; secondo me va sempre peggio…).

      1. Sai la mia Savona è sempre bellissima, vive nel mio cuore, piena di ricordi. Ricordo il vento sferzante, tutti gli ombrelli volati nel Letimbro, quel bellissimo parco pieno di verde…e mille altre piccole grandi cose. Poi mio padre, innamorato del clima di Imperia, ha voluto trascinarmi via. E’ vero meno città, meno vento, ma molto meno anche di altro. Quando torno a Lei, la mia bella Signora, sono orgogliosa di quella campana che suona per ricordare i caduti, di quei portici puliti ed immensi, e di quella buona (incredibilmente buona) Panissa. Come ogni città chi la vive la vede sotto la lente d’ingrandimento e lì emergono soprattutto i difetti.
        Per tornare al tema del tuo post, concordo, si scrive per i lettori fan. Per quelli si fanno ricerche, si tenta di essere precisi e documentati, di portare al massimo livello il proprio mestiere mettendo su carta pensieri e storie. Più dettagliato e verosimile è, più trascina dentro in un viaggio mentale unico e pieno di esperienze extrasensoriali. Inutile dire che se alcuni ti comunicano di esserci riuscito, come scrittore ti senti “felice e sazio”.

  5. Di solito le storie nascono nella mia testa già ambientate in un certo luogo. Ci posso lavorare su, ma non snaturarle del tutto, o perdo le sensazioni che sto inseguendo. Di sicuro mi domando quanto conosco i luoghi e se posso azzardarmi ad adottarli, prima di partire in quarta. La risposta deve essere piuttosto restrittiva, perché finora i miei personaggi viaggiano e vivono i paesi esteri sempre da turisti, mai da locali. Se infilo nella storia qualche svarione, la colpa è dei personaggi, non mia.😉

    1. Non ci avevo mai pensato! Se c’è un errore, è colpa del personaggio: ma è geniale!🙂
      I miei personaggi girano qua attorno, non prevedo trasferte. E poi è anche più comodo😉

  6. Ragion per cui le mie storie non hanno il nome di un posto preciso: sono campagne o città imprecisate dove i personaggi si muovono comodamente lungo strade asfaltate o camminano al parco circondati da qualunque tipologia di alberi e fiori. L’ultima storia è ambientata in Sicilia, ma lì vado sul sicuro, gioco in casa. Ecco, faccio questo: non rischio, piuttosto resto vaga.

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