Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso, letteratura straniera

Le storie pareggiano un po’ i conti. Ma solo un po’

copertina a oriente del giardino dell'eden

 

Quando leggi un romanzo, e uno dei protagonisti muore, ci resti male? Ti secca?
A me è successo qualcosa del genere. Ho letto, mesi fa, il romanzo “A oriente del giardino dell’Eden” di Israel J. Singer. Costui è stato il fratello di quel Singer, Isaac Bashevis, che vinse il Nobel per la letteratura nel 1978. E pure la sorella, Esther Kreitman, è stata una scrittrice di grande qualità.
Ma di che parla questo romanzo?
Di Mattes Ritter, un povero ambulante ebreo che gira per i villaggi della Polonia a inizio Novecento. Ed è davvero povero. In più è sfortunato. Perché la moglie partorisce solo figlie.

“Dio, perché permetti questo?”

Poi arriva il maschio. E lui sogna che diventi un grande rabbino. Be’, non posso certo rivelare come andrà a finire. Ma scoppia la Prima Guerra Mondiale, e Mattes viene arruolato. All’interno della sua giacca scrive il proprio nome e cognome, con la preghiera, in caso di morte, di essere sepolto in una tomba ebraica. Non avverrà niente del genere. Quando accadrà, sarà gettato in una fossa comune, sulla quale qualcuno pianterà una rudimentale croce con le solite frasi: “Onore e gloria a coloro che sono caduti per la Russia e per lo Zar”.
Non puoi fare a meno di provare compassione per Mattes, per la vita miserabile che ha condotto. La moglie morta durante l’ennesimo parto. Allora lui si risposa con una donna che lo maltratta, infine lo pianta. Lui, sempre miserabile, tira a campare. È un uomo pio, l’ultima frase rivolta alle figlie e al figlio, prima di salire sul treno che lo condurrà al fronte, sarà una raccomandazione: di non abbandonare i sentieri del Signore.
Non è mai assalito dal dubbio, nonostante la vita di stenti e fame alla quale è costretto, lui e i suoi cari. Ma alla fine succede: quando assiste, durante la guerra, alla fucilazione di vecchi ebrei accusati di aver collaborato col nemico. L’inarrestabile esercito russo infatti batte in una rovinosa ritirata, e quando in un villaggio nelle retrovie ci si riorganizza, che cosa decidono gli ufficiali? Di prendere un po’ di ebrei e di metterli al muro. Per tirare su il morale dei soldati.
Solo in quel caso Mattes si chiede, e chiede: “Dio, perché permetti questo?”.

Luce e spazio

Però, adesso che ci penso, non è di questo che volevo scrivere. O meglio, anche di questo, ma non solo. Raccontare storie vuol dire consegnare luce e spazio a vite che non hanno mai visto altro che buio e miseria. Vuol dire soprattutto celebrare Mattes. Che a questo punto sono sicuro che potrebbe dire:

State parlando di me?

E si sentirebbe male, correrebbe a nascondersi. Non vorrebbe assolutamente essere al centro di qualcosa. Voleva solo un figlio, e che questo suo figlio diventasse un grande rabbino. Le storie iniziano spesso in modo semplice, e parlano di semplici sogni. Non sai bene come andranno a finire. A un certo punto può succedere che il protagonista muoia; e la storia continua. Con le figlie, il figlio. Ma lui, sepolto chissà dove, meritava tanto.
Forse una storia è il mezzo migliore per pareggiare un po’ i conti. Forse.

La domanda delle 100 pistole

Muoiono mai i tuoi protagonisti?


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10 pensieri riguardo “Le storie pareggiano un po’ i conti. Ma solo un po’

  1. No, i miei protagonisti per il momento sono ancora vivi e vegeti.
    Invece posso dire che nei gialli mi dà fastidio quando muore l’assassino: preferisco di gran lunga l’arresto. Che paghi, questo criminale!😀

  2. Nelle mie storie i protagonisti restano ben vivi, mi sembrerebbe di fare un torto a chi legge facendoli morire. In generale odio quando i personaggi principali hanno un destino così duro. Io leggo molti noir e lì i protagonisti (che di solito sono dei criminali) fanno sempre una brutta fine, quindi ci rimango spesso malissimo. Capisco che tu autore vuoi mandare un preciso messaggio, però è comunque una cosa dura da digerire.

  3. In una versione di un mio vecchio romanzo uno dei miei protagonisti moriva, poi nella versione successiva ho deciso di salvarlo, però intorno a loro c’è sempre qualcuno che muore.
    In futuro chissà …

  4. Sì, un personaggio (ma non il protagonista) nella mia raccolta di racconti muore. E sì di nuovo, nel mio romanzo c’è il fratello del protagonista che muore, anche se in realtà non durante la trattazione, ma come evento precedente e scatenante delle reazioni poi raccontate nella storia.
    Insomma con me è facile che ci scappi sempre un morto!

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