Pubblicato in: costruire un brand, editore di se stesso

Perché nei racconti di Marco Freccero non ci si svaga mai?

copertina racconti Non hai mai capito niente

 

Credo che uno dei miei racconti più riusciti, all’interno di “Non hai mai capito niente”, sia quello intitolato “La gioia che ci hanno tolto”. Lo so che tu pensi che me la canto e me la suono: e sia pure. Me la canto e me la suono, anche se sono stonato; però non è di questo che voglia parlare, ma…

Con Marco Freccero non ci si svaga. Mai

Se acquisti una delle mie raccolte di racconti, sai che cosa ti aspetta; se non lo sai, adesso te lo dico.
Diciamo che se la tua idea di narrativa è puro svago, sempre e comunque, allora devi stare ben distante dalle mie opere, perché ti garantisco che lo svago, da queste parti, non esiste proprio. È il mio marchio di fabbrica, e non ho intenzione di cambiare: e perché dovrei farlo? Mi piace scrivere in quella maniera, parlare in quel modo: fine. Detto questo, passiamo al nocciolo della questione.
Sotto certi aspetti è la solita storia di marito e moglie non sull’orlo del disastro, ma già dentro. Hanno perso il lavoro (lui lo ha perso), si sono inventati un altro lavoro (sgombero di soffitte, cantine, eccetera), ma è stato un andar sempre peggio.
Cosa lo rende interessante? Perché il buon Henry James diceva che quello che si deve chiedere a un’opera è di essere almeno interessante.

Nessuna ribellione

Il punto, credo, è che la storia è interessante. È solo uno spicchio, praticamente 24 ore (non tutte le 24 ore, ovviamente, ma si svolge in quell’arco temporale), nelle quali la protagonista racconta la catastrofe che li sta stritolando. E non se ne vede la fine, anzi.
Il più grave peccato di questa storia, e in genere di queste mie storie, è che non c’è riscatto. Intendo dire: non è che si organizzano, protestano, suonano i tamburi nelle piazze, si ribellano.
Prima di tutto, perché non mi interessa, e poi perché probabilmente non ne sarei capace. Ma soprattutto perché non mi interessa.

Sei un essere abietto! Invece di lottare contro il sistema, te ne stai lì a guardarti l’ombelico!

Be’, non è proprio così, in realtà. Ma spiegarlo in un post non si può. In due? Nemmeno. In tre? Neppure.
E allora? L’unico modo che ho per rispondere a queste “accuse”, è di continuare a scrivere storie. Alla fine chi avrà pazienza, capirà. Chi non ce l’avrà, non me ne importa.
Ma sono pronto a scommettere che chi parla in quella maniera lì, sono quelle persone che danno lezioni al mondo, perché “esse” sono prive di pregiudizi, leggono tanto e viaggiano tanto perché il viaggio apre la mente.
Auguri. Prevedo per costoro tempi durissimi.

La domanda delle 100 pistole

Confessa! Quanti autori autopubblicati hai letto nell’ultimo anno?


“Non hai mai capito niente” è il primo capitolo della Trilogia delle Erbacce: leggi le recensioni su Amazon, clicca qui.

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Autore:

Raccontastorie

10 pensieri riguardo “Perché nei racconti di Marco Freccero non ci si svaga mai?

  1. Tu sarai il primo e probabilmente l’unico, perché il poco tempo libero a disposizione preferisco riservarlo al recupero di autori del passato, in particolare del Novecento. Sono poco attratta dalla narrativa contemporanea, a parte qualche eccezione. Ancora meno attratta da autori emergenti o che si auto-pubblicano, ma tu sei simpatico (nel tuo modo di promuoverti, di interagire con gli altri, a differenza di altri pseudo-scrittori che se la tirano) e da quello che ho letto sulle tue pagine scrivi piuttosto bene 😉

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  2. Devo contraddirti. Le tue storie rappresentano uno svago, certo per menti che vogliono uscire fuori dalla routine fatta di verità prezzolate, di cornici bucoliche e buoniste. Io mi sono svagato 😉 Per rispondere alla tua domanda, ho letto almeno 5 autori auto pubblicati nell’anno appena trascorso.

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      1. Le tue sono belle storie. C’è poco da dire. Lo svago, come il divertimento non hanno necessariamente un significato di superficialità, questo intendo dire. Posso svagarmi, uscire dal pressante carico dei triboli quotidiani, leggendo storie belle e intelligenti, pesanti come tematica ma che, finalmente, non sono le mie.

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  3. Forse non ci si svaga, però si provano emozioni forti e questo è un aspetto della lettura da non sottovalutare. Ormai quando leggo i tuoi racconti io mi preparo al peggio :D.
    Ricordo in particolare “Il lupo cattivo”: a un certo punto ho intuito dove volevi andare a parare e continuavo a ripetermi “no, no, speriamo che non sia così”. Se non è coinvolgimento questo… Non si può leggere solo per svagarsi, insomma.

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