Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso, pubblicazione fai da te

Chi scrive deve aspettare: il tram?

statua gorilla priamar

 

Si dice, eccome se si dice, che la fretta spesso è una cattiva consigliera. Se si tratta di narrativa, poi, si rincara la dose: occorre avere pazienza. Chi ha fretta sbaglia; e a questo punto è inutile aggiungere che l’accusa (perché di questo si tratta), ha come oggetto chi?
Esatto: l’autopubblicazione.

Il tram?

Perché lì c’è appunto fretta. Prendiamo questo Marco Freccero: butta giù delle storie brevi, vale a dire dei racconti, e poi li pubblica. E certo. Come no. Quando lui decide che i suoi racconti sono pronti, li autopubblica. Sì, sì, proprio bello. Perché lui SA. Ma è evidente che in realtà lui non SA attendere. E invece bisogna attendere.
Il tram?

La dura verità

È sempre meglio ricordarsi una semplice verità: fai un’affermazione, e un minuto dopo preparati a ricevere una smentita.
La storia della letteratura è piena di opere scritte per pagare i debiti; quindi l’autore aveva una fretta del diavolo, perché se non avesse consegnato in tempo l’opera, avrebbe perso quel poco che aveva. Il primo esempio che mi viene in mente? Ma Dostoevskij, e chi altrimenti?
Il racconto dal titolo “Il giocatore” fu scritto in un mese, proprio per rispettare un accordo-capestro con l’editore. Come? Ah, non è un capolavoro? Eh già perché tu, invece, sforni capolavori un anno sì e un anno pure… Oppure, in libreria, ci sono un sacco di “capolavori” che hanno atteso, atteso, atteso… E che tra cinque anni nessuno ricorderà più.
Vuoi conoscere la verità?
La dura verità?
Quella che non dicono altrimenti la gente batte i piedi e frigna?
Le regole (“Mi raccomando: evitate di fare le cose di fretta!”) valgono per coloro che non hanno talento, o ne hanno poco; come il sottoscritto.
Poi ci sono i geni; già, perché non siamo tutti uguali. E i geni delle regole, se ne infischiano.

La domanda delle 100 pistole

Hai letto “Il giocatore” di Dostoevskij?


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13 pensieri riguardo “Chi scrive deve aspettare: il tram?

  1. Avevo letto “Il giocatore” anni fa, ma tra i romanzi di Dostoevskij non era quello che mi era più rimasto impresso, e non l’ho mai riletto. Ho invece riletto “Delitto e castigo”, “L’idiota” (tre volte) e “I fratelli Karamazov”. Per quanto riguarda scrittori che scrivevano di fretta, posso citare Philip K. Dick e, naturalmente Emilio Salgari. Il primo si riteneva uno scrittore di serie B e il secondo sfornava libri come se piovesse in un’epoca dove si scriveva ovviamente a mano. C’è anche da dire che Salgari guadagnava bene, ma sperperava il denaro (non era sempre colpa degli editori “brutti e cattivi”).

    Comunque sono d’accordo che gli scrittori di valore se ne infischiano delle regole. Ho giusto letto un libro che contravviene a tutte le regole di scrittura creativa, e di cui parlerò in un post.

  2. Ciao, Marco.
    Sì, ho letto “Il giocatore”, diverso tempo fa.
    Mi permetto però di dissentire sulla tua dichiarazione di non avere molto talento o di averne poco. Personalmente a me non sembra. Da quello che ho letto dei tuoi lavori mi sembra il contrario.
    Intanto sono convinto che la lentezza sia fondamentale. Una lentezza meditata fa parte del processo di degustazione, anche del tormento di degustazione che accompagna la formazione di un proprio lavoro e nello stesso tempo dello scrittore che si accinge ad annientarsi nello sforzo o anche nella gioia di completarlo. Il ritornare sui propri passi, correggere, aggiungere, ha bisogno di spazi temporali definiti e mai circoscritti dall’ansia della condivisione e del riscontro immediato. Di solito la fretta non aiuta a completare il quadro nel suo insieme. Thomas Mann ha dedicato dodici anni della sua vita per “La Montagna Incantata”, dal 1912 al 1924, fino a portare il romanzo alla sua completa maturazione. Non credo che gli impulsi o l’apparenza di una certa scioltezza o facilità o trasgressione siano elementi “geniali”. Credo che nella grandezza di un’opera e nella sua genialità, vi saranno dietro sempre delle componenti complesse e interrelate, una serie di equilibri invisibili nell’ordito finale, ma soprattutto una fatica e un annientamento considerevoli, che avranno a che fare con tanto altro.
    Questo è un mio pensiero, senza alcuna pretesa di verità.
    Saluti e in gamba!

