Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Pensa a scrivere e lascia perdere i guru

marco freccero canale youtube
Di sicuro non ho la faccia da guru…

 

Non se ne può più di tutti questi consigli, non è vero? Sembra che la più grande rivoluzione di questi ultimi decenni (vale a dire la Rete), abbia moltiplicato il numero dei maestri, dei guru appunto. Tutti sanno che cosa devi fare TU per arrivare al successo. Un po’ tutti hanno la ricetta, e basta poco per metterla in pratica. D’accordo, avranno pure ragione loro, però quello che TU dovresti combinare è qualcosa di molto semplice, e altrettanto complicato. Vale a dire…

Ce l’hai la storia?

Vale a dire lascia perdere i guru, i loro consigli, e pensa solo a scrivere. Ma sì, lo so che senza un blog, e un adeguato piano di marketing, sei del gatto, come si dice da queste parti.
Però fidati se il sottoscritto ti dice che alla fine della fiera, un ortolano deve vendere mele e arance di qualità. Il falegname deve fare buoni mobili. Il panettiere del pane che non sia gomma dopo che ce l’hai in casa da un paio di ore.
E chi scrive storie… Già secondo te che cosa deve piazzare chi scrive? Delle storie, prima di tutto. Dopo, sì certo, dopo tutte quelle robe lì che conosci bene. Ma dopo, esatto.
Dov’è la tua storia?

La voce

Una storia scritta in un buon italiano, che non deve essere perfetta, e che deve comunicare.
Ecco, già qui ci sarebbe già da ragionare e scrivere parecchio perché un sacco di gente scrive, però senza avere la più pallida idea di cosa scrive, e perché lo scrive. Però ha fatto il corso di marketing.
Il corso di marketing, per quello che so io, prevede il prodotto. E soprattutto, il miglior marketing è quello che non sembra affatto marketing. Per esempio ci sono delle persone (ma non sono certo io), capaci di scrivere un post, senza parlare del loro prodotto, vale a dire delle loro storie (per esempio: racconti), e senza citare mai, in quel post, il titolo delle loro opere.
Non è che non gliene importi niente. O che non lo facciano perché non hanno a cuore le loro storie, oppure pensano che tanto i lettori non capiranno niente.
Niente di tutto questo.
Tuttavia, grazie alla loro “semplice” scrittura, sono in grado di abituare il lettore al tono della loro “voce” (d’accordo, non la senti, però ci siamo capiti, giusto?). Costruiscono un ambiente confortevole, onesto, magari un po’ troppo spoglio, ma di certo genuino.
Il lettore, non ha voglia di star a sentire fuffa su come vendere 100 copie di un libro in una settimana. Sa che ci sono tecniche, che vanno bene per certi ambiti; ma non per tutti.
Il lettore è invece a caccia di storie.
E attenzione: non è per niente semplice. A mio parere è un’impresa piuttosto interessante e ardua; perché un po’ tutti sono convinti di riuscirci, e in parte hanno ragione. Perché la raccontano a voce. Quando poi quella storia lì, deve finire su una pagina… sono dolori.
Adesso non mi chiedere, per favore, che cos’è una storia. Lo scopo di questo post è un altro: lascia perdere i guru (io non lo sono, ma se per caso ti sembro tale: lasciare perdere pure me, grazie), e scrivi. Non occuparti di marketing e strategie. Fai solo in modo che in qualche modo (e il modo lo devi trovare tu, non certo io), la tua voce maturi, e sia alla lunga riconoscibile. Anche se può apparire leggermente inquietante: una voce capace di evocare. Una voce che il lettore sente, e si ferma. Non è facile, ed è tutto affar tuo.

Ancora una cosa…

Ah, dimenticavo. Potresti ricordarmi che su questo blog ci sono un discreto numero di post dove di fatto cito questo o quello: non è comunque un sistema da guru?
Be’, potrebbe sembrarlo, ma a mio parere non lo è affatto. Si tratta di riflessioni, spunti, punti di vista che dovrebbero indurre chi legge (me in primis) a interrogarsi sulla qualità del proprio percorso di scrittura. Ma non deve diventare un’ossessione, per l’amor del cielo. Al lettore di certo piace che sopra il collo di chi scrive ci sia una testa, e che quella testa funzioni. Sul serio.
Ma il lettore desidera storie.

La domanda delle 100 pistole

Quanti guru hai seppellito?


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16 pensieri riguardo “Pensa a scrivere e lascia perdere i guru

  1. Dipende: guru presunti o guru effettivi? Che c’è una bella differenza tra chi si crede guru e chi è riconosciuto (dagli altri) guru! I primi li seppellisco tutti, i secondi credo la metà.
    Sul fatto che bisogna concentrarsi sulle storie è vero. Ogni 3×2 mi chiedono di aprire una pagina facebook e io rispondo: ma per vendere cosa?? Basta marketing, basta social, io voglio scrivere!😉

    1. Ohoh, L’ultima frase me l’hai scippata!😀
      Ne sto seppellendo un po’ di guru, in questi giorni: toni, saccenza, ricette che poi si traducono in mah, non certo grandi vendite.

