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Come ho trovato il titolo del secondo racconto

mare

 

Il secondo racconto della nuova raccolta (uscita prevista: dicembre?) è una storia che racconta… un’altra storia. Il tutto dal punto di vista di lui, un uomo sposato, i due figli che sono all’estero in vacanza. Siamo in estate. Lui, con la moglie, nei fine settimana se ne vanno in giro.
E un pomeriggio mentre con lei se ne sta seduto al tavolino di una gelateria di Varazze, vede un tizio che sull’Aurelia se ne va a zonzo con una di quelle motorette elettriche senza targa…

Ma la stradale non c’è mai?

È la prima estate che passiamo da soli, io e mia moglie.

Questo è l’incipit. Ecco come è nato.
Me ne andavo in automobile sull’Aurelia, e che cosa mi capita di vedere? Uno che andava verso Savona con una di quelle motorette lì. E io ho pensato:

Roba da matti! È un pericolo pubblico, e non c’è mai una pattuglia della stradale quando serve.

Però mentre pensavo a questo, riflettevo pure. Ed è partito tutto. Mi sono insomma domandato se non ci fosse sotto qualcosa. Per esempio un’urgenza. Dove gli altri vedono stupidità, o menefreghismo, chi scrive scorge altro. Questa è la lezione che tanti “lettori” dimenticano, e dimostrano così di aver letto inutilmente. Amano il dissenso, per esempio, finché non se lo trovano davanti: allora odiano.
Ho deciso di riflettere, di vedere che cosa se ne poteva ricavare. In modo del tutto naturale è arrivata la voce di lui. I figli: una a San Pietroburgo, l’altro nelle isole Fær Øer. Se ne stanno a mangiare il gelato, lui vede il tipo della motoretta che va a spasso sull’Aurelia.
E poi?
Il tipo della motoretta si avvicina ai due protagonisti. E dopo qualche minuto inizia a raccontare una storia.

– La mia seconda moglie. Sapete come si dice? La prima è noia, la seconda è gioia. E lo è stata.

Come andrà a finire? Be’, questo non lo dico, ma posso svelare il titolo. L’ho trovato in una canzone tratta da un film inglese per la televisione, che credo non sia mai arrivato in Italia.
La musica è di sir Peter Maxwell Davies, scomparso di recente e sepolto, credo, nelle isole Orcadi dove negli anni Settanta aveva acquistato una casa. Fu composta quando sembrava imminente l’apertura di una miniera (di uranio, mi pare), a poche miglia dalla cittadina di Stromness, un borgo di pescatori che si trova nella parte meridionale delle Orcadi. Ecco perché si intitola “Farewell to Stromness”. Poi, il progetto si incagliò e venne abbandonato, per fortuna.
Ecco il link per vedere e ascoltare il brano in tutta la sua bellezza (be’, insomma: è preso da una cassetta Vhs, la qualità è quella che è). Le parole sono invece di Ray Connolly.

https://www.youtube.com/watch?v=MRYByCm1bas

Il titolo del racconto è “Per sempre giovani”.
Non c’è in questo racconto, come in buona parte del materiale frecceriano nulla di epico, oppure utile. Come sempre ero all’oscuro di come concluderlo, e per me questa è la condizione migliore per scrivere. Perché almeno mi garantisce una certa sorpresa.
Come ho già scritto in passato: se conosco il finale, pure il lettore (che di sicuro è più intelligente di me) impiegherà poco tempo a indivinarlo. Quindi lo annoierò esattamente come annoierò me stesso. Non intendo stupire o infilare colpi di scena (chi mi legge lo sa). Cerco solo di evitare soluzioni semplici. Cerco solo di applicare la lezione di Raymond Carver: lasciare il lettore “disturbato” o meglio: in una situazione di sospensione. Dopo, quando ne uscirà, toccherà a lui scegliere cosa fare.

La domanda delle 100 pistole

Ti è piaciuta la canzone?


 Entro la fine del 2016 arriverà il capitolo finale della Trilogia delle Erbacce. Scarica l’anteprima in PDF di Non hai mai capito niente, il primo capitolo!

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9 pensieri riguardo “Come ho trovato il titolo del secondo racconto

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