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Come nasce il racconto “La fabbrica”

ebook cardiologia non hai mai capito niente

 

Uno dei racconti più lunghi della prossima raccolta di racconti, prende piede una sera. Quando appare un’immagine. Be’, perché fai quella faccia? Lo sai che io lavoro così: arriva un’immagine, e la seguo. Non so dove andremo a finire. Ma cosa stavo scrivendo? Ora ricordo.
C’è questo tipo che cammina, e dove va, tutto solo? A vedere la fabbrica dove lavorava. Ha chiuso. E lui ogni tanto va a vedere cosa succede.
E cosa vuoi che succeda quando la fabbrica dove hai lavorato per anni è chiusa e ha i sigilli del tribunale fallimentare? Che portano via i macchinari, ormai. Ecco cosa succede. È finita.
Finita.

In territorio frecceriano

Come si evince da questa breve prolusione (come mi piace quando uso il verbo “evincere”; ma anche “prolusione” non è mica robetta, eh!), ci troviamo nel solito territorio frecceriano (questa l’ho coniata per i critici: così non dovranno spremersi troppo le meningi per parlare di me). Vale a dire il tema del lavoro, che attraversa l’intera Trilogia delle Erbacce.
Non c’è solo quello. Ovviamente lui e la moglie lavorano in nero. Hanno 2 figli, e a essi lui, la sera, racconta una favola…
Ma non c’è solo questo.
Direi che il cuore di questa storia è nella favola, e poi “ovviamente” nel finale. Che spero suoni come una… minaccia, ma non è detto che ci sia davvero riuscito.
Il titolo lo posso svelare senza alcuna difficoltà: La fabbrica.
Mi è capitato di riascoltare una canzone di Bruce Springsteen che si intitola: “Factory”, vale a dire “Fabbrica”. Il titolo del racconto quindi, partorito da un brainstorming di notevole durata e dimensioni, è: “La fabbrica”. Il video dal vivo lo puoi trovare qui.
Gli anni compresi tra il 1978 e il 1980 sono quelli che permettono di vedere uno Springsteen al meglio della forma; almeno dal vivo. Magrolino (non si era ancora iscritto alla palestra, come accadrà da lì a poco anche per curare, si diceva allora, un esaurimento nervoso provocato proprio dal tour mondiale per la promozione dell’album, durato un anno). Ancora molto ruspante e selvaggio, prima della svolta di “Born in the USA” che lo renderà meno istintivo e più prudente (anche perché le canzoni cominceranno a scarseggiare…).

Persone serie

Credo di poter dire, alla fine di questa Trilogia delle Erbacce, che tutti i racconti hanno, come in filigrana, diversi temi: bella scoperta, eh?
E uno di questi, che potrebbe far rabbrividire, è il seguente.
Lo Stato non c’è, non serve, non esiste. Probabilmente è una minaccia, di certo rappresenta il tradimento più colossale e doloroso degli ultimi decenni. Dovevamo essere una comunità che si aiuta, e invece.
A questo punto i lettori potrebbero sentirsi urtati, da una visione così cupa. I personaggi di questi racconti non combattono, non sventolano bandieroni, non suonano tamburi. Sono persone serie: sopravvivono.
Come questa visione possa evolvere, e se sì come, non lo so. O forse lo so, però non voglio (ancora) dirlo. Posso affermare questo: è un bene che non reagiscano. Perché se e quando lo faranno, non è detto che vi piaccia. Perché magari, potrebbero avercela proprio con voi…

La domanda delle 100 pistole

Ti piace il titolo del racconto? (Rispondere di sì, grazie!).


 Entro la fine del 2016 arriverà il capitolo finale della Trilogia delle Erbacce. Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente, il primo capitolo!

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17 pensieri riguardo “Come nasce il racconto “La fabbrica”

  1. Mi hai ricordato quando ci tornai io alla fabbrica. Io lavoravo in ufficio, in realtà e l’ufficio era proprio sopra al capannone. Quando chiuse la ditta tutto l’edificio rimase vuoto per un po’, poi, al suo posto, aprirono un negozio di mobili, così ebbi l’opportunità di tornarci dentro (non negli uffici, quelli erano preclusi al pubblico. Ricordo che mentre passeggiavo tra cucine e camere da letto mi dicevo: ecco, lì c’erano le presse, li la saldatrice lase, li la fresa…

  2. P.S. se ha dubbi sul titolo perchè non provi a pensare all’immagine iniziale e a partire da lì? Potrebbe essere ad esempio “a (ri)vedere la fabbrica”
    Oppure potresti riferirti alla favola che racconta.
    Il titolo che gli hai dato secondo me comunque va bene, forse è solo un po’ neutro.

  3. Lo Stato siamo noi. Ed è difficile che milioni di cittadini vadano d’accordo se nella più piccola delle comunità, il condominio, ci si scanna per stupidate uniche. E sempre perchè non si vuole rispettare la legge (in questo caso, poche leggi di buon senso).
    Si (hai detto di rispondere si…). E se invece di “La fabbrica” fosse un “Cancelli chiusi”? O un altro particolare della fabbrica stessa?

    1. Mmmm. Non lo so. Ci penserò.
      Come sempre, quando si avvicina l’ora X è un susseguirsi di dubbi e perplessità. A proposito dei titoli, dei finali… Ma chi me lo fa fare? Ah, è vero: gli enormi incassi😉

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