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Autoritratto del Raccontastorie da giovane – Parte Uno

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Nel caso ti domandassi chi diavolo è il Raccontastorie del titolo di questo post: ma mi pare chiaro! È il sottoscritto! A quale scopo tutto questo? Semplice: rafforzare il marchio del Raccontastorie con… delle storie (è quello che le persone vogliono, mica fuffa Seo!). E questo avranno: storie.
Durerà? Non durerà? Piacerà? Non piacerà?
Ehi! Ma chi ti credi di essere? Perché dovrei leggere questa roba?
E chi ti ha detto che “devi”?
E adesso andiamo a incominciare.

Primi passi del Raccontastorie (ma in tutt’altra direzione)

A me ha sempre lasciato sbalordito leggere certe autobiografie di autori che «sin dall’infanzia» sognavano di scrivere. Sin dall’infanzia. Già allora, costoro avevano in testa l’idea di diventare romanzieri. La gente è strana non solo da adulta, ma sin dall’infanzia.
Saranno i geni?
Saranno dei geni?
O una bizzarra malattia, un’inclinazione del carattere che li porta a comportarsi e a vivere tra i libri? Mah! Insomma: a mio parere un bambino deve giocare; o no? Che leggi a fare? Fuori c’è il sole, oppure la pioggia: ma il divertimento è fuori.
Comunque, questi strambi esseri, i romanzieri intendo, avevano ben chiaro che cosa combinare da grandi sin da quando giravano coi calzoncini corti, e costruivano la loro carriera a colpi di romanzi: russi, francesi, inglesi. (A quanto pare, è fondamentale questo genere di triade: non mi è mai capitato di leggere che qualcuno si è formato a colpi di romanzi portoghesi, svizzeri e ungheresi).
Io? Io niente del genere. Ma scherziamo?
Dietro la porta della cucina di casa mia, c’era uno scatolone zeppo di automobiline di ogni colore e foggia. Quelli erano i miei libri, oltre naturalmente a Topolino.
Altra lettura: Zagor e Tex.
Non ne ho mai comprato uno però; di Tex e Zagor intendo. Mio cugino, di Stella, ne era appassionato e li acquistava tutti, ogni mese. Prima mi affezionai a Zagor (per via di Chico, probabilmente); Tex mi lasciava indifferente. Poi lo rivalutai.
Nel fine settimana, d’estate, ma non solo, se si andava nella casa dei miei zii io sapevo cosa fare. C’era una credenza zeppa di vecchi numeri di Zagor e Tex, ed era davvero zeppa. I cassetti ne rigurgitavano. Trascorrevo buona parte dei pomeriggi a leggere quei fumetti.
Un giorno, con zii e cugino, andammo a vedere il cantiere che stava allargando la strada che conduceva alla frazione di Stella San Martino.
Ah, a quanto pare il riferimento a sepolcri, tombe e morte ha un certo fascino; insomma sembra che chi scrive se ha questa morbosa predisposizione all’oltretomba, viene preso più sul serio, è davvero uno scrittore. Io anche se sono solo un raccontastorie non posso certo esimermi, e provo a giocarmi questa carta. Ecco il motivo di questa digressione; e qui proclamo che il cimitero di Stella San Martino è proprio bello. Domina non solo il paese, ma la vallata, e immagino che ci starei proprio bene. La strada per raggiungerlo è asfaltata, un po’ impervia e stretta, e basta poco per intasare tutto. Ma che importa? Fine della digressione.
All’opera in quel cantiere vidi camion, escavatori che sbancavano la collina, che spostavano terra e macigni; e in pochi secondi capii tutto. Be’, non proprio tutto ma, come dicono quelli bravi: vidi il mio futuro. Che cosa avrei fatto da grande. Avevo, credo, sette, otto anni, di sicuro meno di dieci.
Avrei guidato escavatori.
Come ripiego, avrei potuto accettare di fare l’autista di camion.


Già 4 recensioni per “La follia del mondo”: e in un solo mese di pubblicazione! Leggi cosa ne dicono i lettori: clicca qui.
In realtà sono 5: anche su Goodreads.

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Autore:

Raccontastorie

9 pensieri riguardo “Autoritratto del Raccontastorie da giovane – Parte Uno

  1. Zagor no ma Tex sì. Quelli li leggevo tutti. Avevo una collezione completa dal numero 1 al 400 poi complice un trasloco li ho regalati.
    Comincio con l’autobiografia? Nessuno si degna di scrivere la tua storia romanzata da tramandare ai posteri?

    Mi piace

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