Pubblicato in: editore di se stesso, pubblicazione fai da te

Per il progetto IOTA userò LibreOffice

libreoffice suite opensource

 

Lo so che non te ne importa un fico secco: ma qui lo dico e qui lo ripeto. Per scrivere il mio progetto IOTA userò LibreOffice. Non Pages (come ho sempre fatto); e nemmeno uno dei tanti programmi di videoscrittura come Scrivener o altri.
Ho deciso di usare la suite Open Source. Lo so: 700 MB sono tanta roba (ma dentro, come si sa, c’è un po’ di tutto). Ma credo che alla fine scegliere un formato aperto sia un’ottima cosa.
Come dici? Che però un programma come Scrivener ti permette flessibilità, eccetera eccetera? Probabile. Ma ho la mia arma segreta nonché TOTALE.

Svelata l’arma segreta!

La mia arma segreta, TOTALE, è questa:

 

quaderno-rosso

 

Un quaderno rosso (be’, per adesso uno). È lì che sto inserendo le schede. Lì che scrivo la cronologia.
Frammenti di dialoghi.
Idee.
Possibili sviluppi.
Questo come lo faccio arrivare da A a B?
Costei come fa a fare questo?
Eccetera eccetera.
Cosa?
Non ho ancora svelato cos’è il progetto IOTA? Ah, è vero. Ma non lo so neppure io, quindi perché parlarne?

E i difetti?

LibreOffice non ha difetti? Non credo che si possa parlare seriamente di difetti.
Lo considero troppo elefantiaco per i miei gusti: ma ricordiamoci che è una suite, quindi contiene un’applicazione per le presentazioni, per i fogli di calcolo, e non solo…
Inserire l’indice a me pare un po’ troppo macchinoso, ma vengo da Pages (il programma di videoscrittura di Apple), dove è molto più immediato e semplice.
Inserire l’interlinea che preferisco (vale a dire 1,5), ha richiesto l’esplorazione dell’interfaccia, ma alla fine ci sono arrivato. Pure in questo caso: Pages non ha eguali, molto intuitivo.
Per vedere i caratteri invisibili occorre usare una scorciatoia da tastiera che non è certo come quella di Pages. Ma alla fine si tratta di robetta, come si può intuire.
Ah: quando lancio LibreOffice… Lo devo lanciare 2 volte. Perché si chiude e quindi lo devo lanciare 2 volte. Mah!
Il punto di forza è il formato aperto con il quale si salvano i file. Significa essere protetti da qualunque brutta sorpresa. Cosa impedisce a Microsoft o Apple di modificare “qualcosina” nel formato dei file di Word o Pages? Ci si può permettere il rischio di trovarsi per esempio tra 4 anni, con dei file (i propri file) difficili da aprire, o addirittura impossibili da aprire?
No.
Quindi? Quindi LibreOffice!

La domanda delle 100 pistole

Usi ancora dei quaderni?


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26 pensieri riguardo “Per il progetto IOTA userò LibreOffice

  1. Sì, molti. E diversi. Così poi non mi ricordo mai se quell’appunto là l’ho scritto su quel quaderno lì o se quell’appunto lì su quel quaderno là. Che sembra molto divertente e a volte lo è. Ma più sovente per nulla.🙂

    1. Io per adesso faccio tutto in uno, ma in realtà ne ho anche un altro, rosso pure quello. Già mi rendo conto che non basta proprio. Ce ne vuole almeno un altro paio, magari non così sottili!
      Solo ai miei tempi li facevano spessi come libri?

  2. Niente quaderni, solo carta riciclata, nel senso di vecchi fogli riutilizzati. E infatti nei miei appunti c’è il caos totale.
    Per il resto uso OpenOffice e mi trovo benissimo, anche se per alcune cose è un po’ macchinoso, ma basta prenderci la mano. Immagino che LibreOffice sia molto simile, quindi ottima scelta🙂

    1. Sì, LibreOffice è un progetto che si è allontanato da OpenOffice dopo che Oracle, se non ricordo male, l’aveva acquisito. Alcuni sviluppatori hanno temuto che alla lunga il progetto “Open” venisse ridotto o addirittura annichilito, e hanno scelto di andarsene e di inaugurare questo nuovo progetto. Che pare andare molto bene.

  3. Anche io uso LibreOffice ed è fantastico, l’unico neo è il rendering dei font e gli spazi che a volte si ostina a piazzare tra i caratteri di una parola, ma per il resto è ok. Anche io ho notato questa cosa che va aperto due volte. In realtà lo apre e lo mette nascosto. Se li apri due volte ti apre due volte il file e te ne accorgi perché quando poi chiudi il file lui te li riapre. Basta muovere le tre dita sul touchpad e recuperi il file aperto con LibreOffice che per qualche oscuro motivo nasconde. Per quanto riguarda quadernetti ne uso, ma poco, però ci ho scritto una scena o dell’ultimo o del penultimo romanzo. Non ricordo. In genere mi annoto i nomi di strada dove i miei personaggi devono passare. Hai presente l’ultimo capitolo di Certe incertezze? I nomi delle strade li avevo annotati nel taccuino assieme ai colori di quelle strade e delle balconate.

