Pubblicato in: editore di se stesso

Scrittori liguri: intervista a Massimiliano Riccardi

romanzo joshua copertina

 

Un po’ di tempo fa mi sono chiesto se avesse senso provare a fare delle interviste ad alcuni scrittori e scrittrici liguri che si autopubblicano. La risposta è «Sì», ma a me stava a cuore mostrare che cosa si nasconde dietro quella cosa erroneamente chiamata «autopubblicazione» e che invece è bene chiamare «autoeditoria». Ebbene. Ci sono persone che hanno della scrittura un amore artigianale e anche se qualche barone dell’editoria sghignazzerà, sono pronto a scommettere che saranno queste persone a dare nuova linfa alla narrativa italiana. E adesso passiamo all’intervista. Il primo scrittore rigorosamente ligure che ho intervistato è…

Massimiliano Riccardi. Di seguito l’intervista.

 

Chi o che cosa ti ha fatto venire voglia di scrivere? Perché non ti sei limitato a leggere?

Voglio essere sincero: la voglia di lasciare traccia di me stesso. Dietro la facciata c’è sempre un ego prepotente che spinge. Mai ammesse cose del genere, ma tra liguri ci capiamo.

Hai scritto un romanzo, «Joshua», che ha avuto delle ottime recensioni. Da dove arriva questa storia?

Arriva da vicende personali, ogni cosa è vissuta, accaduta a persone che conosco, raccontate da persone conosciute in ambiente carcerario (dove ho lavorato per circa un anno), in Pronto soccorso. Ho solo sparpagliato i dettagli dei fatti raccolti e ho elaborato un college. 

Sei genovese, e dimostri un amore genuino per la tua città. Ma «Joshua» non è ambientato a Genova. Cosa ti ha spinto a spostare nella provincia americana l’ambientazione del tuo romanzo?

Ho decontestualizzato per ovvi motivi di riservatezza. Subito dopo ho scoperto il piacere della ricerca e il desiderio di descrivere un ambiente improbabile. Come direbbe un fine dicitore: “Ho messo le palle sul ceppo”. In buona sostanza ho voluto sfidare me stesso correndo il rischio di apparire come uno che scimmiotta i narratori d’oltreoceano.

Chi è la prima persona che legge quello che scrivi?

Mia moglie. Sempre.

Georges Simenon temperava tutte le sue matite, prima di iniziare a scrivere, e sottoponeva moglie e figli a un controllo medico per evitare che si ammalassero mentre era al lavoro su Maigret. E tu? Come avviene il tuo processo di scrittura?

Morirò di scrittura. Prima di iniziare a scrivere ingurgito litri di caffeina e fumo l’impossibile. A dire il vero, ciò avviene prima, durante e dopo.

Molti affermano che si debba creare una sorta di «lettore ideale», e scrivere avendo in testa proprio lui. Ma che idea hai dei tuoi lettori?

Sai che non ci ho mai pensato? Adoro raccontare storie. Non scriverò mai un capolavoro della letteratura che il mondo aspetta. Mi accontento di intrattenere le persone con cose che amo scrivere. – Il suo piacere è la mia gioia Monsieur.

Quanto di quello che scrivi finisce con l’essere scartato?

Alle volte tutto. È capitato di ricominciare da capo.
Più generalmente scrivo di getto. Questa è la mia dannazione, sono impreciso, distratto, disordinato.

Secondo alcuni critici, la stagione d’oro del romanzo è finita da tempo. La narrazione ormai è affidata a cinema e serie televisive. Tu hai scritto un romanzo: ha ancora senso farlo?

Assolutamente sì. I romanzi sono gli ultimo brandelli di verità. È nella finzione, nella narrazione, che si celano le domande e le risposte fondamentali.

Parlaci delle influenze letterarie che hai avuto, degli scrittori che ami.

Saltiamo i classici mostri sacri della letteratura altrimenti diventa uno sfoggio di referenze. Amo Joyce, Steinbeck, Conrad, Borges, Henry Miller, Calvino, Rodari, Mario Rigoni Stern, Pasolini, Sciascia, Cassola, Follett, Marguerite Yourcenar. Questi sono alcuni che rileggo più volentieri, perché legati alla mia giovinezza, ma ce ne sono tantissimi altri che ho amato e amo “una botta e via”, è pur sempre amore, giusto?