    1. Sembrerà strano, ma concordo! E allora, a che pro questo post?
      Credo che le regole siano spesso i binari sul quale chi ha poco talento deve correre, per non deragliare. Io sono uno di questi, ma mi sta bene. Mi piace, mi sento bene. Vorrei riuscire a darmene altre, a essere più lento, ma non posso, non ci riesco. Tu potresti ribattere che se ottengo dei risultati è grazie per esempio alla mia lentezza, alla cura che metto nella parola; hai ragione.
      Eppure vorrei avere la capacità di fare presto. La parola è una dittatura, e fa star male…

  3. Dici: “Oppure, in libreria, ci sono un sacco di “capolavori” che hanno atteso, atteso, atteso… E che tra cinque anni nessuno ricorderà più.” Io rido perché molti capolavori hanno un tempo di vita pari a 2 mesi🙂 . Lo so perché ho potuto fare un riscontro. Io personalmente a certi capolavori darei un tempo di vita di 5 minuti. Lo so, sono cattivo, ma certe cose valgono un successo di 5 minuti e basta, già 6 minuti sono troppo.
    I tuoi scritti invece secondo me non sono concepiti affatto con fretta. Ti dirò che sto attendendo il terzo volume dei tuoi racconti, sto fremendo🙂 .
    Riguardo alla fretta è per l’appunto per chi non sa scrivere, certo poi ci sono gli eccessi di gente con editore che dichiara di aver scritto un romanzo in 20 giorni, ma quelli lo dicono solo per spingere la gente ad aprire la bocca e a restare qualche secondo con la bocca aperta, increduli. Un libro non si scrive in meno di un mese e mezzo, ma se hai tantissimo tempo ogni giorno e comunque non è finito, perché va riscritto, editato. Io per quanto sia stato velocissimo, ho scritto e pubblicato un libro in 9 mesi, se non ricordo male. È successo con “Joe è tra noi”, spero di metterci meno tempo con il prossimo su cui già sono tre mesi che ci lavoro solo per finirlo perché il tempo che uno ci può dedicare non è costante per nulla.
    Il tram lo facciamo aspettare ai capolavori che avranno 5 minuti di tempo.
    Nel selfpublishing c’è anche chi pianifica e ha una concezione del tempo scientifica. Io non ci riesco.
    Di questo argomento del tuo post mi sarebbe sempre piaciuto parlare, ma non l’ho mai fatto, magari ci provo a breve🙂 .

    1. Allora aspettero il tuo post.
      A me capita di buttare l’occhio sulle anteprime di certe opere di italiani (anche di stranieri). La cosa più gentile che posso dire è che sono sopravvalutati. A volte penso di essere strano io, ma poi leggo Malamud, una grande autore che non ha mai venduto a carrettate, che non amava la letteratura impegnata, e capisco che aveva ragione lui. E un po’ anche io. Ma non si tratta di dare ragione a un autore perché la pensiamo allo stesso modo. È che comprendi che è così che deve essere, e basta.

  4. Se l’ho letto, non me ne ricordo…
    Però aggiungo: ci sono dei romanzi in libreria a cui alcuni non darebbero 5 minuti, e io li ritengo capolavori; ed altri che sono ritenuti dei capolavori per cui io non avrei nemmeno sprecato la carta di stampa. Perchè ci sono anche questioni di gusti e di generi. Oltre che di stili. Ad esempio, mi piace lo stile asciutto che lascia spazio alla storia, e detesto le elucubrazioni letterarie dell’autore che deve dimostrare di aver letto per bene tutto lo Zanichelli.

    1. Pure io considero meravigliosi certi romanzi, che però non consiglierei mai a certe persone perché so che non li troverebbero per nulla interessanti. Anzi, sto diventando sempre più prudente con i consigli: di recente ho consigliato dei romanzieri svedesi, e non hanno riscosso alcun successo…

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