    1. Ah, ecco cos’è, avevo capito che non poteva essere davvero un baco, dal momento che lo fa anche dopo ogni aggiornamento, e non è possibile che gli sviluppatori non abbiano affrontato il problema (o che non sia mai stato segnalato).
      Di “Certe incertezze” ricordo i biscotti Gentilini😉 Ottimi!

  4. Ma guarda un po’! Devo installare anch’io LibreOffice prossimamente, per un progetto che vede la creazione di modelli opensource. (La differenza tra OpenOffice e LibreOffice è che il primo nel 2011 è stato acquisito da Oracle e reso a pagamento, per poi essere abbandonato; gli sviluppatori di OpenOffice si sono impegnati a portare avanti il codice, col nome LibreOffice; quindi, tra i due, il più aggiornato è LibreOffice).
    Comunque, si, uso ancora i quaderni, a vari livelli. Dietro con me, in borsa, ho sempre un taccuino Moleskine (anche stamattina c’ho scritto due appunti per ricordarmi una sequenza). Poi ho il taccuino che gira per casa, stile reporter con gli anelli sopra. Ci sono i blocchi A4 per i racconti (anche se ultimamente li scrivo direttamente su Dropbox ovunque sono) e il quadernetto del mio IPDP che deve essere riversato, via Google Docs riconoscimento vocale spero, dentro yWriter6 (l’opensource concorrente di Scrivener).

    1. Ah, le moleskine. Non ci ho mai pensato, i quaderni li trovo più indicati a me. Quando sono in giro se sento o vedo qualcosa che mi interessa penso sempre “Se stasera ce l’ho ancora in testa, vuol dire che è qualcosa di interessante”. Se lo dimentico significa che non era granché. Forse è “pericoloso”, perdo delle idee potenzialmente molto buone? Mah!

    2. Mi spiace contraddirti. Openoffice, acquistato da Oracle, è comunque libero con un formato compatibile con Libreoffice e altri programmi similari. E’ stato passato alla fondazione Apache e fornito dei sorgenti, per chi volesse smanettarlo. Nessun pagamento, nessun formato proprietario. Lo conosco bene, perché ricevo le news come appartenente al gruppo di lavoro e di test. Poi passato a Linux ci sono troppe difficoltà alla sua installazione, diversamente da Libreoffice. Molto simili, il nucleo di partenza è il medesimo, condividono formati aperti e estensioni. In ambiente Win anche impostazioni generali. Infatti prima passavo da l’uno all’altro senza problemi,

      1. Quest’informazione l’ho letta in giro negli anni. L’ultimo sito da dove ho attinto, proprio giorni fa, parlando con un amico che lavora su progetti opensource, è questo (e chiedo scusa a Marco per il link) http ://tecnouser.net/ openoffice-libreoffice-quale-scegliere-per-sostituire-microsoft-office/ : “Sviluppato da programmatori volontari e senza scopo di lucro, il progetto fu un successo e fu portato avanti fino al 2011, anno in cui Sun Microsystems fu acquistata da Oracle, che prima cambio il nome del programma in Oracle OpenOffice e successivamente decise di rendere proprietario il codice di OpenOffice, ed infine di abbandonare il progetto. […] Questo evento inaspettato ha portato Oracle a riaprire il progetto, cedendolo di fatto ad Apache, che come prima cosa ha di nuovo cambiato il nome del software, chiamandolo Apache OpenOffice e rendendo di nuovo il progetto attivo e sopratutto di nuovo gratuito.”
        Del resto anche wikipedia nè da notizia in questi termini https ://it.wikipedia.org/ wiki/OpenOffice “Oracle Open Office – proposta commerciale del software di produttività personale di Oracle Corporation, precedentemente noto con il nome StarOffice”

      2. E’ vero che Oracle aveva pensato di chiudere il recinto. Da questa chiusura è Libreoffice e Neooffice, partendo dai sorgenti di openoffice, liberamente disponibili. Poi Oracle ci ha ripensato e la storia ha ripreso il suo cammino. I due progetti Apache Openoffice e Libreoffice viaggiano quasi in parallelo, tanto che in ambiente Win condividono le medesime impostazioni, estensioni e tanto altro. L’impostazione grafica è la medesima salvo qualche piccolo dettaglio. entrambi hanno il navigatore, uno strumento molto comodo. E i sorgenti sono disponibili per entrambe le piattaforme. Avendo abbandonato Win 10 per un linux. Sono stato obbligato a passare a Libreoffice, perché la sua gestione è semplice al contrario di Openoffice, dove avrei dovuto compilare programmi ad ogni cambio di release con scarse indicazioni su come procedere.
        Se vai https://it.wikipedia.org/wiki/OpenOffice.org c’è un bellissimo diagramma che mostra l’evoluzione di Staroffice e come i due progetti, Oracle e Apache si siano fusi insieme a partire dalla versione 4
        Comunque la versione che Oracle tentò di commercializzare era la versione di Staroffice a pagamento, che in pratica ebbe una vita stentata assediata da Openoffice e Symphony,uguali e gratuite.

