Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Che cos’è l’autopubblicazione?

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Insomma: Che cos’è l’autopubblicazione? Si tratta forse di una domanda banale? E perché me la faccio?
A causa della notizia pubblicata sul sito «Il Libraio» dell’arrivo di SEM Publishing. Di che cosa si tratta? Non lo spiegherò perché a mio parere basta andare a leggere l’articolo, così non ci sbagliamo. Io non perdo tempo a fare il riassunto, col rischio di perdermi qualcosa. E tu vai diretto alla fonte (bisognerebbe sempre andare alla fonte, per evitare errori e malintesi, e questo vale per tutto), così capisci.
Quindi? Quindi clicca qui, vai, leggi, e poi ritorna.

Il self-publishing è un’altra cosa

Ma sei già di ritorno? A scuola ti chiamavano «Saetta»?
Allora, possiamo prenderla alla lontana, ma io preferisco venire subito al sodo. Che c’azzecca il self-publishing con questa iniziativa?
Zero.
Ripeti con me: Zero. Ecco. Siccome io sono un po’ del ramo (sono autoeditore, ricordi?) mi domando il perché e il percome. Voglio dire: il self-publishing è un’altra faccenda. Qui al massimo siamo alle prese con un nuovo sistema di selezione di talenti letterari. Punto. Che è la cosa che Carla Monticelli, una delle massime autorità in Italia nel campo dell’autoeditoria, ha sottolineato in un commento su Facebook (che però mi sono perso, però c’era e quindi: fidatevi).
Faceva impressione dirlo? Evidentemente sì. Ci saranno state delle riunioni durante le quali qualcuno avrà detto:

«Sentite. C’è questa roba del self-publishing che va proprio di moda: come possiamo cavalcare l’onda?»

Dopo un bel po’ di riflessioni, incontri, schemi e diagrammi, presentazioni in PowerPoint, è stato elaborato questo progetto con il Publishing nel titolo. E poi? E poi il sito con un concorso mensile con i 5 più votati dal pubblico (Già mi immagino cosa accadrà su Facebook e altrove:

«Ragazzi!!!!! :)))))) ;)))))))))) Devo kiedervi una cosa!!!!!!! Andate su questo sito che tra l’altro è bellissssimissimo e votatemi!!!!!!!! :)))))))))) ;))))))))))))))».)

I 5 più votati saranno visionati da alcuni editor che ne sceglieranno 1 ogni 30 giorni. Niente pubblicazione ancora, ma l’autore lavorerà con l’aiuto della casa editrice a migliorare il testo. Infine, il libro sarà pubblicato, ma solo grazie al POD o Print On Demand (pure qui ho una VISIONE:

«Ragazzi!!!!!!! ;)))))) :)))))) Ho una grande notizia!!!!!!!! Il mio libro è pronto!!!!!!!!! ;))))))) Dovete comprarlo così lo riceverete a casa!!!!! Non è komodissimo?????? Mi raccomando!!!!! ;)))))))) :))))))»).

Sono certo che avrà un grande successo: avere la possibilità di lavorare con al fianco uno o più editor… Be’, è un bel lavorare. Ma torno a domandare e scusate la ripetitività: cosa c’entra il self-publishing in tutto questo?
Zero.
Col termine self-publishing ci si riferisce a una persona che scrive, cura, e pubblicizza la sua opera. Non solo pubblica, perché quello non prende troppo tempo e non ci vuole molto, giusto? In realtà sarebbe opportuno parlare di autoeditore, così ci capiamo al volo. Proprio perché il clic sul tasto «Pubblica» non risolve nulla, ma di fatto lascia tutto esattamente com’era, occorre modificare il proprio lessico e parlare di «Autoeditoria».

«Tu sei invidioso! Parli così perché sei troppo scarso e sai che non ti sceglieranno mai!»

Non mi sceglieranno mai perché non parteciperò. Come ho già detto io non spedisco più nulla a nessun editore. Faccio la mia strada, e stop. Ribadisco: avrà successo, ne sono certo.
Ma non c’entra un accidente col self publishing.

Il celeberrimo filtro…

Semmai dimostra che certe case editrici provano non a capire, ma a cavalcare, o a farsi amico, questo fenomeno. Disordinato, magari pieno di buone idee ma confuse… E allora mettono in piedi questa, e altre iniziative simili.
Per poter avere il filtro. Tuttavia in questo caso (e lo riscrivo: in questo caso) chi fa il filtro?
Il pubblico! Ma guarda chi si rivede!
Se la mia Trilogia delle Erbacce avesse un successo di discreta entità so già che un sacco di persone direbbe:

«Eh! Ma sono tutti suoi amici! Manca il filtro della casa editrice, cosa vuoi che ci sia in quelle pagine? Sono capace anche io!»

Qui abbiamo un gruppo editoriale che delega il filtro al voto popolare (lo senti il brivido lungo la schiena? È inutile che controlli il termosifone: è acceso. Proviene da ben altro…), e poi si mette al lavoro.
Auguri a tutti.

La domanda delle 100 pistole

Ma tu sai cos’è la Trilogia delle Erbacce? No? Leggi di che si tratta nell’apposita pagina di questo blog.


Già 4 5 recensioni per “La follia del mondo”: in due mesi di pubblicazione. Leggi cosa ne dicono i lettori: clicca qui.

In realtà sono 6: anche su Goodreads.

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Autore:

Raccontastorie

13 pensieri riguardo “Che cos’è l’autopubblicazione?

  1. Iniziativa tra l’altro perpetrata già da Mondazzoli sempre con la parola self-publishing per dentro e sempre con più o meno la stessa modalità del lettore votante, con l’aggravante però che ci si veniva pubblicati solo su Kobo Italia… come se poi esistesse una casa editrice che si chiama Kobo Italia e come se avesse senso essere pubblicati solo su uno store, perché se non è così quel regolamento è abbastanza ingarbugliato. Insomma la bolla dell’editoria è proprio scoppiata.

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  2. Sono andata al link, ho letto di questo SEM e ho pensato: Che c’azzecca il self-publishing???
    Poi torno qui e leggo: Che c’azzecca il self-publishing? 😀
    Niente. Però piazzeranno un sacco di azioni, vedrai.

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  3. Pessima cosa quest’iniziativa, che contribuisce a creare confusione su cosa sia il vero self publishing. C’è già un sacco di gente che non ci capisce nulla. Però la tua imitazione del popolo di Facebook mi ha fatto morire dal ridere! 😀

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  4. letto l’articolo – il libraio è arrivato oggi per posta – e ho sghignazzato. Una specie di crownfounding mascherato dalla scelta del popolo votante. Qui avrei i miei dubbi. Come si certificano chi ha votato? E chi? Ma forse ho distorsioni mentali al riguardo. Poi come si giudica un’opera non ancora edita? Così per empatia o simpatia? Mi sembra una trovata pubblicitaria per promuovere il catalogo.
    ormai non sanno più come contrabbandare il termine self-publishing, che viene declinato con sigle di fantasia.

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    1. Bisogna cavalcare l’onda, farsi venire un’idea geniale, giocare con i termini che vanno di moda, confezionare qualcosa di elegante e “innovativo”.
      Pur di evitare di svolgere il proprio mestiere di editore ci si inventa un po’ di tutto 😉

      Liked by 1 persona

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