      1. Ci vuole un po’ di buon senso. Non essere proprio nei social oggettivamente può essere una difficoltà. Ma dall’altra parte essere solo sui social senza aver scritto nulla… a che serve?🙂

      2. Ottimo! Poi in Rete ormai i guru si sprecano. Ne trovi a mazzi, a cataste! Le ricette “vincenti” che propongono, di solito, le conosco a memoria. Tanto che a volte penso di fare anch’io il guru, proponendo (a pagamento, ovvio!), le mie soluzioni vincenti. Poi però, lascio sempre perdere…

    2. Ognuno deve essere il guru di se stesso. Perché alla fine, anche se magari sei sulla “scia” di un autore che senti vicino a te, non puoi evitare di allontanartene. E allora? Allora meglio fare da sé, leggere i diversi pareri e fare sempre di testa propria. E sbagliare, soprattutto🙂

  2. Ho seppellito tanti guru, ultimamente. Il che non significa che io rinunci a studiare o leggere consigli, ma che progressivamente sto imparando a seguire l’intuito, senza farmi troppo condizionare. Invece di basarmi sui consigli altrui, con tanti limiti per la creatività, preferisco cercarli solo quando ne ho realmente bisogno.

  3. I consigli? No, grazie prego. Al massimo delle osservazioni, che almeno, se intelligenti, possono servire.
    Il resta basta e avanza.
    Però come dici, senza storia e in un pessimo italiano non si va da nessuna parte.

    1. Certo.
      Ho notato che la gente non segue i consigli. Però segue quelli a pagamento. Chissà perché gratis non piacciono, se li vendi a peso d’oro all’istante trovi la fila di persona che li vogliono a tutti i costi. Misteri della psiche umana!😉

      1. la gente ritiene che un consiglio – parola che ho abolito dal mio dizionario – dato gratis valga meno di uno pagato a peso d’oro, come se la validità di questo si misuri dal prezzo.

  4. Non nascondo che la domanda finale mi ha solleticato parecchio…😀

    Però… no, penso che la parola “seppellire” sia un po’ troppo esagerata per quel che mi è venuto in mente. Di guru non ne ho seppellito nessuno, per poterlo fare dovrei essere io stesso un guru.
    Però ho trovato in rete qualche personaggio che è affetto da “sedicenza” cronica: tanti consigli, tante dritte, tanti post, insomma sedicenti esperti in questo, quello e quell’altro ma, oggettivamente, poca esperienza diretta fatta di persona, poco o nulla provato sulla propria pelle…

  5. Non se ne può più, hai ragione da vendere. Io non ho mai amato i guru, in nessun campo, preferisco fare da sola, sbagliare e magari la prossima volta fare meglio. O anche no. La cosa peggiore però è quando questi presunti guru si fanno pagare i loro consigli a peso d’oro, e magari sono cose che troveresti tranquillamente in rete con un po’ di pazienza. Sì, pensiamo a scrivere, sono d’accordo.

    1. Bisogna rivalutare l’errore, ecco il punto. Sbagliando, s’impara dice il proverbio. E non c’è niente di male. Ma siccome c’è il terrore di commettere errori (“Chissà poi che dicono di me!”), ci si affida appunto ai guru. E questo è un errore davvero grosso, perché alla fine, quando apri gli occhi, capisci di aver perso solo del tempo e di non esserti mosso dal punto di partenza.

  6. Non sento il bisogno di seppellire i guru, perché in ambito scrittura non ho mai avuto quel genere di fiducia in nessuno, a prescindere dai suoi risultati. Ognuno di noi è diverso (e già questo rende impossibile riprodurre i percorsi altrui), ma soprattutto è importante conoscere e sentire cosa è centrale e cosa no. Se scrivo pensando spesso a chi mi leggerà, a come farmi conoscere, a quale tipo di pubblicazione sceglierò, una parte delle mie energie andrà usata in quella direzione e verrà sottratta al resto. Se scrivo concentrata sulla storia, allora la mia energia va tutta nella storia. Che io abbia una scaletta delle priorità chiara e giusta serve a poco, se i miei pensieri e le mie preoccupazioni la ignorano. Inutile dire che a questo sto arrivando a mie spese…😉

    1. Se si arriva a qualcosa di davvero utile (per noi), lo si fa sempre a proprie spese.
      Ma il guru ha il suo fascino peché illude, fa credere che grazie a lui risparmieremo tempo (cioè i fallimenti). Ma pure i fallimenti sono non solo utili ma indispensabili.

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