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Perché ambiento (quasi) tutte le mie storie a Savona?

savona torretta

 

Hai capito bene: Savona. La città del chinotto. Con un passato industriale e un futuro avvolto dalla nebbia più spessa. Esatto, la città dei 2 Papi. Quella che ha la Torretta come simbolo, un palazzo con i pavoni sulla facciata, il monumento ai caduti in piazza Mameli dove ogni sera, alle 6, la campana batte 21 volte (come il numero delle lettere dell’alfabeto), in ricordo di tutti i morti.
La città con la fortezza del Priamar, ormai approdo solo delle navi da crociere Costa.
Sì.

Lo scenario perfetto (o quasi)

E quindi? Perché?
Ma perché le storie bisogna pur ambientarle da qualche parte, o no? E una città periferica, che non più molto da dire, è lo scenario perfetto. Proprio perché è un luogo dove le storie possono scorrere con maggiore agio.
Non c’è un vero motivo: è lì, stravaccata sulla costa ligure, perché no? Bizzarro come alcuni poi mi dicano:

Però. Mi fa un certo effetto leggere i nomi delle vie di un luogo che conosco”.

Lo immagino.
Prima ho scritto che Savona è l’ideale perché le storie possono scorrere meglio. Già, è qui il punto, forse.
Perché se decidessi Milano o Roma, non so. Non sono così bravo come sembra, e mi sentirei in difficoltà. Temo che non saprei da dove iniziare, se le mie storie fossero ambientate altrove.
D’accordo: in “Cardiologia” c’è un racconto ambientato a Roma. Vero. Però che fatica. Già non era semplice “lui”, il protagonista; in più ecco che si sposta a Roma.

Non è affetto

Si dice che i luoghi di un autore siano qualcosa di più di una dimostrazione di affetto, o amore per essi. Dickens, Zola, Dostoevskij ambientavano le loro storie nelle città che amavano e conoscevano perché… Non era affatto un omaggio (o solo un omaggio).
In realtà si trattava di costruire il loro universo narrativo (credo si dica così). I mattoni, la calce, il ferro, il cemento era quello “visibile”. Loro, attraverso questi elementi tangibili, andavano a caccia dell’intangibile (soprattutto il buon Fedor. Fedor Dostoevskij, ovviamente). Quindi è inutile cercare le corrispondenze esatte. Precise.
Spesso ci si prende delle libertà (magari si demolisce la Torretta…). E a quel punto è inutile dire:

Ma è lì. È ancora in piedi. Perché…

Domanda e rilievo sbagliato.
Chi scrive si serve di quello che ha attorno. Il falegname usa il legno e cerca, se è davvero bravo, di usare il legno più pregiato. Io non sono molto bravo, e mi accontento di quello che trovo.
Mi rendo conto che questa mia affermazione potrebbe non piacere (“Che fai? Insulti Savona?”), ma che ci posso fare?
La scrittura dovrebbe condurre il lettore attraverso la realtà per andare a cogliere quello che dietro le quinte muove, o si muove. E presumo (ma non ne sono sicuro), che una realtà piccola, come la città di Savona, di scarso peso e di poco rilievo al giorno d’oggi, sia il posto migliore per mettere in risalto certe dinamiche (come dicono quelli bravi).
Insomma: non sarei in grado di scrivere quello che scrivo, se non avessi a che fare con uno scenario più complesso. Quindi: viva Savona.

La domanda delle 100 pistole

Sei rimasto “affascinato” da questa città?


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13 pensieri riguardo “Perché ambiento (quasi) tutte le mie storie a Savona?

  1. Beh, credo che sia giusto scrivere di quel che si conosce, poi certo immaginare un luogo dove non si è mai stati è una bella sfida.
    Io comunque dovrò tornare a Savona, è da tanto che non la visito!
    Buona giornata Marco!

  2. Camilleri ha creato Vigata modellandola sulla sua città natale. Molti scrittori americani sfruttano il loro paese. Ma io proprio non ci riesco, forse perché non amo Roma né in genere le città.
    Però nei mille mila progetti che ho c’è una storia sulla Roma ottocentesca e una su quella degli anni di piombo.

    1. La Roma ottocentesca potrebbe essere molto interessante. Ma la Roma di oggi può piacere solo ai turisti: a chi ci abita, oppure ha a che fare con essa ogni giorno, non credo che riesca davvero ad avere per lei qualche simpatia.

  3. Conosco abbastanza bene la Liguria, ma a Savona non sono mai stata. Gli esempi di scrittori che hai inserito nel post sono significativi. Mi viene in mente anche Simenon, che ambienta a Parigi i suoi romanzi che hanno il commissario Maigret come protagonista.Mi dirai che con Parigi è troppo facile; tuttavia non c’entra la dimensione secondo me, ma che la città sia adatta per le tue storie. Infatti Maigret è a suo agio sia nel centro di Parigi che nei locali più sordidi della periferia. Anzi, direi che è quasi più a suo agio nel secondo caso!

    1. È vero, Simenon! Ma come ho fatto a scordarmi proprio di lui? È da leggere assolutamente se si vuole imparare a scrivere. Come riesce a rendere l’atmosfera, l’ambiente, il modo di vedere e di pensare dei personaggi!🙂

  4. Non ho ancora messo piede in Liguria, essendo proprio “dall’altra parte”!
    Sull’ambientazione sono combattuta: da una parte trovo giusto sia scrivere di luoghi che si conoscono sia dei propri luoghi (scrittori a km zero, direi), dall’altra rivendico il diritto di andarmene dove voglio, anche un paese che non ho mai visitato, e approfittare della scrittura (e dei media informatici, Street View in testa) per conoscerlo a distanza.

    1. È vero, c’è Street View ma non farti prendere la mano! Pensa alle prese, per esempio, che in Europa cambiano da Paese a Paese e se un personaggio arriva a Londra e collega il cellulare alla presa, qualcuno ti scriverà e ti farà notare che ci vuole l’adattatore😉
      Io sono pigro, non mi muovo quasi mai da qui, ecco perché ambiento tutto sotto casa. Così non mi devo scervellare o perdere tempo a studiare luoghi e ambienti🙂

      1. Il cellulare ha il cavo usb ormai, e poi ci sono i kit da viaggio di adattatori da usb a presa elettrica😉
        Hai ragione comunque. Non fare come me che arrivo a studiare gli orari di alba e tramonto in una data zona per sapere in quali condizioni di luce si muove il protagonista. O verificare le introvabili piantine del Louvre per capire da dove entra il personale di servizio e dove va a prendersi il caffè. Bisogna proprio diventar matti!😉

      2. Lo vedi? Semplicità! Già è complicato tutto il resto, perché ficcarsi nel ginepraio dell’ambientazione? Se si potesse: il corridoio di casa! Tutto ambientato lì!😉

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