Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso, letteratura straniera

Trovare la propria voce: lo dice anche Bernard Malamud

bernard malamud

 

Tutti scrivono. (Ma perché lo fate? Mi togliete lo spazio vitale!)
E se per caso hanno scritto qualcosa, puoi scommettere quello che vuoi che dopo poco tempo si lanciano a produrre corsi, webinar su come confezionare il successo editoriale perfetto. E la gente che vuole scrivere li segue, si capisce. È ovvio: raccontano alle persone quello che le persone vogliono sentirsi raccontare. Che per scrivere una storia basta riprodurre una certa formuletta. Ma…
Quello che non dicono, perché è scomodo, è che chi scrive deve trovare la propria voce. Il resto è fuffa.

Formula? Quale formula?

Lo riscrivo: FUFFA.
E lo dice pure Bernard Malamud:

Deve essere l’autore, da solo, a trovare la sua voce.

Capito? Ma quali formule! Mi faccia il piacere! Però questa è una verità comoda come un cubetto di ghiaccio infilato giù per la schiena.
Innanzitutto è una ricerca che si compie da soli. E già, hai voglia a frequentare guru che ti spiegano come costruire l’incipit vincente. Loro non ti possono mica dire:

Guarda. Trova la tua voce. Da solo. Poi ne riparliamo.

E come ci si arriva a scovare la propria voce?
Finalmente una buona domanda!

In noi e grazie a noi

Bernard Malamud risponde che possono essere diversi elementi a concorrere. Per esempio l’accoglienza favorevole delle proprie opere. O certi cambiamenti nella propria vita. O ancora, grazie alla consapevolezza di percorrere una strada, di crescere, di migliorarsi…
Innanzitutto, non è qualcosa che accade; forse accade se si è fortunati. O se ci si lascia mettere in discussione dalla parola. Trovare qualcuno al quale piace la propria storia, il proprio modo di scrivere, è un segnale che si sta avanzando nella giusta direzione. Forse, o forse no: qualunque storia ha il suo pubblico, anche se brutta o molto brutta, non è vero?
Ma posso affermare, quasi a conclusione di quanto scriveva Malamud, che tutto accade in noi e grazie a noi.
Non credo, per esempio, ai film o ai libri che “cambiano la vita”. La vita cambia, se cambia, perché lo decidiamo noi. Perché a un certo punto si è verificata una crisi. E per un bizzarro concorso di circostanze, abbiamo permesso (abbiamo permesso: meglio riscriverlo) a quella crisi di risolversi, forse, in un certo modo.
C’è chi si butta sull’alcol, chi sui libri. E chi si butta sull’alcol non è detto che non abbia letto, prima. Ma ha fatto un’altra scelta (e spesso chi beve, scrive. Ma la scrittura non lo salva: si salva lui, da solo, se lo vuole).

E per finire…

Un altro aspetto importante. La propria voce si scova praticando due abitudini: leggere e scrivere. Ma prima leggere: tanto. Meglio ricordarselo.

La domanda delle 100 pistole

Come hai trovato la tua voce?


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16 pensieri riguardo “Trovare la propria voce: lo dice anche Bernard Malamud

  1. Mi piace pensare che trovare la propria voce non abbia un vero punto d’arrivo, ma che una volta varcata la prima soglia si vada sempre più in profondità. Penso di essere vicino. Sono partito dai miei romanzi preferiti, mi sono chiesto cosa mi piace in loro, se ci sono elementi comuni. Questi sono libri che mi hanno cambiato la vita, in senso piuttosto debole e non biografico, cioè che dopo letti mi sono entrati dietro gli occhi, sono diventati un filtro in più con cui mi rapporto alle cose. Il rischio è rimanere affascinati e riprodurre il bubbolio di ciascun autore invece che sintetizzare il proprio.

    1. Infatti. Si trova la propria voce e poi la si perfeziona sino alla fine dei propri giorni. Certo, occorre seppellire i propri eroi e miti, ma questo dopo un po’ diventa non solo necessario, ma bello. Perché si costruisce qualcosa che ci apparterrà e ci renderà riconoscibili.

  2. Tu hai ragione, si trova la propria voce attraverso la crisi. Io ho sempre scritto nei momenti di crisi, l’ultima volta ho toccato il fondo e ne è venuto fuori un romanzo, anche se la crisi era già superata e mi ero già salvata da sola…

    1. Ci vuole volontà, e questo vuol dire riconoscere che un certo modo di fare e di pensare, non sono più sufficienti. Ma non è semplice arrivare a questo genere di riconoscimento, o se ci si arriva spesso si decide per qualcosa di distruttivo.

  3. Leggendo e scrivendo, ovvio no?🙂
    In verità la voce è quella cosa che ti rimane da dire dopo che lo hanno fatto al meglio gli altri.
    Sai che anch’io sono convinta che non esista una lettura che cambi la vita?

  4. A me capita, quando leggo, di inciampare su frasi non scritte al meglio e di correggerle mentalmente, cambiando magari l’ordine di qualche parola o anche solo la posizione della punteggiatura. Sarà questa la mia voce?

    1. La voce di uno scrittore è quella che permette al lettore di sentirsi a casa, quando inizia a scorrere con lo sguardo le prime righe della storia. Ti permette di capire l’aroma, il gusto, della storia, il suo sapore.
      Secondo me!

  5. “raccontano alle persone quello che le persone vogliono sentirsi raccontare”
    Ma non sarà che anche questo Bernard Malamud sta raccontando quello che le persone vogliono sentirsi raccontare? ovvero che non devono preoccuparsi di seguire scuole di scrittura, corsi su un determinato genere letterario, master di perfezionamento, ma che basta “solo” leggere e scrivere tanto?😀
    Come ho trovato la mia voce? Dieci anni di coro parrocchiale, come contralto.😉

    1. Pure io alla fine credo che sia necessario soprattutto quello: leggere tanto e scrivere. Stop. Non dico che tutto il resto (i consigli di scrittura di Carver, King, eccetera), siano inutili, anzi.
      Spesso servono a capire la posta in gioco. E soprattutto a evitare certi sbagli.
      Io sono stonato, quindi non potevo sperare nel coro parrocchiale😉

  6. Oh sì, esistono i libri che cambiano la vita. Anzi no, perché sei sempre tu l’attore del cambiamento, non il libro. Però sì, perché il libro fa il suo, insieme a tante altre cose.
    Ma è più semplice. Il libro che leggi fa parte della vita, ed è la vita che cambia la vita.
    Chiaro no?

      1. Dipende da cosa intendiamo per cambiare. Per come la vedo io si cambia continuamente, ma è anche vero che rimaniamo sempre gli stessi.
        Mi piace dire, facendo un esempio, che con la vecchiaia non si cambia carattere, ma tutto si estremizza.

      2. C’è un nucleo duro che non cambia, resta sempre uguale, a meno che non si verifichi un fatto straordinario: ecco cosa intendevo.
        Poi c’è uno “strato” che si adatta, che ha una certa capacità di modificarsi, di adeguarsi, di migliorare. Ma è superficiale, diciamo che è quello che ci permette di muoverci in società senza creare troppi danni…

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