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La scrittura a 4 mani e il colore dei capelli

copertina l'ultimo giro di valzer

 

Sono tante le sfide e i problemi che si devono affrontare quando per esempio si scrive un romanzo a 4 mani. Ma alcune pratiche sono necessarie più che mai, e devono essere per forza di cose applicate. Per esempio: le schede dei personaggi.

Il colore

Esatto: all’inizio della nostra avventura a 4 mani, abbiamo creato delle schede per ciascuno dei protagonisti. E per me è stato un lavoro decisamente inedito. Perché per i miei racconti non ho mai fatto niente del genere. Zero schede, zero tracce; parto con il titolo, con un’immagine e vedo dove andremo a finire. È sbagliato? Non so; a me non pare affatto, ma sono certo che a un sacco di persone questo mio metodo di lavoro non piacerà per nulla. Pazienza.

Ma adesso torniamo all’argomento di questo post: il colore dei capelli dei personaggi. Perché immagino che il lettore potrebbe chiedersi:

«Ma se uno scrive che Caio ha i capelli neri, mentre Sempronio li preferisce rossi, che si fa?»

A noi non è successo niente del genere. Non abbiamo mai litigato sull’aspetto fisico dei personaggi, e nemmeno su cosa vestivano e perché e neppure sul modello di automobile.
E credo che tutto questo accada per un motivo molto semplice: non abbiamo improvvisato la nostra collaborazione. Ci sentivamo e ci conoscevamo già da un pezzo, e quando è venuto il momento di partire, non abbiamo avuto questo genere di problemi. Forse rischio di apparire monotono: ma scrivere a 4 mani è più dura che scrivere da soli. Occorre essere determinati e conoscere l’altro. Sentirsi al telefono. Non è possibile delegare alle mail o alle emoticon.
Quando si scrive un romanzo a 4 mani è evidente anche alle pietre che l’idea parte da uno dei due. Costui, in linea di massima, conosce i protagonisti, forse sa già parecchio sul loro aspetto esteriore.
Non credo affatto che si tratti di aspetti secondari; ma scatenare una guerra sul colore dei capelli, quando in ballo c’è una bella storia, mi pare una follia. Perché quello che a entrambi stava a cuore era lo volontà di scrivere una storia coi fiocchi, e onesta. Quello era il punto da non perdere mai di vista.
Se si tiene fermo questo punto; se ci si rende conto della qualità della storia, a quel punto si lavora al meglio per far sì che sia una buona storia. A noi due interessava gettare la luce sui personaggi, sul fatto che all’improvviso scoprivano, a proposito della persona con la quale vivevano, un aspetto inedito. Sorprendente e sconvolgente. Da questa specie di rivelazione, nascevano delle reazioni. Questo era il punto da tenere bene in vista, e da non mollare mai.
Il resto? Il resto era importante, ma non essenziale, semmai funzionale al tipo di storia che stavamo scrivendo.

La costruzione di un romanzo

La costruzione di un romanzo richiede pazienza e tempo, e permette a due autori di sbizzarrirsi; non manca lo spazio dove ciascuno può inserire qualcosa di personale. Non significa che puoi allungare il brodo, dilungarti, perché hai ceduto sul colore dei capelli e allora in cambio il tuo collega…
No.
Ne parlerò ancora, ma per adesso ricorda questo: il cuore della storia al centro di tutto. Costruire un romanzo significa infatti individuare dell’ottima materia (e su questo entrambi non avevamo dubbi), e lavorare solo per renderla migliore, al meglio delle nostre possibilità. E l’idea base del nostro romanzo a me pareva dannatamente buona.

La domanda delle 100 pistole

Come decidi dell’aspetto fisico dei tuoi personaggi?


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Autore:

Raccontastorie

17 pensieri riguardo “La scrittura a 4 mani e il colore dei capelli

  1. In genere non mi concentro troppo sulla descrizione fisica. Mi appunto la cosa appena descrivo il personaggio. Se la prima volta dico che ha gli occhi verdi, poi me lo segno dentro la sua scheda. Alcuni personaggi non hanno nemmeno una descrizione, non so se sia una cosa buona o meno. Non saprei.

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  2. Di solito non lo decido a priori, a meno che abbia un’importanza fondamentale per la storia. Lascio che l’aspetto si palesi man mano che scrivo. Un po’ come quando guardi un bambino e non sai come diventerà da grande.
    Ps. Finito di leggere. Molto bello. Presto arriverà la recensione. 🙂

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  3. Ebbi tempo fa una discussione con Daniele di Penna Blu in merito alla caratterizzazione dei personaggi. Sostenevo che nella mia testa ciascuno di loro ne avesse uno dominante. Aiuta a riconoscerli e a caratterizzarli, per me fa parte della psicologia del personaggio. In genere, per rispondere alla tua domanda, è il personaggio che sceglie come essere, quando ti appare nella testolina, si manifesta. La mia protagonista si è scelta persino il nome 😉. Io capisco la tua partner di scrittura, di sicuro avrei tenuto duro fino alla morte per difendere il colore di capelli. Curiosità : il colore finale è il tuo o il suo? 😀

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  4. Io non decido niente, appaiono così. Qualcuno si palese pure in sogno. Sospetto in realtà di scrivere a quattro mani col mio diavolo custode (l’angelo vorrai dire! no,no, il mio è diavolo di sicuro… gli scherzi che non mi tira!!) e chi la spunta? Lui, ovviamente, e io manco lo so! 😀

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