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Autoritratto del Raccontastorie da giovane – Parte Quinta

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Sempre curiosi di sapere qualcosa di più del Raccontastorie (vale a dire del sottoscritto)? Bene, allora non vi resta che leggere pure questa parte. Coraggio! Prima o poi finirà, ma credo che ci siano ancora un po’ di puntate prima di chiudere!

Mi pare di aver già accennato alle mie esperienze scolastiche; non ho nulla di importante da dire o svelare.

Alle medie non andavo per nulla bene. La professoressa di matematica, in prima, era intenzionata a bocciarmi. Non so perché cambiò idea, ma ho una teoria in proposito, che però preferisco tenere per me. Niente di scabroso o illegale: ma immagino che “qualcuno” sia intervenuto pesantemente in mia favore. Senza però, e ci tengo a ribadirlo, commettere illeciti o uscire dal solco della legge.
All’esame di terza media passai perché, non avendomi bocciato in prima, probabilmente i miei professori pensarono che sarebbe stato un errore ridicolo. Sbagliare (vale a dire: non avermi bocciato in prima), sta bene, ci può stare; ma essere ridicoli, no grazie.

Non studiavo. Non mi piaceva.
La mia vita procedeva in modo piuttosto regolare: ginnastica (tre volte alla settimana), e campagna nel fine settimana. Fine. La scuola era una seccatura, un’interferenza che bisognava terminare il prima possibile.

Invece, saltò fuori che avevo una buona predisposizione per il disegno. Lo so che «saltò fuori» non è un bel modo di scrivere.

«Ma che razza di raccontastorie sei? Parli in modo tanto banale!»

Me ne rendo conto, però non saprei come descrivere la sorpresa che mi colse. Non pensavo certo di avere un talento per qualcosa, né sapevo che cosa fosse un talento. E poi, per farci cosa?
Ma ecco: a volte, non sempre in realtà, la mano acquisiva una sua forza e consapevolezza, una sua intelligenza, e riuscivo a consegnare dei lavori pregevoli. Davvero pregevoli. Non ho più nulla sottomano, quindi dovrete credermi sulla parola. Erano belli. Ma non tutti, solo alcuni.

Ricordo un paio di disegni. Uno era di un supereroe ricalcato su quelli giapponesi, in voga in quegli anni. Lasciò sbalorditi un bel po’ di miei compagni di classe.

L’altro raffigurava un paesaggio sottomarino, con un galeone adagiato sul fondo; ma probabilmente ce ne furono altri, solo che non mi ricordo. Di certo la professoressa di disegno, mi consigliò di iscrivermi al liceo artistico. Dovevo coltivare quel dono. Era una donna minuta, bravissima, appassionata come solo pochi insegnanti sanno essere; mentre noi eravamo una classe tutta al maschile. Fu, credo, per colpa nostra se si ammalò: non riusciva a tenerci a bada.

Ma gi altri insegnanti erano di avviso diverso, riguardo il sottoscritto.
Al termine del ciclo scolastico obbligatorio, si consegnava allora un attestato finale, che comprendeva un semplice consiglio su quale indirizzo scolastico scegliere, dopo le medie. Per il sottoscritto, il consiglio era di rivolgermi a un istituto professionale, in modo da imparare un mestiere. Visto che la testa la usavo poco, era meglio imparare qualcosa che insegnasse alle mani un mestiere. E avevano ragione, sia chiaro. Non sono mai stato il genio incompreso, vittima di un complotto e di forze oscure e contrarie. Non studiavo, e lo feci un po’ proprio per prendere il diploma di terza media. Insomma: gli insegnanti mi avevano capito benissimo. E la mia inclinazione al disegno, ai loro occhi, non era sufficiente a indirizzarmi verso un liceo.

Ma io ormai avevo le idee chiare, anzi chiarissime.

Mi iscrissi al Liceo Classico «Gabriello Chiabrera» di Savona.


Già 4 5 recensioni per “La follia del mondo”: in due mesi dalla pubblicazione. Leggi cosa ne dicono i lettori: clicca qui.

In realtà sono 6: anche su Goodreads.

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Autore:

Raccontastorie

7 pensieri riguardo “Autoritratto del Raccontastorie da giovane – Parte Quinta

  1. mi è piaciuta l’iscrizione al liceo classico. ottima mossa per dimostrare agli incompetenti – parlo ovviamente dei tuoi professori, che non hanno capito nulla – che il loro suggerimento era farlocco.
    alla fine sei riuscito lo stesso a emergere.

  2. Le scuole medie sono scuole di transizione (sarà per questo che si chiamano medie?) anch’io alle medie andavo bene ma non brillavo particolarmente perché studiavo proprio il minimo indispensabile, poi alle superiori ho avuto un guizzo verso l’alto, forse perché ho scoperto interessi nuovi.

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