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Perché non c’è il mare nei racconti di Marco Freccero

savona panorama porto
Se dico “Liguria” tu a cosa pensi? Ma certo, ci scommetto la sedia sulla quale siedi in questo momento che risponderesti: “Mare!”. Io no, ma lasciamo stare.
Anzi. Pensiamoci.
Perché nei miei racconti il mare non c’è praticamente mai? Se c’è, appare per un attimo, e scompare.
Perché? E soprattutto: ma a chi diavolo importa?

Una Liguria senza mare?

Potrei rispondere che a me del mare non importa un fico secco. Non mi piace. Una volta ci andavo, poi ho smesso di andarci. Ho scoperto la montagna d’estate, ma adesso non vado neppure più lì.
Sono diventato un pantofolaio coi fiocchi.
Credo che solo in un mio racconto appaia il mare. Si trova dentro “Non hai mai capito niente”, si tratta di quello intitolato: “Detriti”, se non ricordo male. E poi basta. Perché? Percome? Che ti ha fatto quella enorme distesa di acqua salata, che non serve né per dissetarti, né per cuocere le trofie?
Ma l’ho detto: non mi piace. E nella prossima raccolta di racconti, quella che chiuderà la Trilogia delle Erbacce, ci sarà un po’ di spiaggia? Una piccola onda farà le capriole sulla sabbia? Un pescatore: un piccolo, vecchio pescatore, ci sarà?
Niente, nisba, zero. Pure lì non c’è traccia di mare. In pratica io raffiguro una Liguria senza acqua salata. C’è l’entroterra, il freddo; oppure la città di Savona (affacciata eccome sul mare), ma nient’altro.
Io mi immagino i piemontesi; i lombardi. Penseranno che io sia matto. Si sentiranno defraudati, a leggere i miei racconti senza trovare un pezzettino di mare, di ombrellone, un chiosco qualunque che vende la coca cola a 8 euro la lattina.
Che cosa significa tutto questo? Boh!

Chi scrive racconta quello che vuole

La questione è in realtà meno complicata di quello che sembra.
Perché come sanno anche i paracarri, a quanto pare dotati di una singolare forma di intelligenza che li porta a conoscere particolari ignorati dalla maggior parte delle persone, chi scrive fa quello che vuole. Costruisce un mondo che può avere qualche piccolo rapporto con questo (per esempio c’è via Paleocapa; la Torretta; la Campanassa, eccetera), ma poi fa quello che vuole. Che so: fa esplodere la Campanassa. Se vuoi raggiungere la realtà, devi manipolarla: non si scappa, sul serio.
Costruisci un mondo che è solo in apparenza simile a quello che vedi e conosci; ma non lo fai perché sei un notaio. Sei uno che racconta storie, e le storie non sono mai quello che sembrano. Dietro, o sotto, c’è sempre dell’altro. Che cosa? Boh! Andiamo a scoprirlo…
Qualcuno potrebbe pensare che forse dovrei forzare la mano, e provare a scrivere qualcosa ambientato proprio in riva al mare. Magari una storia d’amore estiva! Al momento ho altri programmi, in realtà; rivedere i racconti della terza raccolta. E mentre scrivo queste righe mi è venuto in mente lo scrittore svedese Torgny Lindgren. A me piace moltissimo. E lui racconta le sue storie ambientate nel Vasterbotten, una zona della Svezia situata a nord. E se non ricordo male, la neve nei suoi romanzi appare solo in “Miele”. Già, in fondo si dice Svezia e si pensa o Scania (i camion), o la neve, il freddo, al massimo Santa Lucia (una santa cattolica che celebrano, in un paese luterano, cantando una canzone napoletana: mah!). Invece nei libri di Lindgren ci sono boschi, boschi, boschi.
Insomma. La geografia di chi scrive, e la geografia “reale” non combaciano molto. Per quale ragione? Bella domanda!

Il mare e il male

In dialetto ligure il “mare” e il “male” si pronunciano alla stessa maniera. Credo che i liguri detestino il mare. Sono gente di terra, che è costretta a imbarcarsi (o meglio: lo era). Ma sotto i piedi vogliono sentire la terra, i sassi. Sono persino disposti a costruire i muri a secco, per creare un po’ di terreno coltivabile in luoghi dove a rigor di logica, non può crescerci niente. E invece, loro, ci coltivano. E se ne parlo così, dicendo “loro, i liguri”, è perché ormai mi riferisco a qualcosa che è andato. Forse un po’ sta tornando; ma tutto, o tanto, è svanito. Travolto.
I liguri hanno creduto, come tutti, all’industria pesante. E hanno fatto bene: stipendio fisso a fine mese, ferie pagate, mutua. Sui campi ci devi stare anche quando stai male. Anche quando piove e fa freddo.
Ma adesso?
Forse i miei personaggi si muovono sulla terraferma, nell’entroterra, perché si sono accorti di aver perso qualcosa di prezioso, ed è lì che lo hanno smarrito, non sul mare.

La domanda delle 100 pistole

E i tuoi personaggi cosa hanno perso?


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18 pensieri riguardo “Perché non c’è il mare nei racconti di Marco Freccero

  1. Anch’io, nel mio romanzo, non parlo del mare. Magari in futuro lo farò, ma ora voglio raccontare una storia milanese, che sa di pioggia e di nebbia. Di Sanremo, ha parlato già Calvino, anche abbondantemente e molto meglio di ciò che potrei fare io.

  2. Mi è piaciuto molto questo articolo!
    Anche io da ligure non parlo molto del mare. Non ci vado. Trovo mille scuse, che fa caldo, che mi stanco, che l’unico mare che conosco è quello dei turisti lombardi seminudi sotto l’ombrellone… ma se dicessi che non mi piace e basta sarei un paraculo. La realtà è che sono una persona di campagna (non di montagna) perché il mare mi terrorizza; e questa è comunque una forma di attaccamento.
    I miei personaggi, in un certo senso, sono quello che hanno perso.

  3. C’è chi ha il pane e non i denti…😦
    Io lo vorrei volentieri il mare, lì fuori di casa.
    Invece, c’abbiamo solo la nebbia! (come dicono anche allo stadio)
    La nebbia nelle mie storie per ora non c’è, ma credo che arrivi, al tempo giusto.

  4. No no, io e il mare siamo un’unica cosa e ora che mi ci hai fatto pensare io lo racconto spesso, lo faccio credo in automatico, non è un elemento jolly che entra in scena quando è necessario, diventa parte integrante delle mie storie: o è uno sfondo o profuma l’aria o si fa protagonista.
    Al contrario, montagne e neve mi lasciano “fredda”, però potrei misurarmi con una bella ambientazione in tinta autunno-invernale, qualche volta!

      1. Sì, però ho studiato a Palermo e ho una casa a S.Ambrogio (Cefalù) e avevo una roulotte con cui, tutte le estati della mia infanzia, stavamo mesi in campeggi sul mare. Gite, feste, fine settimana sempre in località di mare.
        Mare mare mare…

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