Bob Dylan una volta ha detto che c’è sempre un disco in cantiere. E tu in cantiere che cosa hai?

Se la buona sorte mi assiste dovrebbe uscire a breve un thriller, al momento sto lavorando su un romanzo ad ambientazione storica, contemporaneamente una storia criminale tutta italiana.

Ti ringrazio per la possibilità di essere tuo ospite.
Se mi consenti, vorrei essere io a porti una domanda: quando ti prenderai un po’ di riposo dalla difficilissima arte del racconto e ti rilasserai scrivendo un bel romanzo?

Incredibile: l’ospite fa una domanda a me! Ma l’ospite è sacro, persino tra i liguri (non ci avreste mai scommesso vero? Ma da un po’ di tempo non li divoriamo più), e quindi risponderò.
Ci sto lavorando e se ci riuscirò, si vedrà qualcosa verso… dicembre 2018. Esatto, il celeberrimo #progettoIOTA!


Chi è Massimiliano Riccardi?

scrittore genovese massimiliano riccardi

Massimiliano Riccardi è nato nel 1968 a Genova. Svolge diversi lavori sino al 1995, poi viaggia, accumulando esperienze tra le più varie e diversificate. Successivamente inizia la sua attività di infermiere, prevalentemente in reparti di “area critica” come il pronto soccorso, l’unità coronarica, la neurochirurgia.

È da sempre lettore compulsivo. Predilige la saggistica legata alla storia. Ama il romanzo noir ma spesso devia verso il fronte della letteratura underground. Appassionato di cinema, colleziona film. Amore sviscerato per il cinema noir anni ’50 e per le riduzioni cinematografiche delle opere di Tennessee Williams. Colleziona fumetti.

Ha un sito (Massimiliano Riccardi) e un blog (Infinitesimale). Ha scritto il romanzo “Joshua” pubblicato dalla casa editrice Cinquemarzo.

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Autore:

Raccontastorie

51 pensieri riguardo “Scrittori liguri: intervista a Massimiliano Riccardi

  1. Non solo dopo l’intervista mi pare di conoscere meglio l’autore, ma ho anche deciso finalmente di acquistare il libro. Lo aspetto per domani è il terzo in lista da leggere. Mantengo sempre le promesse!

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    1. Grazie Ariano, sei troppo gentile con me. Più che grande sono alto, uno spilungone di 1,95 (leggermente sovrappeso, leggermente neh 😀 )

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  2. Evviva i liguri a questo punto!
    Joshua è un gran bel libro. Si legge d’un fiato, coinvolge e no è mai troppo oltre le righe nonostante ll’argomento trattato. Diciamo che proprio un argomento simile e difficile è trattato in maniera elegante.
    Ciao ragazzuoli!!!

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      1. In tempi non sospetti ho detto quello che penso in merito alla tua scrittura. Manca solo un dettaglio pubblico, ma arriva.

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  3. Mi è piaciuta molto questa intervista, l’ho trovata diversa dalle solite. Le domande con il marchio “Marco Freccero”, puntuali, dirette, professionali.
    E tu, Max, sei un mito: ti vedo avvolto nella tua nuvola di fumo e ubriaco di caffè mentre fai un casino con i pensieri che ti vengono di getto. Venissero a me pagine così riuscite!
    Bravi entrambi! 🙂

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    1. Grazie Mari. In effetti la cosa che mi caratterizza è proprio il casino, il caffè poi per un infermiere che si schioppa notti di 12 ore…. irrinunciabile. Ora ti dico una cosa che non c’entra nulla, tanto sai che me ne frego di darmi un tono: ovviamente non sono arrivato, scrivere un romanzo thriller, pubblicare post “di pancia”, alle volte scherzosi e cialtroni, oppure intimisti, è una buona scuola, dove i maestri sono le persone come te, con la bacchetta in mano ma senza mai usarla per far male. Io ringrazio gli amici, gli amici blogger, anche quelli con cui mi sono scontrato.Da tutti ho ricevuto più di quello che ho dato.

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