  5. Niente programmi di videoscrittura, per me: ho già sperimentato di persona le difficoltà e le rigidità che hanno quando si gestiscono progetti da centinaia di pagine.
    E niente quaderni: ho una pessima grafia. Da quando ho un tablet scrivo quasi solo con quello. No, non uso pages😉 ma uso una combinazione di programmi ad hoc – tra cui, marginalmente, scrivener – e altri sistemi di impaginazione – tra cui, meno marginalmente, latex, calibre, e un po’ di altra roba -.
    Un ottimo file di interscambio, entro certi limiti, è RTF: apribile da molti programmi diversi è anche un ottimo backup di ultima istanza. Meglio ancora il formato “fountain”: ancora più comodo pur se molto meno conosciuto.

    1. E pensare che RTF era un formato in cui aveva creduto e investito proprio Microsoft, molti anni fa.
      Uso LibreOffice nonostante i limiti (non è per le storie, e si vede!), perché gli altri, Pages, o Scrivener, o Ulysses o ancora Storyist, non mi paiono adatti. E hanno tutti un formato proprietario, e nessuno può dire che ne sarà tra 5 anni.
      Avevo anche pensato di usare LaTex ma non ho voglia di mettermi a studiare per imparare a usarlo.

    1. Davvero?
      Anche io scrivevo a mano molto poco, ma non ho fatto fatica a riprendere questa abitudine (a parte che non capisco nulla di quello che scrivo, ma insomma😉

  6. Ciao, Marco.
    Conosco LibreOffice: lo utilizzavo anche per lavorare alla conversione ePub.
    Penso che sia un’ottima scelta.
    Riguardo al quaderno, io lavoro molto con la carta e con la penna durante tutte le fasi di riscrittura. Sia con interventi diretti sullo stampato, che con note di approfondimento o anche interi nuovi passaggi che spesso, con la penna, riprendono quel tono febbrile che avvicina il lavoro di riscrittura alla freschezza di un primo getto, con nuove impreviste aperture o anche severe contrazioni. E poi anche per segnare le date con i relativi interventi apportati ai punti specifici del manoscritto. Diciamo che l’uso tradizionale della penna e della carta mi rimette in contatto con zone ancora selvatiche di me, – anche il tipo di grafia e di impulso con cui intervengo mi fa capire quanto risuoni e quanto conti quel passaggio e quella decisione rispetto ad altri. La penna, in alcuni istanti di interventi sul testo, risente dell’emozione e del calore della mano, mi dà più informazioni sul rapporto istantaneo che vivo in quella zona del mio scritto. Un linguaggio nel linguaggio, forse. O una compensazione tra la disciplina della revisione e un certo residuo di stravaganza creativa, che la penna mi consente di preservare. Ma nei primi getti è ormai solo tastiera. Da anni.
    Saluti

    1. Forse nella scrittura a mano c’è davvero qualcosa di selvatico, perché la mano scivola sulla superficie della carta, quasi senza controllo. Invece quando sono davanti alla tastiera, anche se non c’è spreco di carta, e basta selezionare per cancellare paragrafi interi, procedo guardingo. Bizzarro: dovrebbe essere il contrario. E se si torna (o si resta), alla carta, forse è per il gusto del selvatico che torna ad affascinare.

  7. Non conosco il progetto IOTA ma non capisco il nesso con il texteditor. Non importa.
    Word lo conosco ma l’ho abbandonato. Pages non lo conosco ma non fa nulla.
    Libreoffice? Lo uso da circa 8 anni e non ho riscontrato i tuoi problemi, nemmeno in OpenOffice il suo fratello. L’interlinea? Basta andare su impostazione di pagina o selezionare con F11 stili e in un attimo imposti l’interlinea voluta. Caratteri non stampabili? Nella barra dei menù c’è un tastino per evidenziarli. Se non ti compare, lo puoi sempre inserire attraverso le preferenze.
    Sarà perché provengo dalla scuola di Microsoft, dove facevo esattamente le stesse operazioni e quindi mi sono venute naturali. Forse Pages è più semplice ma non avendo mai avuto un Apple non mi pronuncio.
    La doppia ripartenza? Boh! Mai capitato. Ma forse usi una vecchia release di Libreoffice. Prova ad aggiornarlo. Se hai problemi, mettiti in contatto con me e provo a darti qualche indicazione.

    1. Il progetto IOTA non lo conosci perché non lo conosco nemmeno io😉
      Si tratta di un mio progetto di scrittura ma chissà se e quando apparirà, e in quali forme. E per scriverlo ho scelto di usare LibreOffice.
      Ho installato l’ultima versione (l’ho sempre aggiornato anche se non l’ho mai usato molto), e si è sempre ripresentato. Ma forse è davvero un baco e prima o poi lo risolveranno. Comunque, a parte qualche asprezza, è un ottimo programma.

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